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Trump rispetta i leader forti, il rapporto con Meloni ne uscirà rafforzato. Parla Kaush Arha

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Per Kaush Arha, ex senior advisor del Dipartimento di Stato americano ed esperto di politica estera statunitense, lo scontro pubblico tra Giorgia Meloni e Donald Trump difficilmente produrrà danni duraturi alle relazioni tra Italia e Stati Uniti. Al contrario, potrebbe persino rafforzare il rapporto tra i due leader

Lo scambio pubblico tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha alimentato il dibattito su entrambe le sponde dell’Atlantico. Se alcuni osservatori leggono l’episodio come un segnale di crescente tensione tra Roma e Washington, altri lo considerano una divergenza temporanea destinata a non alterare la traiettoria complessiva della relazione bilaterale.

Tra questi c’è Kaush Arha, presidente del Free & Open Indo-Pacific Forum, già senior advisor del Dipartimento di Stato americano e profondo conoscitore della politica estera statunitense. In questa intervista a Formiche.net, Arha commenta la gestione della vicenda da parte di Trump, la risposta di Meloni, il futuro delle relazioni tra Italia e Stati Uniti e le implicazioni per il prossimo vertice Nato.

A suo giudizio, Trump ha commesso errori nel modo in cui ha gestito questa vicenda?

Non ne sono sicuro. Le dichiarazioni sono state inopportune e spiacevoli.

Come valuta la reazione di Meloni e, più in generale, la sua strategia politica e diplomatica?

È stata la reazione appropriata di una leader orgogliosa di una nazione democratica orgogliosa. Ha una meritata reputazione di combattente costruita nel corso della sua carriera politica. Quello spirito si è visto chiaramente. Ha il mio rispetto. La sua risposta, sia verbale sia scritta, è stata appropriata e politicamente necessaria. Ritengo tuttavia che la cancellazione del Summit di Miami sia stato un errore tattico e non necessario.

La premier Meloni ha dimostrato grande abilità nel costruire solidi rapporti di lavoro sia con il presidente Biden sia con il presidente Trump. È stata tra il gruppo ristretto di leader mondiali invitati alla cerimonia di insediamento del presidente Trump. In quanto leader conservatrice forte, è l’alleata ideologica e politica più vicina al presidente Trump e alla sua amministrazione in Europa.

Ha dimostrato di avere una buona sintonia personale con il presidente Trump. È proprio la forza di questa sintonia che permette ai due di sentirsi sufficientemente a proprio agio da correggersi pubblicamente quando uno dei due ritiene che l’altro abbia superato una linea. Il presidente Trump rispetta i leader forti, compresi quelli che gli tengono testa. Alla fine credo che il loro rapporto uscirà rafforzato dalla determinazione mostrata dalla premier Meloni nel difendere le proprie posizioni.

Quale impatto potrebbe avere questo episodio sulle relazioni tra Stati Uniti e Italia nel breve, medio e lungo periodo?

Stati Uniti e Italia sono alleati naturali, uniti da secoli di ideali, valori e interessi condivisi. È responsabilità solenne di leader seri, americani e italiani, preservare e rafforzare questa straordinaria alleanza generazione dopo generazione.

In quanto democrazie ricche e vivaci, Stati Uniti e Italia avranno periodicamente leader anticonformisti e dal linguaggio colorito. Fa parte del gioco. Tuttavia, non dovrebbe mai essere consentito che ciò distragga dalla naturale convergenza degli interessi nazionali dei due Paesi.

La cultura italiana permea la vita americana come nessun’altra. Nessun altro grande Paese europeo ama l’America quanto l’Italia. L’Italia resta l’alleato strategico indispensabile degli Stati Uniti nel Mediterraneo e il pilastro meridionale della Nato.

Mentre due leader che sono amici lavorano sul loro rapporto, è importante che la cooperazione bilaterale nei settori economico, della sicurezza e della tecnologia continui senza interruzioni. La prima priorità dovrebbe essere quella di consultarsi e riportare sui binari il vertice bilaterale su economia e tecnologia che avrebbe dovuto tenersi a Miami il 24 giugno.

Sia gli Stati Uniti sia l’Italia hanno la fortuna di poter contare su ambasciatori straordinari impegnati nel rafforzamento delle relazioni bilaterali: l’ambasciatore Marco Peronaci a Washington e l’ambasciatore Tilman Fertitta a Roma. Spetta a loro, così come ai ministri Rubio e Tajani, riprendere rapidamente questo importante lavoro.

Guardando al prossimo vertice Nato, quali implicazioni strategiche potrebbe avere questa vicenda per l’Alleanza e per il ruolo dell’Italia al suo interno?

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha recentemente visitato Washington e ha avuto incontri costruttivi con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. È fondamentale che questo slancio positivo prosegua fino al prossimo vertice Nato senza battute d’arresto.

L’Italia è consapevole che, in quanto pilastro del fianco meridionale della Nato, il Paese ha una responsabilità particolare nel sostenere gli alleati presenti sui fianchi orientale e settentrionale dell’Alleanza e nel contribuire alla sicurezza collettiva.

È importante sottolineare che i campioni industriali della difesa italiana — Fincantieri e Leonardo — e, di conseguenza, l’economia e l’occupazione del Paese, potrebbero essere tra i principali beneficiari di un aumento degli investimenti nazionali nella sicurezza e nella difesa.

Inoltre, dal punto di vista geografico, l’Italia è il Paese meglio posizionato per diventare l’hub dei corridoi di mobilità militare che collegano l’Europa centrale e orientale al Mediterraneo orientale.

Per la propria economia e per la propria sicurezza, l’Italia dovrebbe ambire a definire e dimostrare un percorso credibile verso i nuovi obiettivi di investimento nella difesa che saranno discussi in ambito NATO.


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