Da quando gli Stati Uniti hanno messo mano al mercato petrolifero meno sfrutttato ma più potenzialmente redditizio del mondo, sulla compagnia statale un tempo feudo di Maduro, hanno cominciato a piovere contratti e joint venture. E a guadagnarci sono stati anche gli Usa
Lenta, ma inesorabile, prosegue l’apertura del potenzialmente gigantesco, ma molto poco sfruttato, mercato del petrolio venezuelano. Come raccontato in più occasioni da questo giornale, da quando Delcy Rodriguez ha preso le redini del Paese sudamericano che vanta nel sottosuolo un quinto delle riserve globali, molte cose sono cambiate. La compagnia statale Pdvsa, che Hugo Chavez e Nicolas Maduro volevano come longa manu del governo e poco altro, ha cominciato stipulare contratti, partnership. Insomma, a guardarsi attorno. Con il passo per la privatizzazione che diventa sempre più breve. Ruolo di play maker, quello degli Stati Uniti, i primi a cimentarsi con la liberalizzazione del mercato, sotto forma di chiamata a raccolta delle big oil straniere, Eni inclusa.
Pdvsa, in altre parole, sta lentamente tornando al modello di business occidentale, che privilegia i contratti di fornitura con i suoi partner di joint venture. Modello che potrebbe garantire a Pdvsa persino prezzi migliori negli accordi di vendita a lungo termine. Una svolta ancora più rilevante dopo i due devastanti terremoti del 24 giugno, il cui costo, per i soli danni agli edifici e alle infrastrutture, è stato stimato dalle Nazioni Unite in 37 miliardi di dollari, con le vittime salite nel frattempo a oltre 5.300. L’ultima in ordine di tempo è la raffineria statunitense Phillips, che da poco ha ripreso ad acquistare carichi spot da Pdvsa dopo una pausa di sette anni. A luglio, alla società sono stati assegnati tre carichi del greggio pesante da consegnare al principale porto petrolifero del Paese, Jose.
E il conto è presto fatto. Con il Venezuela che ora esporta oltre 1,2 milioni di barili al giorno di petrolio e carburante, in netto aumento rispetto a una media di 847 mila nel 2025, anche i principali partner della compagnia venezuelana stanno ampliando il loro approvvigionamento di petrolio sudamericano. E gli Stati Uniti? Anche qui il conto del libero mercato è presto fatto. L’amministrazione Trump ha ricavato quest’anno oltre 13 miliardi di dollari dalle vendite di petrolio venezuelano, sulla base delle entrate petrolifere stimate utilizzando i dati sulle spedizioni di petrolio greggio dal Paese a partire da gennaio, raccolti dalla piattaforma di analisi dati e spedizioni Kpler. Insomma, funziona.
















