Il Pentagono ha lanciato il Golden Dome for America ecosystem hub, una piattaforma pensata per mettere in contatto diretto il programma con contractor, startup, investitori e centri di ricerca. Le aziende potranno presentare tecnologie e consultare indicazioni sui capability gap ancora aperti, mentre il Program office punta ad ampliare la base dei fornitori, ridurre le dipendenze industriali e accelerare l’ingresso di nuove soluzioni nello scudo antimissile americano
Il Pentagono ha aperto un canale diretto tra Golden Dome e le aziende chiamate a contribuire allo sviluppo dello scudo antimissile americano. Dall’11 agosto contractor tradizionali, società tecnologiche, startup, investitori e centri di ricerca possono registrarsi al Golden Dome for America ecosystem hub, presentare le proprie capacità e consultare indicazioni non classificate sui gap che il programma deve ancora colmare. A guidare l’iniziativa è il generale della U.S. Space force Michael Guetlein, direttore di Golden Dome for America, che punta a utilizzare il portale per ampliare la base industriale coinvolta e accelerare l’ingresso di nuove tecnologie nel programma.
Il nuovo canale tra Golden Dome e industria
La novità più rilevante riguarda i cosiddetti demand signals. Il Program office intende pubblicare informazioni aggiornate sulle capacità di cui Golden Dome ha bisogno, consentendo alle imprese di orientare ricerca e investimenti verso esigenze già individuate dal Pentagono. Le aziende possono anche caricare concept e sottoporre direttamente le proprie soluzioni ai responsabili del programma, senza attendere necessariamente l’apertura di una specifica opportunità contrattuale.
Il portale interviene quindi prima della fase di acquisizione vera e propria. Golden Dome indica i problemi tecnologici da affrontare e amplia il numero dei soggetti che possono proporre una risposta. Guetlein aveva spiegato già a maggio che dall’Ecosystem hub sarebbero dovute nascere “discussioni trasparenti” con l’industria, chiedendo alle aziende di diventare partner capaci di “aiutarmi a risolvere i miei problemi”.
L’iniziativa era infatti partita prima dell’apertura del sito. L’Ecosystem hub era stato istituito ad aprile e Guetlein lo aveva definito un “one-stop-shop for industry”. A maggio il generale aveva già incontrato più di 400 aziende, mentre il suo team raccoglieva proposte e forniva feedback. La piattaforma rende ora quel rapporto permanente e accessibile a una platea più ampia.
Non solo i grandi contractor
Il Pentagono vuole coinvolgere anche soggetti che normalmente rimangono più lontani dai grandi programmi di difesa. Tra i destinatari del portale compaiono aziende commerciali, startup e venture capitalist. Questi ultimi possono utilizzare i demand signals per individuare tecnologie sulle quali esiste una domanda governativa, mentre le imprese ottengono indicazioni più precise su dove indirizzare ricerca e sviluppo.
Le capacità richieste confermano l’ampiezza industriale di Golden Dome. Il programma deve integrare radar e sensori, sistemi spaziali, intercettori, comunicazioni e comando e controllo, ma anche software, intelligenza artificiale, cybersecurity e altre tecnologie necessarie a collegare i diversi livelli dell’architettura. Non si tratta quindi soltanto di selezionare nuovi sistemi d’arma, ma una parte del lavoro consiste nel far comunicare capacità sviluppate da programmi e fornitori differenti e inserirle in una rete comune.
Anche la supply chain sotto esame
L’Ecosystem hub avrà anche una funzione di controllo sulla base industriale. Golden Dome vuole utilizzarlo per individuare vulnerabilità cyber, dipendenze nella supply chain e aree nelle quali può essere necessario aumentare il numero dei fornitori. Il programma aveva già incaricato società specializzate di analizzare in profondità le catene di fornitura delle aziende interessate, sia per verificare possibili rischi sia per capire dove diversificare.
La questione riguarda direttamente la possibilità di produrre su scala le tecnologie selezionate. Il nuovo sistema punta a ridurre il vendor lock-in, ovvero la dipendenza da un unico fornitore, e prevede che fornitori qualificati possano essere messi in contatto con strumenti di capitale utili ad aumentare la capacità produttiva.
Su questo approccio pesa anche la dimensione economica di Golden Dome. Guetlein indica in 185 miliardi di dollari le risorse necessarie per realizzare il programma e lega l’apertura al mercato alla necessità di controllarne i costi. “Stiamo utilizzando tecnologie commerciali già disponibili e favorendo un ambiente competitivo per ridurre i costi”, ha spiegato annunciando il portale.
L’Hub diventa così uno degli strumenti con cui Golden Dome prova a organizzare una base industriale molto più ampia di quella dei soli prime contractor. La sua incidenza dipenderà dalla qualità dei fabbisogni che il Program office renderà visibili e, soprattutto, dalla capacità di trasformare le tecnologie individuate attraverso questo nuovo canale in programmi finanziati e sistemi effettivamente integrati nello scudo americano.
















