La Marina francese ha intercettato nell’Atlantico la petroliera Tagor, già sottoposta a sanzioni e sospettata di operare con documenti di bandiera irregolari. L’operazione, condotta con il sostegno del Regno Unito, conferma il cambio di passo europeo contro la flotta ombra usata da Mosca
Ieri mattina la Marina francese ha abbordato nell’Atlantico la petroliera Tagor, una nave partita da Murmansk e già sottoposta a sanzioni internazionali. A darne notizia è stato Emmanuel Macron, spiegando che l’operazione è stata condotta in alto mare, con il sostegno del Regno Unito e di altri partner, nel rispetto del diritto del mare.
Secondo Reuters, l’intervento sarebbe avvenuto a oltre quattrocento miglia nautiche dalla punta della Bretagna. L’obiettivo era verificare la nazionalità della nave, sospettata di navigare sotto falsa bandiera e, dopo il controllo a bordo, l’esame dei documenti avrebbe confermato irregolarità nella bandiera esibita. Di conseguenza, su richiesta della procura, la petroliera è stata dirottata per ulteriori accertamenti.
Il nome della Tagor non rappresenta una novità per i dossier occidentali. Il 24 febbraio scorso Londra lo aveva inserito nella lista delle navi sanzionate nell’ambito delle misure contro la Russia, indicandolo tra le unità coinvolte nel trasporto di petrolio russo verso Paesi terzi. In precedenza anche Washington aveva segnalato il suo inserimento in una rete più ampia di naviglio legata a strutture opache di proprietà e gestione.
Le flotte ombra
Dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, Mosca ha progressivamente costruito una rete di petroliere anziane, spesso registrate attraverso società schermate, bandiere di comodo o registrazioni non verificabili, per mantenere in movimento il greggio russo, ridurre l’impatto delle sanzioni europee, statunitensi e del G7 e preservare una quota rilevante delle entrate energetiche necessarie allo sforzo bellico.
Le navi della cosiddetta shadow fleet cambiano spesso nome, bandiera, assicurazione e società di gestione. In alcuni casi navigano con coperture assicurative difficili da verificare o senza garanzie riconosciute dagli standard occidentali. È un sistema pensato per rendere più complicata l’attribuzione delle responsabilità, ma anche per alzare il costo politico e operativo di ogni intervento.
Parigi, negli ultimi mesi, ha adottato una postura più assertiva. Prima della Tagor erano già finiti nel mirino delle autorità francesi altri casi riconducibili alla stessa galassia, come la Boracay, fermata al largo della costa atlantica francese; la Deyna, abbordata a marzo nel Mediterraneo occidentale mentre batteva bandiera mozambicana; e l’Ethera, controllata nel Mare del Nord in un’operazione a sostegno del Belgio.
















