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Perché il summit Giappone-India conta anche per l’Italia

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La prima visita della premier giapponese in India coincide con il decimo anniversario della strategia Free and Open Indo-Pacific. L’agenda del vertice racconta come Tokyo stia aggiornando quella visione, puntando su sicurezza economica, tecnologie avanzate e nuove reti di cooperazione

La premier giapponese, Sanae Takaichi, sarà a New Delhi questa settimana per il sedicesimo summit annuale tra India e Giappone, il primo dalla sua entrata in carica. In agenda figurano commercio, investimenti, difesa, sicurezza economica e cooperazione tecnologica. È stata invece accantonata per ragioni organizzative la prevista tappa in Assam, stato del Nord-Est dove il Giappone è da anni parte di programmi e progetti infrastrutturali attraverso la propria cooperazione allo sviluppo.

La visita rappresenta la prosecuzione del dialogo avviato con il summit di Tokyo dello scorso anno, ma arriva in un momento diverso per il quadro strategico asiatico. La competizione tecnologica, le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, le tensioni energetiche alimentate dalla guerra statunitense contro l’Iran e i riflessi sulla continua ridefinizione degli equilibri nell’Indo-Pacifico – su cui grava l’aumento dell’assertività cinese – hanno ampliato il perimetro della cooperazione tra i due Paesi.

Il vertice assume anche un valore simbolico. Quest’anno ricorre il decimo anniversario della Free and Open Indo-Pacific (FOIP), la strategia lanciata da Shinzo Abe nell’agosto 2016 durante la conferenza Tokyo International Conference on African Development di Nairobi. Le radici della visione che Takaichi sta aggiornando affondano proprio a New Delhi. Fu infatti nel Parlamento indiano, nel 2007, che Abe pronunciò il discorso “Confluence of the Two Seas”, destinato a diventare il riferimento intellettuale della futura visione indo-pacifica giapponese.

Takaichi, considerata l’erede politica di Abe su molti dossier di sicurezza e politica estera, ha scelto di aggiornare quella strategia senza modificarne i principi fondamentali. La libertà di navigazione, lo stato di diritto e l’apertura dell’Indo-Pacifico restano i pilastri della FOIP. Accanto a essi, Tokyo attribuisce oggi un ruolo centrale alla resilienza: economica, industriale, energetica e tecnologica.

L’agenda del summit con il primo ministro indiano, Narendra Modi, riflette questa evoluzione. Tra i risultati attesi figura la creazione di una task force congiunta dedicata alla sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale liquefatto. Le tensioni che hanno interessato il Medio Oriente negli ultimi mesi hanno riportato l’attenzione sui rischi legati alle forniture energetiche, spingendo Tokyo e New Delhi a rafforzare il coordinamento su stoccaggi, pianificazione e condivisione di informazioni.

Lo stesso approccio emerge nella cooperazione sulle catene del valore. Minerali critici, semiconduttori e tecnologie avanzate rientrano ormai nella stessa architettura strategica. Per il Giappone, ridurre le vulnerabilità significa diversificare partner e capacità produttive, mentre per l’India questi settori rappresentano una leva per consolidare il proprio ruolo manifatturiero e tecnologico.

In questo disegno trova uno spazio crescente anche l’intelligenza artificiale. Tokyo vede nell’India un interlocutore con cui sviluppare ricerca, applicazioni e standard in un settore destinato a incidere sulla competitività economica e sulla sicurezza nazionale. La cooperazione sull’AI si inserisce nella più ampia idea del “Digital Corridor” delineata dalla nuova FOIP, dove infrastrutture digitali, capacità computazionale, data center e connettività diventano componenti essenziali della sicurezza. In questa prospettiva, la collaborazione con New Delhi risponde anche all’obiettivo di ampliare la rete di partner tecnologici del Giappone in un panorama internazionale sempre più segnato dal peso di Stati Uniti e Cina.

La dimensione economica completa il quadro. Una delegazione di imprese accompagnerà Takaichi, mentre Tokyo punta a rilanciare gli investimenti privati in India. Il coinvolgimento del settore industriale riflette il ruolo crescente del capitale privato nella FOIP. È in questo scenario articolato che l’India occupa una posizione centrale nella visione giapponese. È un partner democratico chiave su energia, tecnologie e sicurezza, ma mantiene una politica estera autonoma. Questa capacità di dialogo con attori diversi rende New Delhi un interlocutore difficilmente sostituibile.

Anche la competizione con la Cina contribuisce ad avvicinare Tokyo e New Delhi. Pur con approcci diversi, entrambi i Paesi condividono la necessità di bilanciare l’ascesa di Pechino. Il Giappone è direttamente coinvolto nella disputa sulle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, mentre l’India affronta tensioni ricorrenti lungo la Linea di Controllo Effettivo sull’Himalaya. Queste frizioni territoriali si inseriscono in una più ampia preoccupazione per l’espansione dell’influenza cinese, sia sul piano militare sia su quello economico e infrastrutturale. In questo contesto, Tokyo e New Delhi convergono nel sostenere un ordine regionale aperto e basato su regole, rafforzando il proprio coordinamento nell’Indo-Pacifico e nelle sedi multilaterali.

Il summit di New Delhi offre anche una chiave di lettura per l’Europa. Nelle ultime settimane sia Narendra Modi sia Sanae Takaichi hanno incontrato Giorgia Meloni, mentre proprio a Roma la premier giapponese ha illustrato per la prima volta nel continente l’aggiornamento della FOIP, chiedendo all’Italia di sostenerne la diffusione. La convergenza non riguarda soltanto l’Indo-Pacifico. Sicurezza economica, governance dell’intelligenza artificiale, minerali critici, infrastrutture strategiche e sicurezza marittima stanno diventando terreni comuni di cooperazione tra Tokyo, New Delhi e Roma. Se l’India rappresenta il pilastro asiatico della nuova FOIP, l’Italia aspira a diventarne il principale tra i punti di raccordo in Europa.


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