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Droni, fondi e tecnologia. La ricetta di Fedorov per il conflitto in Ucraina

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Dalla produzione nazionale di droni al reclutamento, passando per la richiesta di nuovi finanziamenti occidentali, Fedorov delinea la strategia con cui l’Ucraina punta a mantenere l’iniziativa sul campo e convincere il Cremlino che la vittoria resta fuori portata. Ma il supporto dell’Occidente è fondamentale

L’Ucraina ritiene di aver conquistato un vantaggio sul campo di battaglia, ma teme che possa essere soltanto temporaneo. Per questo il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov chiede agli alleati occidentali di accelerare e aumentare gli aiuti militari, puntando soprattutto su droni, missili e tecnologie avanzate. È il messaggio lanciato in un’intervista a Politico, nella quale il ministro avverte che Mosca potrebbe presto adattarsi alle nuove capacità ucraine.

“Abbiamo bisogno del livello successivo di aiuti per poter concludere il lavoro”, afferma Fedorov. Secondo il ministro, se Kyiv riuscirà a finanziare un nuovo ciclo di innovazione militare prima che la Russia trovi contromisure efficaci, l’Ucraina potrebbe mantenere l’iniziativa per almeno altri sei mesi.

Per Fedorov, la guerra è ormai una competizione tecnologica. L’obiettivo non è soltanto ricevere più risorse, ma spenderle diversamente. Il ministro propone infatti di rivedere le priorità dell’assistenza occidentale, spostando fondi destinati a programmi oggi ritenuti meno utili (come ad esempio la manutenzione dei carri armati) verso la produzione di droni d’attacco a medio raggio, missili da crociera, intercettori e altri sistemi capaci di colpire la logistica russa in profondità.

Una parte importante dell’appello riguarda l’Europa. Kyiv chiede che i 6,6 miliardi di euro recentemente sbloccati dal Fondo europeo per la pace non vengano utilizzati per rimborsare gli Stati membri, ma siano trasferiti direttamente all’Ucraina per finanziare nuovi programmi militari. Fedorov definisce questo strumento un potenziale game changer e riconosce che Bruxelles sta mostrando una rapidità decisionale molto maggiore rispetto al passato.

Il fabbisogno, tuttavia, resta enorme. Secondo il ministro, nel 2026 l’Ucraina dovrà sostenere spese militari per circa 136 miliardi di euro, ma sarà in grado di finanziarne autonomamente soltanto 53. Gli aiuti europei, quelli bilaterali e i programmi Nato non basteranno a colmare il divario. “Abbiamo bisogno di altri miliardi, e ne abbiamo bisogno domani”, sottolinea.

Fedorov rivendica i risultati ottenuti dalla riorganizzazione del settore della difesa, dalla semplificazione degli acquisti militari all’espansione della produzione nazionale di droni e missili. A suo giudizio, queste innovazioni stanno già producendo effetti concreti: gli attacchi contro raffinerie e infrastrutture russe si intensificano, le difficoltà logistiche di Mosca aumentano e l’avanzata delle forze del Cremlino rallenta in diversi settori del fronte.

Parallelamente il governo punta a rafforzare il reclutamento, aumentando gli stipendi dei militari e introducendo nuove forme contrattuali per affrontare la cronica carenza di personale. Anche su questo fronte, osserva il ministro, un sostegno occidentale più consistente consentirebbe di liberare risorse nazionali da destinare ai salari dei soldati.

Il messaggio finale di Fedorov, dunque, è che la la finestra di opportunità esiste, ma potrebbe richiudersi rapidamente. Per convincere Vladimir Putin che la guerra non può essere vinta, conclude il ministro, sarà decisiva la capacità degli alleati di finanziare senza ritardi la prossima generazione di tecnologie militari ucraine.


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