Anna Paola Concia vede in Spazio Pubblico la risposta a una domanda politica rimasta senza rappresentanza. Picierno, sostiene, può diventare il punto di riferimento dell’area liberal-democratica, con un progetto autonomo, riformatore e alternativo alle logiche del campo largo
Prima di tutto, una cosa è certa: il terremoto provocato dall’uscita di Pina Picierno dal Partito democratico non si è esaurito con una lettera di dimissioni. Al contrario, ha aperto una faglia politica che attraversa il centrosinistra, il mondo liberal-democratico e quella vasta area di cittadini che negli ultimi anni ha progressivamente smesso di riconoscersi nelle offerte politiche esistenti. A poche ore dal lancio di Spazio Pubblico, il nuovo soggetto promosso dalla vicepresidente del Parlamento europeo, sono già migliaia le adesioni raccolte. Un segnale che racconta non soltanto la forza di una leadership, ma anche l’esistenza di una domanda politica rimasta finora senza rappresentanza. Di questo, delle prospettive del nuovo progetto e del futuro dell’area riformatrice, Formiche.net parla con Anna Paola Concia, ex parlamentare del Pd, tra le voci più impegnate nella costruzione della nuova iniziativa politica.
Concia, Spazio Pubblico nasce e nel giro di poche ore raccoglie migliaia di adesioni. Cosa vi sta dicendo questo risultato?
Ci sta dicendo che esiste una domanda enorme di partecipazione e di politica seria. Ci stanno scrivendo donne e uomini che da tempo si erano allontanati dall’impegno pubblico, ma anche tantissimi giovani. È un progetto molto dal basso, aperto a chi vuole contribuire. Non parliamo di riformisti, ma di riformatori: persone che vogliono mettere le mani nei problemi e trovare soluzioni concrete alle grandi questioni nazionali e internazionali. La polarizzazione esasperata che stiamo vivendo impedisce di affrontare i problemi e di risolverli. Noi vogliamo fare esattamente il contrario.
Quanto pesa la figura di Pina Picierno in questa fase?
Pina ha una leadership forte e molto chiara. Ha una visione precisa del mondo, dell’Europa e del ruolo che l’Italia deve avere. È una donna che non ha ambiguità e che dice quello che pensa. In una fase come questa è un valore aggiunto. Inoltre rappresenta una leadership femminile importante in un’area politica che spesso è stata segnata da un eccesso di narcisismo maschile.
Le dimissioni dal Pd l’hanno sorpresa?
No. A un certo punto me le aspettavo. Pina ha provato in tutti i modi a costruire un dialogo e a mantenere aperto un confronto politico. Ma nel Pd gliene hanno fatte davvero di ogni. Alla fine è stata spinta verso l’uscita. Non è stata una decisione improvvisa o emotiva, ma il punto di arrivo di una lunga vicenda politica.
Lei e Picierno siete state tra le fondatrici del Partito democratico. Cosa si è rotto?
Io e Pina abbiamo storie diverse, ma un rapporto molto antico e una grande affinità politica e umana. Quello che vedo oggi è una scelta politica precisa: l’abbandono dell’incontro tra culture differenti. Il Pd era nato per mettere insieme storie diverse e costruire una sintesi. Oggi questa vocazione è stata accantonata. Mi pare che il messaggio sia quasi “meno siamo, meglio stiamo”. È una scelta legittima, ma comporta la rinuncia a una vocazione maggioritaria.
In molti osservano che il Pd sta puntando tutto sul campo largo. È questa la differenza di fondo?
Non mi permetto di giudicare il percorso degli altri. Prendo atto che stanno cercando di costruire il campo largo. Semplicemente io non mi riconosco più in quella prospettiva da molto tempo. Populismo e dogmatismo non appartiengono al mio Dna politico e culturale.
Quindi Spazio Pubblico non sarà una componente del campo largo?
No. Spazio Pubblico nasce con una sua identità e una sua autonomia. L’obiettivo è tenere insieme un’area liberal-democratica che vuole affrontare i problemi senza ideologie, senza dogmatismi e senza appartenenze rigide. Vogliamo costruire una casa per chi crede nelle riforme e nella responsabilità.
Quale sarà il prossimo passo?
Stiamo lavorando sui contenuti. Le adesioni sono importanti, frutto di un lavoro dal basso. Vogliamo elaborare proposte sull’Europa, sull’Italia e sul contesto internazionale. Dall’economia alle disuguaglianze sociali, dai diritti civili alla competitività del Paese. Il punto è capire come sbloccare l’Italia e come renderla più forte in un mondo che cambia rapidamente.
State dialogando con le altre realtà dell’area liberal-democratica?
Ci sono confronti aperti e Pina se ne sta occupando direttamente. Penso a Carlo Calenda, a Luigi Marattin e ad altre personalità che si muovono in questo spazio politico. Condivido quello che ha detto Claudio Velardi: bisogna fare piazza pulita di veti, nervosismi, personalismi e impedimenti reciproci.
Picierno può diventare il punto di sintesi di questo mondo?
Credo di sì. Può essere una catalizzatrice dell’area liberal-democratica. E lo dico anche con una battuta affettuosa: non ha testosterone. In una fase in cui spesso prevalgono ego e protagonismi, questa può essere una forza. Ha le caratteristiche per svolgere un ruolo federatore.
Qual è il messaggio che vuole lanciare a chi guarda a questo progetto?
Di tenersi stretti. Sui contenuti le differenze sono molto meno profonde di quanto spesso si racconti. È arrivato il momento di superare i personalismi e lavorare insieme con una visione comune e con senso di responsabilità verso il Paese. La mia è una visione profondamente pragmatica, orientata al futuro. Anche l’esperienza di vivere all’estero da oltre dodici anni mi ha rafforzato in questa convinzione: servono meno identità contrapposte e più capacità di costruire soluzioni.
















