Skip to main content

Serve trasparenza sui dati per un’alfabetizzazione sanitaria autentica. Parla Enrica Giorgetti

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Da poco nominata presidente del Cda di Fondazione Msd, Enrica Giorgetti analizza lo stato della salute pubblica in Italia: dal peso crescente della health literacy alla fiducia nella scienza dopo la pandemia, dalla disinformazione generata dall’IA fino ai ritardi del Fascicolo Sanitario Elettronico

Il peso della health literacy nelle politiche sanitarie, la fiducia nella scienza da ricostruire dopo la pandemia, il rapporto ambivalente tra intelligenza artificiale e disinformazione, l’empowerment del paziente nell’era della sanità digitale, le competenze da costruire per il futuro: sono i nodi al centro di questa intervista a Enrica Giorgetti, nominata lo scorso 8 luglio presidente del Consiglio di amministrazione di Fondazione Msd, l’ente non profit che da vent’anni promuove cultura della salute e alfabetizzazione sanitaria in Italia. Per Giorgetti si tratta dell’approdo più recente di un percorso ai vertici dell’industria farmaceutica italiana: per due decenni, dal 2005 al 2025, ha guidato Farmindustria come direttrice generale, contribuendo a posizionare il settore come leva strategica per innovazione, ricerca e salute pubblica, e ha rappresentato il comparto a livello europeo e internazionale in Efpia e Ifpma, oltre ad aver ricoperto incarichi di vertice in Confindustria e Leonardo.

Negli ultimi anni il dibattito sulla sanità si è concentrato soprattutto sulle nuove tecnologie e sull’accesso all’innovazione, mentre è rimasto più sullo sfondo il tema della capacità dei cittadini di orientarsi tra informazioni, servizi e percorsi di cura. Quanto dovrebbe pesare oggi la health literacy nelle politiche sanitarie?

Molto di più, perché il desiderio di salute è cresciuto, le fonti di informazione informale si sono moltiplicate in modo esponenziale, i pericoli sono cresciuti insieme alle opportunità. Dobbiamo quindi chiedere trasparenza e affidabilità delle fonti informative per un’autentica e utile alfabetizzazione sanitaria.

La pandemia ha modificato profondamente il rapporto tra cittadini, istituzioni e comunità scientifica. Qual è oggi la principale sfida da affrontare per ricostruire e consolidare la fiducia nella scienza?

La medicina occidentale è fondata sull’evidenza scientifica. L’intelligenza artificiale consente di raccogliere ed elaborare dati con grande velocità. Possiamo e dobbiamo comunicarli con modalità accessibili anche al grande pubblico, opponendoli a teoremi indimostrati e pregiudizi.

La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa rende sempre più semplice produrre contenuti sanitari credibili nella forma, ma non necessariamente corretti. Come cambia, in questo scenario, il contrasto alla disinformazione e quali responsabilità spettano alle istituzioni, ai media e agli attori della salute?

Le istituzioni hanno il compito di vigilare sulla riservatezza, la trasparenza e la correttezza dei dati; l’informazione ha la responsabilità di verificare le fonti evitando allarmi sociali infondati. Può essere utile una Carta di autodisciplina degli operatori dell’informazione in materia sanitaria.

La sanità digitale mette a disposizione dei cittadini una quantità crescente di informazioni e strumenti, ma richiede anche nuove capacità per utilizzarli in modo consapevole. Come cambia il concetto di empowerment del paziente e come si può evitare che l’innovazione finisca per ampliare le disuguaglianze?

Mentre parliamo siamo ancora, nei fatti, lontani dall’unico Fascicolo Sanitario Elettronico, perché i sistemi informativi dei servizi sanitari non sono largamente interoperabili. È un limite gravissimo, che priva il personale sanitario di informazioni necessarie, soprattutto nelle situazioni emergenziali. Ed è un limite non meno grave per la consapevolezza e la collaborazione del cittadino.

Le trasformazioni in corso richiederanno competenze sempre più trasversali, capaci di tenere insieme conoscenze scientifiche, tecnologie digitali, comunicazione e comprensione dei bisogni delle persone. Su quali professionalità e percorsi formativi sarà necessario investire nei prossimi anni?

Più che di specifiche professionalità, che rischiano di irrigidire competenze in continuo movimento, parlerei di percorsi formativi di partenza che insegnino a imparare con continuità gli elementi fondamentali – tecnologici, scientifici, esperienziali – della salute umana, secondo un approccio necessariamente olistico.

Recentemente è stata nominata presidente del Cda di Fondazione Msd, impegnata sin dalla sua nascita nella promozione dell’health literacy. In una fase segnata dall’invecchiamento della popolazione, dall’accelerazione tecnologica e dalla crescente complessità dell’informazione, che tipo di contributo può dare Fondazione Msd?

Fondazione Msd ha compiuto lo scorso anno 20 anni e sin dalla sua nascita ha scelto di investire nella diffusione della cultura della salute, nella promozione di un’informazione corretta e nel rafforzamento della consapevolezza dei cittadini. È un percorso già tracciato dai suoi fondatori e da coloro che negli anni hanno contribuito a consolidarne identità, autorevolezza e ambiti di impegno.

Il mio contributo si inserisce nel solco della storia di Fondazione Msd e del lavoro portato avanti dai suoi organi e dalla sua struttura, con l’obiettivo di custodirne i valori e accompagnarne l’evoluzione di fronte alle nuove sfide. Nel mio ruolo contribuirò a garantire che i progetti – proposti dalla direttrice Marina Panfilo, affiancata dalla responsabile scientifica Claudia Rutigliano e dal Comitato tecnico scientifico presieduto dal professor Andrea Grignolio – siano in linea con gli obiettivi culturali statutari della Fondazione.

In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’accelerazione tecnologica e dalla crescente complessità dell’informazione, sono certa che Fondazione Msd potrà continuare a svolgere un compito essenziale: promuovere health literacy, prevenzione e fiducia nella scienza, aiutando le persone a orientarsi in modo più consapevole nelle scelte che riguardano la salute e rafforzando la capacità dei cittadini di essere protagonisti attivi del proprio percorso di cura, contribuendo – a partire dai più giovani – a far crescere una comunità più informata, responsabile e solidale.


×

Iscriviti alla newsletter