La prima conseguenza è di tipo economico, con gli operatori di mercato che si stanno allontanando dai titoli di stato britannici a lungo termine. Per cui Burnham non sta incutendo particolare fiducia nei mercati, dal momento che dovrebbe aumentare la spesa pubblica per accontentare chi gli ha spianato la strada al posto di Starmer
Andy Burnham ha aperto la porta alla possibilità di indire elezioni generali anticipate dopo le dimissioni del primo ministro inglese Keir Starmer. L’ex sindaco di Manchester entro poche settimane si farà eleggere leader dei laburisti per poi presentarsi alle urne verosimilmente a settembre. Si chiude così nel Regno Unito un altro governo di breve durata, proprio nel decimo anniversario della Brexit, e mentre Londra iniziava a riallacciare i rapporti con Bruxelles per un possibile rientro nei membri. Burnham ha prestato giuramento alla Camera dei Comuni questo pomeriggio dicendo che “la mia priorità oggi è prestare giuramento come sindaco e come deputato per Makerfield. Ed è stato piuttosto triste per me lasciare la Greater Manchester ogg”.
Di fatto la transizione era già iniziata da mesi, ma Starmer era piuttosto convinto di riuscire ad attraversare la tempesta delle amministrative, salvo poi impattare sui numeri di Nick Farage, ragion per cui gli alti papaveri del Labour hanno deciso per un cambio netto di leadership. Starmer ha dichiarato che ha ceduto alle pressioni dei parlamentari laburisti e quindi favorirà la competizione per la leadership, consentendo l’insediamento di un nuovo primo ministro entro il 1° settembre. Tuttavia, se non emergeranno altri rivali, Burnham potrebbe diventare primo ministro entro la metà del mese prossimo. E se entrerà al numero 10 di Downing Street, potrà indire elezioni anticipate chiedendo al Re di sciogliere il Parlamento. Il passo indietro del primo ministro è stato apprezzato dal 62% degli elettori, mentre solo il 19% gli chiedeva di restare, percentuale che è salita al 28% tra gli elettori laburisti.
La prima conseguenza è di tipo economico, con gli operatori di mercato che si stanno allontanando dai titoli di stato britannici a lungo termine. Nello specifico i gestori patrimoniali e le banche d’investimento hanno dichiarato che si terranno alla larga da gran parte del mercato obbligazionario britannico, perché i costi di finanziamento aumenteranno perché le obbligazioni britanniche a più lunga scadenza, note come gilts, sono più sensibili alle variazioni dei piani di spesa e di indebitamento. Per cui Burnham non sta incutendo particolare fiducia nei mercati, dal momento che dovrebbe aumentare la spesa pubblica per accontentare chi gli ha spianato la strada al posto di Starmer e quindi di conseguenza potrebbe causare forti oscillazioni dei costi di finanziamento.
Per quanto riguarda l’altro tema delicato, ovvero le spese per la difesa, si prevede che il piano Dip dovrebbe andare avanti e vedere la luce prima del vertice Nato del mese prossimo. Infatti il Primo Ministro e il Ministro della Difesa hanno chiarito che nulla è cambiato su questa tempistica e che il Piano di attuazione sarà pubblicato prima di Ankara, dove forse Starmer sarà presente almeno per salutare i colleghi europei. L’unica voce contraria al momento è quella del leader laburista scozzese Anas Sarwar che si è rifiutato di appoggiare Andy Burnham, nonostante fosse stato uno dei primi esponenti di spicco del partito a chiedere le dimissioni di Sir Keir Starmer.
















