La Cina inaugura il primo servizio regolare di trasporto container attraverso la Rotta del Mare del Nord, riducendo fino alla metà i tempi di navigazione verso l’Europa. La nuova “Ice Silk Road” rafforza il ruolo strategico dell’Artico e consolida la cooperazione con la Russia in un contesto segnato dalle tensioni nel Mar Rosso e nei principali choke point marittimi
Con le tensioni che continuano a minacciare alcuni dei principali choke point del commercio mondiale, dallo stretto di Hormuz a Bab el-Mandeb, la Cina accelera sulla ricerca di rotte alternative verso l’Europa. E lo fa riscoprendo la via polare, come mostrato dal lancio del primo servizio regolare di trasporto container attraverso l’Artico. La compagnia cinese Sea Legend inaugurerà questa settimana una linea settimanale tra Ningbo, sulla costa orientale della Cina, e il porto britannico di Felixstowe. L’azienda ha ribattezzato il collegamento “Ice Silk Road”, richiamando la Nuova Via della Seta e il crescente interesse di Pechino per le rotte polari.
Il vantaggio è soprattutto nei tempi. Il viaggio, che lungo la rotta tradizionale richiede circa quaranta giorni, potrà essere completato in circa venti, a seconda delle condizioni dei ghiacci. Nell’estate artica il ghiaccio marino si ritira infatti a sufficienza da consentire il transito anche a navi prive di capacità rompighiaccio. La nuova rotta risponde anche alla crescente instabilità delle vie marittime tradizionali. Gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e le ricorrenti tensioni attorno a Hormuz hanno riportato al centro del dibattito la vulnerabilità delle principali arterie commerciali mondiali. Per gli armatori, il passaggio artico rappresenta quindi un’opportunità per ridurre tempi, costi e rischi geopolitici.
La crescita del traffico conferma questa tendenza. Nell’estate del 2025 sono stati registrati 23 transiti commerciali lungo la Northern Sea Route, contro i 15 dell’anno precedente. Parallelamente aumenta anche la domanda di navi di classe ghiaccio, sempre più richieste per operare nelle acque polari. Per Mosca lo sviluppo della rotta rappresenta un importante vantaggio strategico. L’intero corridoio è infatti amministrato da Rosatom, che rilascia le autorizzazioni alla navigazione lungo i diversi settori della Northern Sea Route. L’aumento del traffico rafforza così il ruolo della Russia come attore indispensabile nella gestione delle future vie commerciali artiche. Per Pechino, invece, la “Via della Seta di Ghiaccio” è un tassello della strategia di diversificazione logistica. Ridurre la dipendenza da Suez, Hormuz, Bab el-Mandeb e dagli altri choke point significa rendere più resilienti le catene di approvvigionamento cinesi e limitare gli effetti di eventuali crisi geopolitiche.
Non mancano però le criticità. Molti operatori occidentali, tra cui Maersk, continuano a evitare la rotta sia per motivi ambientali sia per le implicazioni politiche legate alla cooperazione con la Russia. Il rapido scioglimento dei ghiacci rende infatti sempre più accessibile l’Artico, ma evidenzia anche gli effetti del cambiamento climatico su uno degli ecosistemi più fragili del pianeta. Restano inoltre rilevanti le sfide operative. La navigazione deve rispettare il Polar Code dell’Organizzazione marittima internazionale e fare i conti con ghiaccio mobile, infrastrutture di soccorso limitate e difficoltà nelle operazioni di emergenza. Secondo Allianz, negli ultimi dieci anni nell’Artico si sono verificati oltre 500 incidenti marittimi, quasi la metà dei quali causati da guasti meccanici.
La combinazione tra cambiamento climatico, ricerca di maggiore efficienza logistica e instabilità geopolitica sta quindi trasformando la Rotta del Mare del Nord da percorso sperimentale a nuova direttrice del commercio globale, destinata ad accrescere il peso strategico di Cina e Russia nell’Artico.
















