La sanzione inflitta a Big G è l’ultima goccia in un vaso già all’orlo. I rappresentanti americani si scagliano contro Bruxelles e chiedono una collaborazione diversa, basata sul rispetto reciproco e volta alla realizzazione di un futuro comune. Al momento infatti le idee collidono tra le due sponde dell’Atlantico
Non si placano le polemiche in seguito alla multa inflitta dall’Unione europea a Google. La società americana è stata sanzionata per 890 milioni di euro, una cifra che rappresenta la somma di due violazioni del Digital Markets Act. Rinnovando lo scontro tra le due sponde dell’Atlantico, che sulla tecnologia faticano ad intendersi.
Il primo a lamentarsi è l’ambasciatore americano presso l’Unione europea, Andrew Pudzer. La multa, scrive in un post su X, “è l’ultimo esempio di come Bruxelles utilizzi la regolamentazione come uno strumento grossolano contro l’innovazione americana. Basta così!”. Un messaggio durissimo, con tanto di avvertimento. “Pur sostenendo la leale concorrenza, questa sanzione attuale ai sensi del Digital Markets Act rischia di raffreddare proprio quella dinamicità che guida il progresso tecnologico e porta benefici agli utenti ovunque. Gli Stati Uniti rimangono impegnati per mercati aperti, stato di diritto e concorrenza autentica”. L’invito rivolto agli europei è dunque di “lavorare con noi in modo collaborativo su standard che favoriscano l’innovazione anziché proteggere i giocatori legacy o punire i leader di mercato semplicemente per essere efficaci. La leadership tecnologica americana – ricorda Pudzer – rafforza l’alleanza transatlantica. Manteniamola così”.
A pesare è anche la conferma da parte della Corte di Giustizia Ue, che a inizio mese ha confermato la legittimità di un’altra multa inflitta dall’Europa a Google per aver abusato della sua posizione nel 2018. Non una sanzione qualsiasi, ma ben 4,1 miliardi di euro di penale da pagare. “Da sola ha finanziato il 2% dell’intero bilancio dell’Ue. Il contributo involontario di Google al bilancio europeo è ora maggiore di quello di due terzi degli Stati membri”, ricorda il sottosegretario di Stato americano Jacob Helberg. Il messaggio pubblico sul suo account social è molto simile a quello di Pudzer. Anche Helberg infatti scrive: “Basta così!”. Poi si scaglia contro il regolamento europeo. “Per come viene applicato, il Digital Markets Act non arbitra il gioco”, piuttosto “penalizza i vincitori per il crimine di aver vinto. Questo gela quel dinamismo che ha dato agli europei ovunque strumenti più economici, prodotti migliori e informazioni più libere”, rivendica. Ora è tempo di cambiare. “Esortiamo i nostri partner europei a costruire il futuro al nostro fianco, piuttosto che punire coloro che sono abbastanza coraggiosi da raggiungerlo per primi”.
Infine, tocca al rappresentante per il commercio Usa, Jamieson Greer. Anche lui ricorda che il totale delle multe inflitte a Google dai guardiani europei è una cifra che fa impallidire rispetto al bilancio dell’Ue. Se poi si aggiunge “il recente annuncio del più grande prestito garantito (3 miliardi di euro, ndr), appare chiaro che l’Ue continua a prendere di mira le aziende statunitensi più competitive”, scrive il funzionario di Washington. “L’Ue afferma spesso di voler garantire stabilità e prevedibilità alle nostre relazioni commerciali, ma queste azioni stanno generando un’enorme incertezza per le esportazioni di beni e servizi statunitensi verso l’Europa. Stiamo cercando di risolvere le nostre preoccupazioni in merito al Dma e ad altre misure dell’Ue attraverso un dialogo responsabile e costruttivo”. Tuttavia, “un vero dialogo può avvenire solo in un periodo di tregua. Le recenti azioni dell’Ue minano questi sforzi e rappresentano un rischio concreto per la stabilità transatlantica in materia di scambi commerciali”. L’avvertimento non poteva essere più chiaro di così.
















