Solo sulla base di mutui impegni tangibili la fiducia evocata dalla Pax Silica potrà tradursi in realtà, contribuendo a preservare e promuovere i valori di democrazia e libertà che caratterizzano la civiltà occidentale e che dovrebbero guidare anche il futuro dell’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale. Il commento di Stefano da Empoli, presidente di I-Com, Istituto per la Competitività
È ormai chiaro a tutti e non solo agli addetti ai lavori come la competizione nel campo dell’intelligenza artificiale sia decisiva da un punto di vista sia economico che geopolitico ma che si giochi non solo sul terreno dei migliori modelli. Che non sono di certo una commodity come qualcuno incautamente li definisce ma si poggiano comunque su uno stack tecnologico molto più ampio e decisivo ai fini di una vera sovranità digitale.
Per questo, iniziative come la Pax Silica, l’iniziativa internazionale promossa dagli Stati Uniti a partire dal dicembre 2025 con l’obiettivo di costruire un ecosistema di alleanze economiche e tecnologiche tra Paesi considerati “trusted partners” per garantire la leadership occidentale nell’era dell’intelligenza artificiale, rivestono potenzialmente un’importanza straordinaria. Anche perché si tratta forse della principale iniziativa multilaterale creata e promossa dall’amministrazione Trump. Con grandi ambizioni. A differenza di accordi settoriali limitati ai semiconduttori, la Pax Silica punta infatti a coprire l’intera catena del valore dell’IA, dalle materie prime critiche fino ai modelli di IA e alle infrastrutture digitali.
Dopo qualche esitazione iniziale e i recenti venti di tempesta che hanno scosso per qualche tempo le relazioni del governo Meloni con l’amministrazione Trump, l’adesione dell’Italia rappresenta una novità importante, sia per gli aspetti politici più generali che per quelli più strettamente legati all’IA e alle materie ad essa connesse. Una buona notizia per gli Stati Uniti, che aggiungono un altro grande Paese europeo a Germania e Regno Unito, ma soprattutto per l’Italia, che è in buona compagnia insieme a tutti i principali campioni tecnologici europei, Francia a parte, e insieme anche a Olanda, Finlandia e Svezia (oltre alla Grecia di Mitsotakis in eccellenti rapporti con gli Usa di Trump). Tra l’altro, a riprova che stavolta non c’è alcuno strappo rispetto a presunte ortodossie europeiste, nell’elenco degli aderenti compare anche l’Unione europea.
Naturalmente, a questo punto viene la parte più difficile, cioè passare dalle dichiarazioni di principio a fatti concreti, con alcune prime iniziative già in rampa di lancio come il progetto pilota a Panama, uno dei principali chokepoint mondiali anche per la filiera dell’IA e la foundry school in collaborazione con la Stanford University. Con la legittima aspirazione da parte degli Stati Uniti e degli altri firmatari (al momento oltre all’Ue 24 paesi, tra i quali i pesi massimi asiatici India, Giappone e Corea del Sud) che si giunga a decisioni coordinate, nella consapevolezza che nessun Paese, neppure gli Stati Uniti, possono crearsi una catena del valore dell’IA autosufficiente più performante in tutti i suoi strati rispetto a singoli contributi di altri Paesi.
Se dunque da parte degli Stati Uniti è lecito aspettarsi dagli altri partner coerenza e anche lealtà ai principi enunciati nei documenti già prodotti nell’alveo dell’alleanza tecnologica, da ultimo la dichiarazione congiunta sulle opportunità dell’IA di fine giugno, da parte degli altri partecipanti, Italia inclusa, ci si dovrebbe augurare che l’approccio multilaterale Usa, promosso dal sottosegretario di stato all’economia Jacob Helberg, ideatore della Pax Silica, non rimanga un episodio isolato ma sia destinato a diventare la normalità, almeno per quanto riguarda il dominio sul quale agisce.
E allora, tanto per fare un esempio concreto, futuri provvedimenti dello stesso tenore di quelli che hanno temporaneamente ristretto l’accesso ai modelli più avanzati di Anthropic ai soli cittadini americani sappiano distinguere tra i Paesi firmatari dell’alleanza e gli altri. Solo in questo modo, sulla base di mutui impegni tangibili, quella fiducia tra trusted partner, evocata dai documenti della Pax Silica, potrà diventare realtà e dare un futuro alla promozione dei valori di democrazia e libertà che attribuiamo con giusto orgoglio alla civiltà occidentale e che ci auguriamo possano caratterizzare il futuro dell’umanità anche nell’era dell’IA.
















