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Il 5 per mille e ciò che insegna al nostro Paese. L’analisi di Monti

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Il cinque per mille non misura soltanto la raccolta fondi, ma anche la capacità delle organizzazioni di costruire consenso e partecipazione. Accanto ai grandi beneficiari, oltre 11 mila enti non hanno ricevuto alcuna preferenza. Un segnale che richiama il Terzo settore a rafforzare il rapporto con cittadini e territori, trasformando una scelta fiscale in un’occasione di cittadinanza attiva

Di recente, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l’elenco completo dei soggetti che hanno beneficiato delle donazioni dei cittadini attraverso lo strumento del 5 per mille.

Si tratta di uno strumento piuttosto noto, ma che è sempre utile introdurre: si tratta di una quota (vale a dire lo 0,05%) dei versamenti Irpef da parte dei cittadini.

In pratica, una parte del contributo non entra a far parte del flusso erariale, ma viene distribuita in modo automatico o, su richiesta del cittadino-contribuente, a specifiche organizzazioni.

Un modo per supportare organizzazioni verso le quali si ha una particolare affezione o che si intende premiare, senza per questo sostenere ulteriori costi.

I principali risultati delle donazioni sono stati sufficientemente commentati: circa 18 milioni gli italiani che hanno scelto di destinare il cinque per mille; di cui circa 15 milioni con indicazioni specifiche di destinazione, per un totale di erogazioni superiori a 602 milioni di euro.

Altrettanto noti sono i principali beneficiari, con 5 enti che hanno superato quota 10 milioni: Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro, Emergency, Fondazione Lega del Filo d’Oro, Ail – Associazione Italiana contro le Leucemie.

Tra queste, Airc ha ottenuto di gran lunga il sostegno più cospicuo: scelta da 1.802.357 contribuenti per un totale di  82.724.522,08 euro di contributi. Basti pensare che la seconda in classifica, la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, di scelte ne ha collezionate “appena” 286.394, per un totale di 14.314.168,1 euro.

Assolti i doveri di cronaca, c’è però un elemento che in pochi hanno evidenziato: la quantità piuttosto cospicua di potenziali beneficiari che sono stati scelti da un massimo di 5 contribuenti.

Si tratta di un dato che merita di essere analizzato con attenzione: perché se i primi cinque beneficiari hanno ottenuto un totale di quasi 131 milioni di euro, il numero di beneficiari che è stato scelto da un massimo di cinque persone è di quasi 25mila.

Di questi 25 mila, 11.280 sono le organizzazioni che non sono state scelte da nessuno. Zero. Sparite dalla mappa.

Questo dato può creare disappunto, certo, ma bisogna analizzarlo come una grande opportunità: quella di comprendere quanto le organizzazioni che operano sul territorio siano realmente in grado di coinvolgere attivamente le persone di un territorio (locale, regionale o nazionale che sia).

In questa logica, il mancato supporto alle organizzazioni ha una validità specifica: non è statisticamente accettabile che si tratti esclusivamente di organizzazioni “sbagliate” o che non hanno beneficiari.

È invece molto più probabile che, come organizzazioni, non siano state in grado di comunicare direttamente ai propri interlocutori l’importanza di un supporto. Non solo monetario, che non guasta, ma di “scelta”.

Per la Fondazione Airc, ad esempio, saranno sicuramente utilissime le risorse che riceverà dai contribuenti, ma sarà altrettanto importante comprendere che la Fondazione ha acquisito un primato assoluto per la capacità di rappresentatività degli italiani.

Se più dell’11% di chi ha scelto un beneficiario ha scelto Airc, significa che Airc è l’organizzazione che è stata più capace di stabilire un contatto diretto con le persone.

Non solo per quello che fa. Ma per come ha creato la propria connessione.

Ribaltando la classifica delle scelte, quindi, è estremamente importante comprendere che tutte quelle organizzazioni che non hanno ottenuto preferenza alcuna, hanno in realtà l’opportunità di sviluppare una grande capacità di relazione territoriale, capacità che potrebbe indurre ulteriori persone ad aderire al cinque per mille, e favorire così uno strumento che sicuramente può incidere positivamente sui flussi economici dei beneficiari.

È però essenziale comprendere che al di là della mera cifra economica, il cinque per mille è uno “strumento” di “formazione” alla partecipazione. Si tratta di una scelta, che comporta costi minimi in termini di “operatività” e nulli in termini economici.

E quella scelta può però creare delle connessioni importanti. Può creare una relazione con l’ente, ma può anche stimolare la partecipazione attiva e non soltanto economica alle attività condotte da quell’organizzazione.

O anche da altre, perché si può decidere di destinare una quota economica ad un’organizzazione e sostenerne attivamente un’altra.

Nel nostro sistema culturale ed economico, la visione di un cittadino o di un’impresa che partecipano attivamente al supporto di progetti, cause, iniziative, organizzazioni è tendenzialmente recente.

Per anni, come cittadini, abbiamo riconosciuto nello Stato (volgarmente inteso) questa funzione, abdicando ad una delle più grandi opportunità che, come cittadini italiani, possiamo vantare: partecipare attivamente allo sviluppo di quello che riteniamo qualcosa di giusto.

È giunto il momento di riaffermare la partecipazione come elemento base della cittadinanza, ricordando che c’è differenza tra partecipazione e consumo, come c’è differenza tra partecipazione e comunicazione.

Quelle organizzazioni che sinora non hanno raggiunto nemmeno una persona, hanno l’opportunità di ribadire un concetto di grande rilevanza: partecipare significa essere parte.

Ed è qualcosa che abbiamo dimenticato ormai da troppo tempo.


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