Le forze armate Usa tornano ad acquistare i missili Patriot Pac-2 dopo oltre trent’anni per rafforzare le proprie scorte, mentre Lockheed Martin presenta Ace, un nuovo intercettore più economico pensato per aumentare la produzione e rispondere alla crescente domanda di difesa aerea
Negli Stati Uniti la pressione sulle scorte di missili Patriot continua a farsi sentire, e per far fornte alla carenza ci si muove in più direzioni, sia guardando in avanti che tornando indietro. Dopo oltre trent’anni, l’US Army ha infatti deciso di acquistare nuovamente missili Pac-2 nella versione più aggiornata Gem-T, affiancandoli ai più sofisticati Pac-3. Parallelamente, Lockheed Martin ha presentato il nuovo intercettore Adapted Capability Effector (Ace), progettato per ridurre i costi e aumentare rapidamente i volumi produttivi. Le due iniziative rispondono alla stessa esigenza di garantire un numero sufficiente di intercettori in uno scenario segnato dal consumo accelerato di munizioni in Ucraina e Medio Oriente.
La decisione dell’esercito americano rappresenta una svolta significativa. Raytheon ha confermato che il Pentagono ha effettuato il primo ordine domestico di nuovi Pac-2 Gem-T da oltre tre decenni, nell’ambito di un contratto assegnato ad aprile e valutato circa 442 milioni di dollari. Sebbene il PAC-3 resti il missile più avanzato della famiglia Patriot, il ritorno ai Gem-T riflette la necessità di incrementare rapidamente gli arsenali e di disporre di un intercettore meno costoso per affrontare una parte delle minacce senza ricorrere sempre ai più costosi Pac-3 Mse.
La scelta arriva mentre il Congresso americano chiede maggiore trasparenza sul livello delle scorte. La Commissione Forze Armate della Camera ha evidenziato come i recenti programmi di acquisizione abbiano privilegiato esclusivamente il Pac-3 Mse, chiedendo al Dipartimento dell’Esercito una valutazione sulla consistenza degli stock, sui fabbisogni futuri e sull’opportunità di incrementare nuovamente gli acquisti di Pac-2.
A rendere urgente il problema è il forte consumo di intercettori registrato negli ultimi mesi. Le operazioni contro l’Iran, la difesa di Israele e dei Paesi del Golfo e il continuo impiego dei Patriot da parte dell’Ucraina hanno messo sotto pressione una catena produttiva che già faticava a soddisfare la domanda internazionale. Le consegne ad alcuni clienti sono state rinviate e sia Raytheon sia Lockheed Martin stanno cercando di aumentare la capacità produttiva per rispondere agli ordini accumulati.
È in questo contesto che si inserisce il nuovo progetto Ace presentato da Lockheed Martin al Farnborough International Airshow. L’Adapted Capability Effector utilizza la stessa architettura di lancio, il sistema di comando e controllo e l’integrazione con l’Integrated Battle Command System dei Pac-3, ma impiega un motore, un radar e un’elettronica semplificati per ridurre drasticamente il costo unitario. L’obiettivo è offrire un intercettore capace di affrontare velivoli, missili da crociera e missili balistici a corto raggio, senza ricorrere sempre alle prestazioni del più sofisticato Pac-3 Mse.
Secondo Lockheed Martin, l’Ace non è pensato per contrastare le minacce balistiche più avanzate né per l’intercettazione di droni, ma per colmare quella fascia intermedia di minacce che oggi obbliga a utilizzare missili molto costosi. Anche gli analisti del Center for Strategic and International Studies sottolineano come gli alleati abbiano bisogno non solo di aumentare la produzione dei Pac-3, ma anche di disporre di alternative più economiche, poiché “non tutte le minacce richiedono la massima capacità disponibile”.
Lockheed punta ad avviare la produzione dell’Ace entro il 2028, o anche prima qualora governi e industria accelerassero gli investimenti e la cooperazione internazionale. Il nuovo missile viene proposto innanzitutto ai diciotto Paesi che già impiegano il sistema Pac-3, con la prospettiva di programmi di sviluppo e produzione condivisi, soprattutto in Europa.
















