I distretti industriali italiani, in una fase caratterizzata dal rallentamento della crescita globale e dalle tensioni geopolitiche, hanno mantenuto una competitività elevata. Anche, ma non solo, grazie alla tenuta dei dati di commercio estero. Ma il presidente di Intesa, Gros-Pietro, mette in guardia dalle disuguaglienze generate dall’AI
I distretti industriali italiani, in una fase caratterizzata dal rallentamento della crescita globale e dalle tensioni geopolitiche, hanno mantenuto una competitività elevata grazie alla tenuta dei dati di commercio estero. Nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo (che nel 2024 aveva registrato un balzo verso la Turchia, poi rientrato), l’export distrettuale ha mostrato, per esempio, una crescita dello 0,9% ed è rimasto su valori storicamente elevati l’avanzo commerciale, pari a 97,4 miliardi, l’85% circa del surplus del manifatturiero italiano. Surplus vicino ai massimi storici anche nel primo trimestre 2026 (24 mld). Numeri non scontati in un contesto di turbolenze e di discontinuità della politica commerciale americana e messi nero su bianco nel Rapporto annuale Economia e finanza dei distretti industriali, a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo.
La redditività dei distretti si è mantenuta su livelli elevati, collocandosi all’8%, mentre il rafforzamento patrimoniale (dal 30,3% del 2021 al 36,6% del 2024) ha interessato tutte le filiere e le classi dimensionali e ha consentito alle imprese di affrontare le incertezze con una resilienza superiore rispetto al passato e di mantenere elevata la propensione agli investimenti. Sul fronte dell’export, è stata premiata la prontezza delle imprese nel rivedere la geografia, cogliendo le opportunità presenti in mercati come gli Emirati Arabi Uniti, la Polonia e la Spagna, che sono i tre Paesi in cui l’export dei distretti è cresciuto di più in valore nel 2025. Nel tempo è cresciuto il ruolo delle imprese di dimensioni medie e grandi: le grandi rappresentano quasi il 60% del fatturato complessivo (se si considerano anche le medie imprese si sale all’83%). Attorno a questo nucleo di aziende capofila di più grandi dimensioni sono attive numerose imprese piccole e micro. Insomma, l’Italia compete. Ma non basta. “Il ruolo dei distretti è molto importante, i distretti sono uno degli elementi che conferiscono al sistema economico italiano una competitività specifica che non hanno altri sistemi economici, neanche in Europa”, ha sottolineato non a caso il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro.
“Stati Uniti e Cina hanno una strategia basata sulle economie di scala, che per alcune competenze sono indispensabili, e il mercato europeo potrebbe consentire economie di scala se non fosse così frammentato. I distretti invece generano un’economia di varietà, contrapposte alle economie di scala, che permette di fare tante cose diverse con una specifica tecnologia, sono idiosincratiche, sono iperspecialistiche”. Tuttavia, “un cambiamento che sta emergendo con grandissima forza è l’intelligenza artificiale, una rivoluzione nel mondo del lavoro che rischia di generare nuove disuguaglianze e fratture, soprattutto considerando, come ha recentemente sottolineato Christine Lagarde, che gli europei sono stati estromessi dall’uso di alcuni modelli di IA”.
E poi “la transizione ecologica: le temperature che stiamo vivendo ci fanno capire che non c’è stato un eccessivo allarme, anzi c’è stata una sottovalutazione del problema, e dovremmo adattare il nostro modo di vivere e produrre”. Ma anche su questo fronte “le risposte che stiamo dando come collettività, come mondo, alle sfide, forse non sono completamente adeguate dal punto di vista della scoperta di nuove soluzioni” e quindi “siamo in un momento in cui dobbiamo rivedere il sistema di governo del mondo e in questa situazione l’Europa pare attardata”. L’Europa tuttavia, ha sottolineato Gros-Pietro, è “ancora privilegiata, siamo privilegiati come tenore di vita e soprattutto come qualità della vita, e questo è un vantaggio che abbiamo, dobbiamo cercare di mantenerlo e anche riuscire a tradurlo sotto forma di attrazione di talenti per accelerare le tecnologie di cui avremo bisogno, non solo quelle digitali”.
















