Dalle sanzioni a Rosneft e Lukoil ai 210 miliardi di asset russi ancora bloccati, le leve per fermare Putin esistono. All’Occidente serve solo la volontà di usarle fino in fondo. Intervista a John Edward Herbst, ex-ambasciatore Usa a Kyiv
Il G7 di Evian riporta la guerra in Ucraina al centro dell’agenda, dopo settimane in cui la crisi iraniana l’aveva relegata sullo sfondo. Con i raid russi che non si fermano e un Trump pronto a “occuparsi” del dossier, resta aperta la domanda decisiva: c’è davvero spazio per una pace, e a quali condizioni? Formiche.net lo ha chiesto a John Edward Herbst, ex-ambasciatore Usa a Kyiv.
Con il conflitto nel Golfo che sembra avviarsi verso la fine, l’Ucraina potrebbe tornare al centro del dibattito politico internazionale, almeno in Occidente? Anche Trump si è espresso in questo senso. Ma quelle del presidente sono solo parole o c’è altro?
Penso che Trump faccia sul serio quando afferma di voler raggiungere una pace per la guerra russa all’Ucraina. E credo che vi abbia dedicato molto tempo. Ma penso anche che finora non abbia compiuto i passi più importanti per arrivare a quella pace.
Quali sarebbero?
Il passo più importante è senza dubbio fare pressione sull’aggressore, sulla parte che si rifiuta di fare la pace. E se si ripercorrono gli sforzi di pace a partire dal marzo dello scorso anno, Zelensky ha già detto sì a cinque o sei proposte di pace avanzate da Trump. Putin, invece, ha detto no a ognuna di esse. Ed è vero che Trump ha finalmente esercitato una pressione seria su Putin lo scorso ottobre, quando ha sanzionato Rosneft e Lukoil. Ma da allora non ha fatto granché. Anzi, come tutti sappiamo, ha allentato le sanzioni sul petrolio russo in risposta alla crisi creata dalla guerra con l’Iran. E ricordiamoci che Putin non ha alcun desiderio di fare la pace. Farà la pace soltanto se si renderà conto di non poter vincere la guerra e che la pressione è troppo forte. Quindi Trump deve agire su questa consapevolezza. E finora non l’ha ancora fatto in modo davvero incisivo. Fatta eccezione per le sanzioni che ho già menzionato.
A questo proposito, le notizie dalla Francia parlano di un accordo dei leader su ulteriori sanzioni nel settore energetico a Mosca.
Molto bene. Anche perché abbiamo già visto che ci possono essere discussioni serie tra Trump e i leader europei. C’è stato quel vertice notevole alla Casa Bianca subito dopo il vertice di Anchorage con Putin, lo scorso agosto. E quello ha portato ad alcuni passi concreti che alla fine hanno condotto alle sanzioni contro Lukoil e Rosneft. Ma dobbiamo rivedere qualcosa del genere. Quindi spero che questo porti a quel risultato. E non lo escludo affatto perché, di nuovo, penso che Trump voglia davvero porre fine a questa guerra. Ma dobbiamo aspettare e vedere.
Poche ore prima dell’apertura del vertice del G7, la Russia ha lanciato l’ennesima ondata di attacchi, che ha colpito sia la capitale Kyiv sia Kharkiv, un’altra grande città. E abbiamo visto le immagini della chiesa ortodossa di Kyiv in fiamme. Possiamo leggere in questo attacco una sorta di segnale politico, oppure è stato solo un episodio come tanti altri in precedenza?
Non vedo nulla di nuovo. I russi bombardano i civili ucraini e le infrastrutture civili sin dalla riuscita controffensiva ucraina del 2022. Quindi è diventato qualcosa di normale. E naturalmente è la normalità dei crimini di guerra, perché di crimini di guerra stiamo parlando. Putin in qualche modo pensa che questo dirà al popolo ucraino che deve arrendersi alla sua aggressione, quando in realtà non fa che renderlo più arrabbiato. Sa, gli attacchi ucraini all’interno della Russia, che sono diventati molto più potenti, sono tutti rivolti a obiettivi militari legittimi, che si tratti di impianti di produzione o di esportazione di petrolio, di fabbriche di munizioni o di stabilimenti di droni. Cioè, non stanno bombardando deliberatamente la popolazione, non si sente parlare di centinaia di civili russi che muoiono a causa degli attacchi ucraini. Si sente invece parlare di azioni efficaci che indeboliscono l’esercito e l’economia di Mosca.
Anche se la guerra non è ancora finita, l’Unione europea ha avviato i negoziati formali per l’adesione con Kyiv (oltre che con Chisinau). Possiamo vederlo come una dimostrazione di volontà da parte dei Paesi europei di assumere un ruolo più rilevante, oppure è soltanto l’inizio di un processo molto lungo che non porterà a nulla di concreto prima della fine della guerra?
Penso che gli europei abbiano reagito bene ai cambiamenti nella diplomazia della guerra. Quello che intendo è che Trump ha posto fine al sostegno economico americano all’Ucraina, il che a mio avviso è stato un errore, ma gli europei hanno intensificato il loro sostegno economico in risposta a ciò. Gli europei hanno anche compiuto quel passo positivo riguardo ai 90 miliardi di asset russi congelati, come modo per fornire sostegno economico all’Ucraina. Ora devono dimostrare la forza di intervenire sui restanti 210 miliardi di asset russi ancora sotto il loro controllo e di farli arrivare in qualche modo all’Ucraina. Inoltre, abbiamo visto una disponibilità molto più forte ad aumentare la spesa per la difesa in Europa, il che è positivo. E a questo si aggiunge una maggiore cooperazione nel campo della difesa tra l’Ucraina e l’Europa, anch’essa una cosa positiva. I fattori positivi sono dunque molteplici. E penso che rendano sempre più improbabile che Putin possa mai vincere questa guerra.
Il presidente Trump ha affermato che l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea rappresenterebbe per l’Ucraina una grandissima, forse la migliore garanzia di sicurezza che possa avere. E le altre garanzie di sicurezza, quelle “Nato-like” di cui si è discusso in passato? L’adesione all’Ue può davvero sostituirle?
Per quanto ne so ci sono stati negoziati seri tra Stati Uniti e Ucraina sulle garanzie di sicurezza. E persino Zelensky riteneva che le garanzie offerte dagli Stati Uniti fossero buone garanzie, voleva solo che durassero più a lungo. Non credo che quelle garanzie siano già state escluse dalle ipotesi sul tavolo. E penso che sarebbe un errore se lo fossero. Anche perché non credo che l’adesione all’Ue sia la migliore garanzia di sicurezza per l’Ucraina, neanche lontanamente. Ma penso che sia assolutamente nell’interesse dell’Europa, e assolutamente nell’interesse dell’America, che l’Ucraina resti un Paese libero, indipendente e sovrano. E in realtà la Nato sarebbe molto più forte se l’Ucraina ne facesse parte. Cosa che non accadrà finché il presidente Trump rimarrà alla Casa Bianca. Ha l’idea, per me sbagliata, che l’Ucraina non debba entrare nella Nato. Ma questo non significa che l’Ucraina non vi entrerà mai.
















