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Pirelli verso l’assemblea con l’incognita Cina

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Mancano una manciata di ore all’assemblea degli azionisti chiamata a rinnovare il board, con il socio cinese Sinochem depotenziato, grazie al freno del golden power. Ma c’è l’incognita dei tribunali

Meno di 48 ore. E poi si capirà se Pirelli potrà considerare definitivamente archiviata la questione cinese. Il prossimo 25 giugno è in programma l’assemblea degli azionisti della Bicocca, chiamati ad approvare sia il bilancio, sia a rinnovare il board. Un appuntamento che arriva sull’onda delle tensioni in seno a Pirelli, dopo il blitz a mezzo golden power con cui il governo di Giorgia Meloni ha di fatto neutralizzato i soci cinesi di Sinochem (34%), la cui presenza ha più volte messo a rischio la permanenza del gruppo dei pneumatici sul mercato americano, che per la Bicocca vale un quinto dei ricavi. Come noto, infatti, le recenti regole statunitensi applicate all’industria nazionale dell’auto, impediscono a imprese partecipate in forze da soggetti cinesi e legate alle case automobilistiche di operare.

Problema. Sinochem non accetta le condizioni imposte dal golden power su Pirelli ormai quasi due mesi fa tanto dall’aver presentato con l’avvicinarsi dell’assemblea due ricorsi identici al Tar. Palazzo Chigi nelle sue prescrizioni ha previsto che il controllo rimanga in mano al fronte italiano guidato da Marco Tronchetti Provera, secondo azionista del gruppo (26,2%) e in predicato di tornare alla presidenza di Pirelli. Il limite più rilevante imposto è quello di massimo di tre consiglieri all’interno del cda di Pirelli, di cui due indipendenti, e con l’impossibilità di assumere cariche di vertice. Un limite che è stato rispettato da Sinochem nella presentazione della sua lista, dove compaiono tre rappresentanti cinesi.

Le misure varranno fino a quando i cinesi non scenderanno al di sotto della soglia del 10% del capitale, tornando un puro investitore finanziario anche agli occhi proprio della normativa Usa sul Cyber Tyre (la tecnologia intelligente di Pirelli), tutelata dall’intervento dell’esecutivo. Tra le altre prescrizioni c’è quella secondo cui i rappresentanti di Sinochem non potranno avere deleghe gestionali, poteri esecutivi o attribuzioni idonee a incidere sulle decisioni strategiche, industriali o finanziarie di Pirelli. Insomma, con ogni probabilità sarà un’assemblea movimentata.

Anche perché agli occhi di Sinochem la questione è quasi tutta nel merito. I cinesi infatti non contestano soltanto la perdita di peso nel board, bensì l’idea che un azionista di maggioranza relativa possa essere trasformato, nei fatti, in un socio quasi finanziario. Dopo il decreto, il gruppo cinese aveva già definito le misure lesive dei propri diritti e dannose per il clima degli investimenti. Pirelli da parte sua si è riservata di intervenire nel giudizio per tutelare la propria posizione giuridica ed economica, nell’interesse dell’azienda e di tutti gli azionisti. Tradotto: la causa comincia, ma la governance nuova procede.


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