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Un’Italia che chiede serietà. Il significato politico delle 50mila firme per la proposta Cottarelli

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La campagna “Quanto mi costa?”, promossa dalla Fondazione Luigi Einaudi e da Carlo Cottarelli, raggiunge quota 50mila firme verificate. Al centro, la richiesta al Parlamento di discutere una legge che imponga ai partiti programmi elettorali trasparenti, con costi e coperture finanziarie delle proposte sottoposti alla valutazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Una battaglia culturale contro slogan e promesse senza sostenibilità, per riportare competenza, responsabilità e qualità istituzionale al centro del confronto democratico

Meno di un mese fa la Fondazione Luigi Einaudi e il professor Carlo Cottarelli hanno lanciato la campagna “Quanto mi costa?”, per chiedere al Parlamento di discutere un disegno di legge (“Misure per la trasparenza dei programmi elettorali dei partiti”) che propone finalmente alla politica di presentare ai cittadini programmi elettorali seri e trasparenti.

Il testo, presentato a inizio legislatura dallo stesso Cottarelli, è ancora dormiente negli uffici del Senato.

L’aspetto centrale della nostra campagna è la petizione online che abbiamo pubblicato per chiedere il sostegno dei cittadini, nella consapevolezza che, di fronte a una risposta significativa, l’iniziativa avrebbe assunto maggiore forza. Ecco, quella risposta c’è stata e, siamo convinti, continuerà a esserci nelle prossime settimane.

Questa mattina la petizione – per firmarla basta andare sul sito della Fondazione Luigi Einaudi – ha raggiunto quota 50mila firme verificate: un risultato di grande valore civile e politico, ma soprattutto la dimostrazione che in Italia esiste una parte consistente dell’opinione pubblica che non si rassegna al populismo e alle semplificazioni.

C’è un Paese, che siamo felici di aver stimolato, che chiede serietà, competenza, responsabilità e istituzioni più forti.

Le decine di migliaia di cittadini che hanno sottoscritto la petizione appartengono a culture politiche diverse, ma sono accomunati dalla convinzione che le grandi riforme debbano nascere dal merito delle idee e non dalla propaganda.

È questo il significato più autentico di “Quanto mi costa?”: aver dato voce a un fronte civico, unitario e autenticamente liberale.

La collaborazione tra la Fondazione Luigi Einaudi e il professor Carlo Cottarelli dimostra che in questo Paese si possono unire competenze, esperienze e sensibilità differenti quando l’obiettivo è l’interesse generale.

Non un’iniziativa di parte, ma una proposta rivolta a tutti coloro che credono nella forza della ragione, nella responsabilità dei conti pubblici, nelle libertà individuali e nella qualità delle istituzioni democratiche. Possiamo dirlo: un’Italia einaudiana.

Per chi ancora non lo sapesse, il disegno di legge stabilisce che i programmi elettorali per le elezioni politiche dovranno indicare obbligatoriamente non solo quello che i partiti propongono di fare, ma anche il costo delle misure e le relative fonti di finanziamento.

Per evitare che le previsioni dei partiti siano irrealistiche, il testo affida all’Ufficio Parlamentare di Bilancio, come avviene in altri Paesi europei, il compito di fornire una valutazione su quanto indicato nei programmi.

La Fondazione Einaudi crede fortemente in questa battaglia innanzitutto culturale ancor prima che politica. Se approvata, la legge consentirebbe al Paese di mettersi alle spalle la stagione insopportabile degli slogan e delle promesse irrealizzabili e irrealizzate. Una rivoluzione. Non si tratta di limitare la libertà politica dei partiti, né di impedire proposte ambiziose, si tratta di rendere il confronto politico più rispettoso dei cittadini.

Questo primo obiettivo raggiunto delle 50mila firme ci incoraggia a proseguire con ancora maggiore determinazione, all’insegna della serietà, della responsabilità e della trasparenza.

Lo spirito che ha animato questa iniziativa continuerà a guidare il nostro impegno: unire, non dividere; convincere, non gridare; riformare, non conservare privilegi.

È questa la tradizione liberale che la Fondazione Luigi Einaudi intende continuare a rappresentare.


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