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Lampedusa e la dirompente simbologia del papa

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Tre ore di storia con il pensiero al dramma dei migranti. Diversi i momenti salienti della trasferta lampo del pontefice nell’isola simbolo dei drammi del Mediterraneo: l’omaggio ai migranti morti nel Canale di Sicilia, la preghiera al cimitero, l’omaggio alla Porta d’Europa, la messa al porto. Una visita che ha un profondo significato simbolico. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Mentre Trump esalta sé stesso anteponendosi allo storico e attualissimo valore democratico della Costituzione americana, mentre la Russia ansima in attesa dell’epilogo di Putin, e l’Iran celebra il proprio funerale, papa Leone XIV benedice il mondo degli ultimi da Lampedusa, epicentro di un Mediterraneo crogiuolo della civiltà umana. Un umile gesto simbolico che sovrasta i deliri d’onnipotenza e il flagello fondamentalista.

Semplici parole di fede e di pace per arginare il volto tragico delle guerre e la disperazione dei migranti. Una simbologia che racchiude contenuti che trascendono le parole e si rivolgono direttamente all’inconscio collettivo.

Dalle divisioni del papa evocate da Stalin alla violenza verbale del turpiloquio di Trump, l’impatto del Vaticano sull’opinione pubblica mondiale si misura ora con la potenza simbolica dei gesti e del linguaggio di un pontefice che parla all’umanità.

È l’evoluzione della pedagogia dei gesti emblematici, inaugurata da Giovanni XXIII con lo struggente discorso alla Luna, affinata da Paolo VI con il pellegrinaggio a Gerusalemme e perfezionata durante tutto il pontificato di Karol Wojtyła, a cominciare dalla storica visita in Polonia che segnò l’inizio della fine del regime sovietico.

Dopo la prevalenza della dimensione mistica teologica di Ratzinger e dell’affabulazione gesuitica di papa Francesco, che nel 2013 caratterizzò la prima visita apostolica a Lampedusa con la denuncia della “globalizzazione dell’indifferenza”, papa Leone XIV rilancia in grande stile l’iconicità simbolica come potenzialità culturale contestualizzata nelle molteplici realtà che affliggono un’umanità dolente: conflitti, catastrofi naturali, esodo disperato di interi popoli, terrorismo, dittature, fame e malattie che divorano interi continenti, dall’Africa all’America latina.

Una pedagogia dei gesti emblematici non fine a sé stessa o, peggio, narcisistica, come è evidente nella sincera umiltà dell’atteggiamento schivo di Robert Francis Prevost, ma che rappresenta un vulcano di messaggi concreti, resi ancora più credibili ed efficaci perché fondati sull’esempio di una intera esistenza dedicata all’assistenza diretta degli ultimi, come quella del frate agostiniano in Perù, poi Vescovo, Cardinale e ora papa Leone XIV.

Una rivoluzionaria carica d’amore e di fede che da Lampedusa dal 267° Successore dell’Apostolo Pietro, rilancia all’attenzione delle donne e degli uomini di buona volontà di tutto il mondo.


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