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Gli Usa lanciano la coalizione sul 6G. E c’è anche l’Italia

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L’Italia ha aderito alla partnership globale promossa dall’amministrazione Trump per accelerare lo sviluppo di reti 6G “sicure”. L’iniziativa punta a coordinare le principali democrazie industriali prima che la nuova generazione di telecomunicazioni arrivi sul mercato, con l’obiettivo di limitare l’influenza cinese nella definizione delle future infrastrutture digitali

L’Italia ha aderito alla partnership globale lanciata dall’amministrazione Trump per accelerare lo sviluppo di reti wireless 6G sicure, canale attraverso cui Washington punta a contenere l’influenza della Cina sulla prossima generazione delle telecomunicazioni.

Quella di Roma è una scelta che si inserisce in un più ampio processo di coordinamento tra gli alleati occidentali sulle tecnologie considerate strategiche. L’adesione arriva per esempio mentre prende forma un’altra iniziativa americana, Pax Silica, dedicata alla costruzione di catene del valore sicure per l’intelligenza artificiale, alla quale l’Italia potrebbe unirsi nei prossimi giorni (nonostante gli ultimi svarioni). I due dossier sono distinti, ma riflettono una stessa impostazione: costruire un ecosistema tecnologico fondato su standard condivisi, filiere affidabili e cooperazione tra Paesi considerati partner di fiducia, che comprenda tutta la catena del valore.

La nuova iniziativa, denominata Call to Action for 6G Leadership and Security, riunisce oltre venti governi tra Europa, Indo-Pacifico ed emisfero occidentale. Oltre all’Italia partecipano, tra gli altri, Regno Unito, Francia, Germania, Giappone, Corea del Sud, Australia, Canada e Svezia. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la cooperazione sul 6G nei prossimi dodici mesi attraverso punti di contatto permanenti tra i governi, condivisione di risorse tecniche, coordinamento sulla sicurezza delle reti e preparazione della futura commercializzazione della tecnologia.

La differenza rispetto alla stagione del 5G è proprio nei tempi. Anni fa, quando l’attuale rete di telecomunicazioni più rapida e avanzata fu lanciata e attuata, gli Stati Uniti si trovarono a contrastare la diffusione globale di Huawei e Zte quando entrambe avevano già conquistato posizioni rilevanti nei mercati internazionali – a cominciare da quelli europei, tra cui l’Italia. Da quel confronto nacque una lunga campagna diplomatica per convincere gli alleati a escludere i fornitori cinesi dalle infrastrutture critiche, accompagnata negli Stati Uniti da programmi per sostituire gli apparati già installati. Campagna che in molti casi non si è rivelata troppo produttiva.

Sul 6G Washington prova invece ad anticipare la competizione. La tecnologia è ancora nella fase di ricerca, gli standard devono essere definiti e la commercializzazione è attesa nel prossimo decennio. L’amministrazione Trump punta quindi a costruire una coalizione prima che il mercato si consolidi, così da arrivare con una posizione comune ai futuri passaggi negoziali e industriali che accompagneranno la nuova generazione delle comunicazioni mobili.

Non è un caso che il linguaggio dell’iniziativa sia centrato su sicurezza, resilienza, interoperabilità, supply chain e partner “trusted”, più che sulle prestazioni tecnologiche delle reti. La competizione viene descritta sempre meno come una corsa all’innovazione e sempre più come una partita sulla governance delle infrastrutture digitali. L’obiettivo è fare in modo che gli standard, l’architettura delle reti e le filiere produttive vengano definiti all’interno di un perimetro di Paesi allineati.

Anche l’intelligenza artificiale entra esplicitamente in questa architettura. Il documento afferma che una AI “trusted” sarà centrale nello sviluppo e nel funzionamento delle future reti 6G, riconoscendo una convergenza tra telecomunicazioni e AI che fino a pochi anni fa veniva trattata come due ambiti distinti. È questo uno degli elementi che rende coerente il possibile coinvolgimento italiano anche in Pax Silica, iniziativa che guarda alla sicurezza delle catene del valore dell’intelligenza artificiale.

L’iniziativa americana risponde anche a un calendario preciso. Washington vuole rafforzare il coordinamento tra gli alleati prima dei prossimi appuntamenti internazionali dedicati alle radiocomunicazioni, dove saranno discusse decisioni destinate a influenzare l’evoluzione del 6G. Il programma prevede una serie di traguardi operativi già nei prossimi mesi, fino a un incontro in presenza il prossimo anno per valutare l’evoluzione del quadro strategico insieme ai principali attori industriali.

Per l’Italia, l’adesione consolida una linea di crescente convergenza con gli Stati Uniti sui dossier tecnologici più sensibili. Un tassello di una strategia più ampia: evitare che la competizione con Pechino si giochi soltanto sul terreno industriale e spostarla, fin dalle fasi iniziali, sulla definizione delle regole, degli standard e delle alleanze che accompagneranno la prossima generazione delle infrastrutture digitali.


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