Nella sua Enciclica Magnifica Humanitas il pontefice suggerisce una visione diversa rispetto a quella dell’amministrazione di Donald Trump. Bisogna creare un ponte con la gente, affrontare le loro preoccupazioni pratiche sui rischi della tecnologia dando una nuova centralità all’uomo. L’analisi del Center for Strategic and International Studies
L’uomo, prima ancora dei robot. Sta tutta qui la rivoluzione annunciata da Papa Leone XIV nella sua Enciclica Magnifica Humanitas. Un documento che è già diventato una pietra miliare per la dottrina della Chiesa, tanto quanto quello pubblicato da Papa Leone XIII in piena rivoluzione industriale. Il concetto sottolineato da Prevost pone la politica di fronte a un fatto lampante: la tecnologia non è solamente un problema del futuro, ma una questione già esplosa oggi. A cui i cittadini chiedono risposte per sopravvivere. Al contrario, le istituzioni sembrano concentrate più sulla fine del mondo che non sulla soluzioni delle crisi del presente. Un aspetto che vale ancor di più per gli Stati Uniti, leader del settore. Gli investimenti ricercati sono finalizzati alla vittoria finale, molto meno a trovare soluzioni a breve termine. Il pontefice, insomma, propone un prospettiva contrapposta a quella dell’amministrazione di Donald Trump.
La questione viene approfondita in un report del Center for Strategic and International Studies (Csis). Gli analisti sottolineano un punto che le istituzioni statunitensi dovrebbero prendere in considerazione: parlare con la gente e accogliere le loro preoccupazioni. Piuttosto che spostare troppo in là l’asticella temporale, è necessario instaurare un discorso pratico per far comprendere ai cittadini in che modo l’intelligenza artificiale impatterà sulle loro abitudini. E quindi sulla loro vita. La fantascienza si sta scoprendo più realistica di quanto potessimo pensare. Ma questo non vuol dire che bisogna dimenticarsi delle questioni più impellenti. A una persona interessa sapere in che modo cambierà il mondo nei prossimi decenni, ma ancor di più le questioni concrete che possono maturare in un arco di tempo più ristretto.
Ecco perché il Papa parla di “cultura del potere” che degrada la dignità umana svilendo l’uomo di fronte alle macchine. Ed ecco il motivo per cui pone l’attenzione sulla concentrazione di ricchezza nelle mani di poche persone, in grado di determinare la vita di molte altre. “È essenziale che l’uso dell’IA, soprattutto quando riguarda beni pubblici e diritti fondamentali, sia guidato da criteri chiari e da un controllo efficace, fondato sulla partecipazione e sul principio di sussidiarietà”, scrive il Pontefice nella sua Enciclica. “Le comunità e le organizzazioni intermedie non devono essere ridotte a destinatari passivi di decisioni prese altrove; devono poter contribuire al discernimento e al controllo”.
Il primo passo suggerito da Prevost, dunque, è quello di creare dei parametri di riferimento per i settori più ad alto rischio, in grado di influenzare le persone. Le istituzioni dovrebbero riuscirci finanziando agenzie e organizzazioni no profit, che devono stilare degli standard. Il secondo passo è quello di combattere le “nuove forme di schiavitù”, a cui la tecnologia puà dare un grande contributo. L’ultimo passo invece è quello di salvaguardare la verità. Le discussioni tra visioni differenti sono ben accette, anzi auspicate per rafforzare il livello del dibattito. Ma devono basarsi su informazioni veritiere, in modo tale da non uscire fuori dai binari. Un po’ quello che viene chiesto alle istituzioni: parlare in modo chiaro, senza fare il passo più lungo della gamba.
















