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L’Euro? Secondo Guarino, costituzionalista ed ex ministro, fu un colpo di Stato

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Giuseppe Guarino in due suoi testi pubblicati nel 2014 “Un saggio di verità sull’Europa e sull’euro” per le Edizioni Polistampa e “Cittadini europei e crisi dell’Euro” per l’Editoriale Scientifica Napoli delineò oltre un decennio fa la realtà dell’Unione Europea, dell’Italia, dell’Euro, soprattutto alla luce di quanto era accaduto nei precedenti 15 anni, a partire dall’adozione della moneta unica…

L’Italia e altri 15 Paesi del Sud e dell’Est Europa (Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Spagna, Croazia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia) hanno chiesto di modificare la proposta di bilancio presentata dalla Commissione europea. I 16 Paesi sostengono la necessità “di garantire condizioni di attuazione più favorevoli, quali un tasso di cofinanziamento dell’Unione europea dell’85% per gli Stati membri con un reddito pro capite inferiore alla media europea”.

“Il rafforzamento del mercato unico non può prescindere da una politica di coesione – ha sostenuto a Bruxelles il ministro italiano per gli Affari europei Tommaso Foti -. Competitività e coesione sono due facce della stessa medaglia”.

In pratica si chiede di aggiustare le regole stupide che condizionano la vita dei popoli europei. È una richiesta minimale che non va ad intaccare l’architettura normativa cosi come si è andata configurando a partire da quello che il giurista ed ex ministro Guarino definiva come un vero e proprio golpe.

Ma come siamo arrivati a questo punto? Ce lo ha raccontato il Prof. Giuseppe Guarino in due suoi testi pubblicati nel 2014 “Un saggio di verità sull’Europa e sull’euro” per le Edizioni Polistampa e “Cittadini europei e crisi dell’Euro” per l’Editoriale Scientifica Napoli le cui analisi e le cui proposte qualche politico in grado di saper leggere e scrivere ai giorni nostri farebbero bene a studiare ed imparare qualcosa.

Il prof. Giuseppe Guarino, giurista e politico italiano, già ministro delle Finanze, dell’Industria, Commercio e Artigianato e delle Partecipazioni Statali, delineò oltre un decennio fa la realtà dell’Unione Europea, dell’Italia, dell’Euro, soprattutto alla luce di quanto era accaduto nei precedenti 15 anni, a partire dall’adozione della moneta unica.

Guarino, che attribuisce all’euro la responsabilità di aver fatto precipitare l’Italia a terza peggiore economia del mondo, illustra con dovizia di particolari il meccanismo attraverso cui è stata illegittimamente violata la nostra sovranità monetaria e si è attuata una deviazione dal virtuoso processo di costruzione europea per intraprendere una strada differente: non più l’Europa dei popoli e delle culture, ma l’Europa della moneta e della finanza.

Nei saggi di Guarino è possibile cogliere tre elementi cruciali di estremo interesse.

Il primo è l’individuazione degli atti giuridici attraverso cui si è attuato quello che Guarino definisce un autentico “colpo di Stato”, che ha violato la Costituzione italiana ed ha portato all’introduzione di un euro “falso”.

Guarino, infatti, spiega che con l’adozione del regolamento 1466/97 da parte dell’Unione Europea, oltre che del reg. 1055/2005 e del reg. 1175/2011 e in ultimo del Fiscal Compact, si è violato quanto sancito dallo stesso Trattato di Maastricht (Iue) nel 1992.

L’obiettivo prefissato, infatti, era inizialmente quello di uno sviluppo e una crescita sostenibile da raggiungersi da parte di ciascuno Stato che “vi avrebbe provveduto nell’interesse proprio e dell’Unione, con la propria politica economica”. L’obiettivo della crescita di ogni Stato venne in seguito sovvertito e sostituito con il risultato del “pareggio di bilancio” imposto dal reg. 1466/97 con il quale l’Unione Europea andava contro un proprio Trattato e decideva la disciplina per la nuova moneta unica, l’euro. Per tale motivo Guarino definisce questo euro un euro “falso”, in quanto disciplinato da un regolamento e non da quanto previsto dal Trattato.

Il secondo elemento di rilievo del suo saggio deriva dall’osservazione di tutti i parametri economici dai quali emerge che il risultato della politica monetaria ed economica della Ue è fallimentare, soprattutto se si considera che “Italia, Germania, Francia nei quattro decenni dal 1950 al 1991, risultavano nello sviluppo i primi tre Paesi democratici occidentali, salvo poi avere un tracollo nel periodo tra il 2000 e il 2010 a seguito dell’adozione dell’euro con l’Italia che figura tra gli Stati con minore sviluppo nel mondo come terza peggiore economia nel mondo, la Germania come decima peggiore economia, la Francia come quattordicesima peggiore economia.

Il terzo elemento di rilievo e conclusivo del saggio è la soluzione che bisognerebbe adottare per risolvere il problema di crisi economica e di deficit democratico che caratterizzano questa Unione Europea. Guarino spiega come sia difficile intervenire sul sistema attuale cosi come costituito, vista la complessità dei meccanismi e delle istituzioni coinvolte.

Per cui per far fronte a un colpo di Stato l’unica via sarebbe quella di un nuovo colpo di Stato che getti le basi per un nuovo corso dell’Europa in campo sociale, culturale, economico, monetario.

L’uscita da questo euro “falso” e l’adozione di una nuova moneta sarebbe dunque la strada da percorrere da parte di alcuni Stati dell’area del Mediterraneo che possano avere un peso tale in termini di popolazione e di economia da non subire le ripercussioni da parte di Paesi ed economie più forti nel caso di una scelta del genere. L’adozione di una nuova moneta dovrebbe avvenire con un cambio nella cui trattativa i Paesi che adotterebbero il nuovo conio dovrebbero far pesare i danni subiti dal tradimento dubito da parte dell’Unione Europea, che violando gli accordi previsti dai Trattati ha alterato il regime democratico dei popoli europei portandoci alla situazione attuale.

È un’utopia questa? Una proposta velleitaria? Non direi, se si tiene conto di quanto emerso in alcuni interventi al recente Festival dell’Economia a Trento, dove l’ex ministro del Mef, Giovanni Tria ha senza mezzi termini detto che: “Se non si cambiano i Trattati non andiamo da nessuna parte”. A lui si è aggiunto l’economista e Rettore della Università Luiss, Paolo Boccardelli che ha invitato a pensare a un’integrazione a diverse velocità “con un gruppo di paesi con visioni comuni con i quali costruire un’area integrata”. Confortati entrambi dal Prof. Diego Rossano dell’Università di Napoli Parthenope, che ha osservato che un debito pubblico comune è impossibile senza la revisione di un Trattato che ci obbliga attualmente ad una fatica di Sisifo: “Spingiamo in alto il masso sulla montagna che ci ricasca addosso senza mai raggiungere la vetta”. A questi economisti si è aggiunto Fabrizio Messina che, addirittura, ha invitato a lottare contro il Trattato, “immaginare che il safe asset sia considerato al di fuori del perimetro dell’aiuto di Stato”.

Compresa la lezione? Soprattutto da parte di quelle forze politiche che si definiscono sovraniste ed identitarie?


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