Secondo gli ultimi dati, Abelardo de la Espriella ha vinto le elezioni presidenziali in Colombia. La vittoria del 47enne penalista si inserisce all’interno della trasformazione politica dell’intero versante occidentale dell’America Latina
Il tema non è se e quanto Abelardo de la Espriella, detto “El Tigre”, vincitore del ballottaggio in Colombia sia più simile a Milei o Trump, ma quali politiche effettive metterà in pratica per cambiare il corso del suo Paese. Intanto c’è da registrare un cambio netto di colore politico in tutta l’area occidentale dell’America Latina, oltre al fatto in sé che coinvolge i destini di Bogotà.
Secondo molti analisti, la vittoria di un candidato presidenziale di destra è destinata a influenzare il peso colombiano, dal momento che la sua prima mossa dovrebbe verosimilmente dirigersi verso una netta deregolamentazione del settore energetico simile a quella di Milei.
Quasi un atto dovuto visto il previsto calo del 20% della produzione: accanto a ciò, spazio al rinnovo delle licenze di esplorazione, ad incentivi fiscali ad hoc e a una riforma della governance di Ecoprol. Tutte iniziative che la destra colombiana ritiene indispensabili per incrementare gli investimenti stranieri diretti esteri a lungo termine.
Sul versante politico, al netto della richiesta di conteggio avanzata dalla sinistra, il protagonista è stato acclamato in quel di Barranquilla, centro noto per una costante ondata di violenza e povertà.
Le sue prime parole sono state: “Stiamo iniziando una nuova era. A coloro che in tutti questi anni hanno seminato violenza, terrore, narcotraffico e corruzione dico solo una cosa: il vostro tempo è finito”.
A meno di un anno dalla nascita del suo movimento Defensores de la Patria, il 47enne imprenditore si caratterizza per una crociata anti sistema e per uno stile franco, il tutto condito da una costante presenza social. Tutta la sua campagna elettorale si è incentrata sullo slogan meno tasse, meno Stato e massima libertà economica. Non solo colombiano, De la Espriella da tre anni è anche cittadino americano dal momento che ha interessi professionali in Florida.
Ha promesso la realizzazione di carceri extra large sulla scorta di altri leader sudamericani, oltre ai capisaldi dei concetti conservatori come il no ad aborto, adozioni per coppie dello stesso sesso e la cosiddetta “minaccia castro-chavista”.
In passato come avvocato penalista ha curato la difesa di clienti molto in vista, come Alex Saab, imprenditore colombiano ed ex ministro venezuelano considerato dagli Stati Uniti il principale prestanome dell’ex presidente Nicolás Maduro.
Lo hanno votato in 13 milioni, pari al 49,66%, appena 250.830 in più del suo avversario Cepeda, che ha ricevuto 12,7 milioni di voti, pari al 48,7%. Un ulteriore 1,6% delle schede è risultato bianco.
Prosegue dunque l’ondata di destra nell’America Latina dopo le recenti vittorie di Nasry Asfura in Honduras e José Antonio Kast in Cile, mentre Keiko Fujimori è attualmente in testa al conteggio dei voti in Perù.
A urne chiuse ha commentato: “Voglio rivolgermi soprattutto a coloro che non mi hanno votato… I vostri diritti, anche se non mi avete votato, saranno rispettati. Le vostre opinioni saranno ascoltate. Non dovrete mai temere di pensarla diversamente”. La sua auto è stata protetta da un vetro antiproiettile durante tutta la campagna elettorale, a dimostrazione di una situazione altamente complessa.
















