A quarantadue anni dalla morte, Berlinguer torna al centro del dibattito politico. L’inaugurazione della sezione toscana dell’associazione a lui dedicata è l’occasione per rileggere, anche attraverso i documenti della Cia, una stagione ancora poco conosciuta della storia italiana
Ieri a Firenze nella storica sede del Sms di Rifredi (fondata il 30 aprile 1883 come Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai ed Industriali di Rifredi) Achille Occhetto – insieme alla moglie Aureliana Alberici, a Michele Ventura ed a Ugo Sposetti – ha inaugurato la nuova sede regionale dell’Associazione Enrico Berlinguer per la Toscana. La data é stata scelta perché il 13 giugno di 42 anni fa, a Roma, si svolgevano i funerali di Berlinguer che il maestro Umberto Pizzi ha mirabilmente fotografato.
Nel suo intervento Occhetto ha sottolineato che per la sua generazione ricordare Berlinguer non deve essere soltanto un momento di fisiologica nostalgia, ma l’occasione per ricostruire – soprattutto per le nuove generazioni – la memoria storica di ciò che Enrico Berlinguer ha realmente rappresentato in termini di azione e di pensiero politico. L’ex segretario del Pci e del Pds ha ricordato le posizioni innovative di Berlinguer sul piano europeo e internazionale: in particolare l’avvicinamento del Pci alla sinistra europea e le prese di distanza dal Pcus. Per quanto riguarda la svolta della Bolognina, Achille Occhetto ha aggiunto di non aver idea di come Enrico Berlinguer avrebbe reagito al crollo del muro di Berlino, ma di ritenere che di fronte a un così grande mutamento della storia mondiale avrebbe scelto la strada dell’innovazione.
Non è questa la sede per accendere i riflettori sulla storia politica dell’Italia e sul ruolo del Pci con le sue luci e con le sue ombre. Un aspetto positivo che spesso viene dimenticato è il grande impegno del Pci contro il terrorismo “rosso” e il terrorismo “nero”. In una recente intervista il Generale Mario Mori ricorda che nel giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, vide operare in perfetta intesa il ministro dell’interno in carica, Francesco Cossiga, e quello “ombra” del Partito comunista italiano, Ugo Pecchioli. Mori afferma che “Tutti noi presenti, nella drammatica circostanza, capimmo che i due uomini politici in quel momento, nel loro agire, non rappresentavano uno schieramento, ma erano lì in quanto espressione materiale della coesione delle istituzioni nazionali”.
La ricchezza della documentazione che l’associazione Enrico Berlinguer ed altre fondazioni mettono a disposizione degli studiosi consente di accendere i riflettori su tanti aspetti rimasti ancora in ombra della sinistra e della politica italiana tra il 1972 e il 1984. Intendo dare un piccolo contributo al lavoro citando due documenti tra i tanti dedicati a Berlinguer e al Pci che si possono facilmente consultare nel sito della Cia.
Il primo è il briefing giornaliero del 27 ottobre del 1970 al Presidente degli Stati Uniti (all’epoca Richard Nixon) in cui si sostiene che rispetto alla successione di Luigi Longo alla segreteria del Pci nessuno dei due candidati (Enrico Berlinguer e Giorgio Amendola) si colloca ancora in pole position. In questa analisi dello stallo in corso la Cia segnala al Presidente (For President only) che al contrario di Enrico Berlinguer – molto vicino ad Alexander Dubcek e alla primavera di Praga – un eventuale vittoria di Giorgio Amendola avrebbe contribuito a sciogliere il gelo intercorso tra Pci e Cremlino dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia.
Il secondo documento (di 22 pagine) è del giugno 1975 e contiene l’esplicita previsione che il Pci di Berlinguer contribuirà alla stabilizzazione dell’Italia nella seconda metà degli anni settanta. Il documento affronta una pluralità di temi – quali ad esempio l’estromissione di Armando Cossuta dalla segreteria del partito – e prende in considerazione le implicazioni per la Nato nel caso (ritenuto altamente improbabile) che alcuni esponenti del Pci dovessero diventare Ministri della Difesa e degli Esteri. È la fase in cui ci furono a Roma numerosi incontri di Sergio Segre e di Luciano Barca con esponenti del Dipartimento di Stato nonché una grande attenzione al Pci da parte di numerosi scienziati politici americani, Joseph La Palombara in primis. Per quanto riguarda le preoccupazioni sulla Nato la celebre intervista di Berlinguer a Giampaolo Pansa sul Corriere della Sera del 15 giugno 1976 metterà un punto fermo sulla questione. Nel Pci guidato da Enrico Berlinguer non ci furono solo rose e fiori. Il rifiuto della “socialdemocrazia” così come il permanere del centralismo democratico e dei finanziamenti da Mosca sono aspetti critici che non si possono ignorare. Tuttavia – pur con questi limiti – la leadership di Berlinguer nel Pci negli anni settanta ha un grande valore politico e culturale, un pezzo di storia contemporanea che i giovani devono conoscere e approfondire.















