Tra ambiguità sulla Nato, posizioni oscillanti sulla guerra in Ucraina e rapporti trasversali con Washington, Giuseppe Conte rafforza il proprio peso politico. Ma la crescita del leader M5S si intreccia con l’ascesa di Roberto Vannacci, che ne amplifica e consolida la sfida al sistema. L’analisi di Francesco Sisci
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha davvero scelto di essere filorusso e chiede l’uscita dell’Italia dalla Nato? Le sue dichiarazioni al riguardo lo lasciano intendere senza però dirlo fino in fondo. Sembra battere la grancassa pacifinta ma senza davvero impegnarsi chiaramente. Sono affermazioni furbe, pensate col bilancino di un contratto ambiguo, il cui il contraente si lascia ampi margini di confusione per potere cambiare posizione una volta al potere.
Il calcolo pare infatti il seguente: forzare i suoi alleati di sinistra, e anche il governo, nella scelta fra l’alternativa “pace o guerra” in vista delle elezioni. Se Conte perde potrà accusare gli avversari di essere per la guerra mentre lui è per la pace; se vince può azzeccare i vari garbugli del suo vago contratto elettorale per girare come gli converrà.
Il ricatto politico di Conte si moltiplica in potenza perché trova un contraltare, più duro e puro, nella sfida a destra di Roberto Vannacci. L’ex generale Nato, che oggi con la Nato sembra non voler avere a che fare, è molto più filorusso, e non si sa se farebbe un capitombolo di alleanze in vista di una qualche poltrona.
Non è un mistero, e anzi se ne fa un vanto, che a differenza di Vannacci, Conte ha avuto una benedizione per il suo secondo governo dal presidente americano Donald Trump. Inoltre, continua a coltivare rapporti con il capo di stato Usa attraverso il suo rappresentante Paolo Zampolli.
Quello di Conte non è alta diplomazia, ma un trucco per bambini, come rubare un nasino chiudendo il pollice tra indice e medio. Per sconfiggerlo basterebbe che tutti gli altri (resto di opposizione e governo) dicessero che Conte non è serio, che è troppo compromesso e compromettente, e che la difesa e la Nato non è un’opzione come la panna sul gelato (la vuoi o non la vuoi sul cono?), ma una linea invalicabile. Bisogna essere per la Nato senza se e senza ma altrimenti si è fuori per sempre dal governo. Per farlo però governo e opposizione dovrebbero avere il coraggio di affrontare una lotta che potrebbe diventare aspra e incerta, specie per la presenza ancora più sfuggente di Vannacci.
Bisognerebbe che gli altri partiti, singolarmente o insieme, andassero dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (con cui Conte dice di avere un rapporto cordiale) e anche in certi corridoi Vaticani (dove Conte dice di essere di casa) e in America (dove Conte ostenta il “suo” Zampolli) per denunciare con forza le pelose ambiguità di Conte e pretenderne la censura. Ciò comporta anche il rischio che qualcosa nel processo vada storto.
In qualche modo De Gasperi e la Dc dopo la fine della Seconda guerra mondiale fecero questo, sfidando il Pci di Togliatti e i suoi. Andò bene per loro, ma sarebbe potuta andare male e l’Italia avrebbe potuto avere una guerra civile come quella della Grecia nel 1947.
Per farlo però, come si direbbe in certe parti del Meridione, “te la devi sentire”, devi essere sofisticato e articolato perché con questi interlocutori ci vuole cultura. Conte, diversamente da altri, non sarà un genio della lampada, ma ha studiato ed è un furbo di tre cotte.
Così invece che esporsi in un chiaro scontro frontale è più facile che tutti i partiti cerchino patti o accordi sottobanco con Conte, sperando in una furbata in scivolata, un goal al 90° minuto. Ma in questi giochetti Conte è messo meglio. Vannacci in ciò lo favorisce.
Inoltre, guardando il modesto curriculum di Conte, a confronto del ben più illustre CV del generale, facile pensare che se la scelta deve essere filorussa, meglio stare con Mosca con una persona più seria come Vannacci. Quindi la forza di ricatto di Conte è destinata a crescere così come le possibilità che ritorni presidente del Consiglio o comunque diventi capo dell’opposizione.
Contro di sé Conte ha in realtà solo sé stesso: una faccia da bugiardo matricolato e un’ansia di potere senza scrupoli, riconoscibili da ogni italiano medio e comprovati dai suoi mediocri successi elettorali. Ma nell’Italia che deve arrangiarsi con quello che ha forse bisogna prepararsi a questo: che al governo o all’opposizione Conte riesca a dominare il dibattito. O che comunque Conte così facendo e dall’alto delle sue ansie spiani la strada al generale.
Tranquilli tutti però, se gli Usa chiameranno un governo Conte manderà truppe e armamenti senza esitazioni e dubbi, magari passando tutte le informazioni anche ai Russi. Bisognerà capire se Usa e Ue ci starebbero a quel punto. Forse se davvero si arrivasse a tanto, Vannacci supererebbe Conte nella fuga finale. Ma a quel punto davvero ogni calcolo potrebbe saltare.
















