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Gedda-Ankara, così la partita si allarga al Mediterraneo allargato

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L’intesa tra Turchia e Arabia Saudita va oltre il commercio bilaterale e rafforza l’integrazione tra Golfo e Mediterraneo. Dalla logistica ai teatri di crisi come Siria e Libia, emergono nuove connessioni strategiche che ridefiniscono equilibri e relazioni nella regione allargata

 

Sono due gli effetti nel medio-lungo periodo scaturiti dalla firma del piano d’azione congiunto tra Turchia e Arabia Saudita: non solo agevolerà gli scambi commerciali bilaterali, ma aprira’ una nuova era politica in MO, con il coinvolgimento diretto di partner secondari (come Siria e Libia).

L’accordo

Le firme sono giunte in occasione del Consiglio dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD) tenutosi a Bruxelles, alla presenza del viceministro del Commercio Sezai Uçarmak. L’OMD riunisce i capi delle amministrazioni doganali di 187 paesi membri e alti rappresentanti di organizzazioni internazionali, che usano quel desco per riflettere su tematiche strategiche per il commercio globale, come la gestione doganale basata sui dati, l’intelligenza artificiale, il commercio elettronico e le catene di approvvigionamento sicure. Tutti elementi che si ritrovano sia nell’accordo fra Ankara e Gedda, sia nei riverberi nel mare nostrum.

I due paesi mirano a rafforzare lo sviluppo di corridoi di transito stradale che colleghino la Turchia con la regione del Golfo, ottenendo così una facilitazione degli scambi commerciali regionali e bilaterali.

Il Mediterraneo allargato

Il tema della reciproca progettualità fra Golfo e Mediterraneo e’ sempre piu’ centrale, a maggior ragione dopo la crisi a Hormuz e si colloca di diritto nei dieci dossier più rilevanti a livello mondiale, come dimostra tra le altre cose la partecipazione nel dicembre scorso del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, a Manama, nel Regno del Bahrein. In quell’occasione propose un Summit GCC-MED, ovvero un innovativo formato di dialogo strategico tra i Paesi del Golfo e quelli del Mediterraneo, per ampliare il raggio d’azione del mare nostrum e così intrecciarlo con aree altamente strategiche.

Le connessioni con Siria e Libia

In questa direzione va l’intesa ideale fra Italia e Turchia, che condividono la proiezione nel Golfo, che presenta un secondo aspetto interconnesso: quello delle ramificazioni in aree di crisi o semicrisi. Gli esempi di Siria e Libia sono calzanti. Come e’ noto, il 40% dei paesi che escono da una guerra civile, vi ripiombano entro un decennio: per questa ragione Damasco e Tripoli provano a gestire presente e futuro affidandosi a player esterni.

Ad esempio, in Siria il tema della nuova infrastrutturazione si lega ad una stabilizzazione economica, oltre che politica: l’Autostrada M4 sta riemergendo come arteria essenziale per gli affari economici degli attori regionali, in quanto importante via di comunicazione che collega il Mediterraneo all’Iraq. Di fatto e’ la via più breve che collega le riserve petrolifere, le zone agricole e i valichi di frontiera della Siria settentrionale e orientale alle coste del Mar Mediterraneo (dal porto di Latakia, al valico di Tel Kocher).

In Libia la spinta degli Stati Uniti verso un governo libico unificato mette alla prova le fazioni di Tripoli, dove Abdul Hakim Belhaj sosterrà l’iniziativa statunitense per unificare l’esecutivo libico, aumentando la pressione sull’attuale Governo di Unità Nazionale. Non va dimenticato, a tal proposito, che pochi giorni fa i ministri degli Esteri di Egitto, Arabia Saudita e Turchia si sono incontrati con

Massad Boulos, consigliere presidenziale statunitense per gli affari mediorientali e africani al Cairo per discutere della questione libica. Contemporaneamente, il Ministero degli Esteri pakistano ha annunciato la formazione di un nuovo meccanismo regionale “R-4”, composto da Pakistan, Egitto, Arabia Saudita e Turchia, con l’obiettivo di sostenere la stabilità regionale.  Dunque Golfo e Mediterraneo sono sempre più connessi.

 


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