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Go Navy! Perché la visita di Crosetto è stata un successo anche per Fincantieri e Leonardo

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La missione di Crosetto a Washington sembra aver archiviato le recenti tensioni tra Roma e l’amministrazione americana, rilanciando il dialogo sulla Nato e sulla cooperazione industriale. Dalla cantieristica navale, dove Fincantieri occupa già una posizione rilevante negli Stati Uniti, alla gara della US Navy per il nuovo addestratore con Leonardo in corsa, emergono i segnali di un possibile rafforzamento della presenza italiana nei programmi strategici americani

La visita del ministro della Difesa Guido Crosetto a Washington per incontrare il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito il legame tra Italia e Stati Uniti dopo le recenti difficoltà, ha confermato l’impegno comune per una Nato 3.0 e ha sicuramente preparato il campo per l’imminente summit alleato di Ankara a luglio. Il dietrofront italiano sulle spese per la difesa, seppur “redarguito” a modo suo da Hegseth, non sembrerebbe aver compromesso l’esito della visita, da cui si possono trarre diverse considerazioni. Una su tutte, il futuro della cooperazione Italia-Usa sulla cantieristica.

Le apparenze contano

Un primo segnale per comprendere il clima in cui si è svolta la visita viene dalla comunicazione istituzionale del Pentagono. Invece del consueto comunicato di readout (solitamente riservato ai bilaterali con i ministri europei) il Dipartimento della Difesa ha dedicato all’incontro un articolo completo, a sua volta rilanciato sui canali social ufficiali. Apparentemente, consuetudine di protocollo. Ma se c’è una cosa che questa amministrazione Usa ha reso chiaro in più occasioni è che i modi contano. E, considerati i recenti dissapori, da Sigonella a Hormuz, questo tipo di trattamento mediatico sembrerebbe indicare che si è deciso di procedere oltre.  

Bolle qualcosa in pentola sulla cantieristica?

Tra gli incontri a latere del meeting con Hegseth, particolarmente interessante è stato quello con il segretario della Marina, Hung Cao. Stando a quanto riportato, l’incontro avrebbe avuto in oggetto le sinergie tra Italia e Stati Uniti nel settore della cantieristica. L’Italia è tra i pochi Paesi al mondo ad aver messo da tempo più di un piede in quel comparto dell’industria americana, in particolare tramite Fincantieri Marine Group (Fmg), la controllata a stelle e strisce del Gruppo italiano. Le difficoltà dell’industria navale americana sono note: continui back and forth sui requisiti, costi più alti di quanto preventivato, tempi incerti e ritardi nelle consegne. Dinamiche che, tra l’altro, hanno portato la US Navy a sopprimere interi programmi, come nel caso delle fregate classe Constellation, basate sul design delle Fremm italiane, di cui alla fine verranno consegnati solo i due esemplari attualmente in costruzione. Ciononostante, Fincantieri non è uscita dal perimetro della Marina americana e si è aggiudicata (sempre tramite Fmg) un contratto da 30 milioni di dollari per le attività preliminari del programma Landing Ship Medium (Lsm). Ma la corsa con l’industria navale cinese procede e, fin dal suo insediamento, Donald Trump ha dichiarato che il rilancio della cantieristica fosse in cima alle sue priorità. In questo contesto, la controllata americana di Fincantieri rappresenta un asset produttivo strategico e non si può escludere che, oltre alle frasi di rito, il colloquio tra Crosetto e Cao abbia posto le basi anche per altro. Bolle qualcosa in cambusa?

Gli addestratori Leonardo per i piloti americani

Nel frattempo, anche un altro sviluppo recente ha riportato sulla scena possibili sinergie industriali tra Roma e Washington. Si tratta della gara per il nuovo jet addestratore della US Navy (il programma Undergraduate Jet Training System), pensato per sostituire il T-45 Goshawk, in servizio dagli anni Novanta. Boeing ha annunciato il proprio ritiro dalla competizione, motivando la decisione con il fatto che il T-7A Red Hawk (che produce per l’Air Force) non soddisfa i requisiti della Marina. In particolare, adeguare il motore F404 agli standard richiesti dalla Marina comporterebbe un ciclo di sviluppo troppo lungo, incompatibile con i tempi previsti per raggiungere la capacità operativa iniziale. Non si tratta della prima defezione: Lockheed Martin ha abbandonato il campo ad aprile, ritirando la propria offerta basata sul TF-50N sviluppato con Korea Aerospace Industries. I concorrenti rimasti in gara sono ora Textron Aviation Defense, con il Beechcraft M-346N in partnership con Leonardo, e SNC, con il proprio Freedom Trainer, proposto da Northrop Grumman e General Atomics. Una gara che era nata affollata si è ora ristretta a un duello tra due soli contendenti, uno dei quali porta tecnologia italiana. Il Beechcraft M-346N è infatti basato sull’M-346 sviluppato da Leonardo, con oltre cento esemplari della versione originale già in servizio nel mondo come addestratori per piloti di velivoli di quarta e quinta generazione. L’accordo di co-sviluppo prevede che Leonardo fornisca l’aeromobile, mentre Textron si occuperà dell’assemblaggio negli Stati Uniti (una procedura pensata per rispondere alle sensibilità politiche del “buy American” senza rinunciare alla piattaforma italiana). Leonardo fornisce già gli elicotteri d’addestramento per la Marina Usa e aggiudicarsi anche il segmento jet completerebbe il puzzle. Nulla è ancora deciso, e il consorzio SNC-Northrop Grumman-General Atomics non è un avversario da sottovalutare. Ma, con Boeing fuori dai giochi e le dichiarate intese industriali tra Crosetto e Cao, la geometria della gara potrebbe essere cambiata in modo sostanziale.

(Foto: X – Ministero della Difesa)


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