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Materie critiche, indipendenza strategica in Ue? Si può. Vivaldini spiega come

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La Commissione Industria Ue ha licenziato le modifiche del Critical raw materials act per l’indipendenza strategica nelle materie prime critiche, diversificando l’approvvigionamento e riducendo così le dipendenze da fornitori esteri. “L’Europa deve ridurre le dipendenze, ma senza penalizzare le proprie imprese con obblighi irrealistici. In Sardegna ci sono diversi materiali critici che noi non andiamo a estrarre: per quale ragione?”. Conversazione con l’eurodeputata di Ecr/FdI

“Abbiamo migliorato il testo spogliandolo dell’inutile burocrazia, affinché l’Ue abbia l’indipendenza strategica sulle materie prime”. Lo dice a Formiche.net l’europarlamentare di Ecr/FdI Mariateresa Vivaldini, commentando il voto sulla revisione del regolamento CRMA in Commissione ITRE. La Commissione Industria Ue ha licenziato le modifiche del Critical Raw Materials Act per l’indipendenza strategica nelle materie prime critiche, diversificando l’approvvigionamento e riducendo così le dipendenze da fornitori esteri. “I conservatori di Ecr sono dalla parte delle imprese e il testo non solo è più realistico ma più vicino di prima all’industria”. E porta il caso dei magneti, i cui scarti adesso vengono rimandati in Cina, che li lavora e poi li rispedisce in Europa.

Com’è stato migliorato il testo?

In premessa osservo che le materie prime critiche, come è noto, sono decisive per industria, difesa, transizione energetica e autonomia strategica europea. L’Europa deve ridurre le dipendenze, ma senza penalizzare le proprie imprese con obblighi irrealistici. Questo compromesso va nella direzione giusta. Il Critical Raw Materials Act presenta adesso due caratteristiche: un maggiore coinvolgimento degli Stati membri nell’attuazione del Regolamento e una minore burocrazia procedurale. Abbiamo così identificato, in maniera meno invasiva, gli obblighi per le grandi imprese che utilizzano materie prime strategiche rispetto a quello che aveva previsto la Commissione. Il concetto di meno burocrazia significa tempi più ragionevoli per la valutazione del rischio: entrando nel merito, è chiaro che noi dobbiamo fare l’etichettatura ma la valutazione del rischio per le aziende deve essere commisurata alle informazioni effettivamente disponibili. Abbiamo aggiunto una maggiore flessibilità sulle misure di mitigazione, evitando prescrizioni troppo rigide da parte della Commissione che voleva tenere per sé il diritto di individuare la soluzione, quindi abbiamo chiesto maggiore flessibilità, in questo caso per la tutela delle informazioni sensibili per il settore della difesa.

Cioè ogni Stato può decidere?

Sì, ma ovviamente questo riguarda solo le aziende che operano nel settore della difesa, quindi quelle che producono sistemi d’arma o tecnologie come satelliti e droni. In presenza di interessi essenziali per la sicurezza nazionale, è chiaro che questo aspetto deve essere tutelato. Ma non è tutto, perché in passato non sono mai state raccolte le polveri della lavorazione, anch’esse molto importanti. Abbiamo aumentato il riciclo certi che tutto quello si utilizza, come ad esempio le pale eoliche, è necessario in futuro produrlo in autonomia. Ma nel frattempo dovremmo investire sulle aziende del riciclo. Se riusciamo a trattenere in Europa le materie critiche, in particolare quelle presenti nei magneti, possiamo avvicinarci a una maggiore autonomia negli approvvigionamenti. Oggi, invece, questi materiali vengono spesso inviati in Cina, lavorati e poi rispediti indietro.

Perché l’esempio sui magneti è il più significativo?

Perché sono quelli che più vengono utilizzati, quindi la contrattazione più animata è stata proprio sui magneti: ve ne sono di varie dimensioni, piccolissimi come quelli nelle automobiline telecomandate, nei giocattoli, nei telefonini, o più grandi come nelle pale eoliche. Dal momento che l’etichettatura è fondamentale, ovvero quanti microgrammi di queste materie critiche ci sono, siamo riusciti ad ottenere una deroga per i magneti molto piccoli che invece potranno avere un QR tramite cui avere le informazioni dettagliate.

Qual è stato il ruolo di Ecr nello spingere l’Ue ad una maggiore autosufficienza?

Ecr è il il partito che assolutamente difende l’industria e la competitività più di ogni altro. Un settore strategico in cui ci siamo impegnati da sempre perché crediamo che l’approvvigionamento delle materie critiche sia connesso al riciclo, al costo dell’energia, al nucleare. Abbiamo un approccio che mira a sostenere l’industria capace di garantirsi l’approvvigionamento senza aumentare i costi e al contempo sostenendo uno sviluppo all’interno dell’Unione che deve essere anche dato da contributi per la ricerca e per l’indagine mineraria. In Sardegna ci sono diversi materiali critici che noi non andiamo a estrarre: per quale ragione? Ci sarebbe molto nichel e cobalto, ovvero tutto quello che serve adesso per la transizione ecologica energetica. Ma quando si parla di estrazione di miniere sorgono sempre problemi per lo più a carattere locale. Per cui sarà utile lavorare e investire sull’opinione pubblica.

Giorgia Meloni più volte ha detto che l’Ue deve fare meno cose e farle meglio: il dossier dei materiali critici è una di quelle cose secondo la sua opinione?

L’Ue per abitudine su un tema lavora così: quando lo conclude, poi lo riprende e lo rielabora e aggiunge qualcosa. Noi invece cerchiamo sempre di diminuire gli oneri, i carichi amministrativi e burocratici a fronte di un’Europa che tende ad aumentare il volume di carte e di obblighi. Sono stata relatrice del Omnibus quattro, sulle small caps e siamo andati a togliere 35 milioni di costi amministrativi pubblici. Purtroppo l’Europa regolamenta tutto, occorre fare meno e meglio.


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