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Falsi colloqui e siti-clone, così l’intelligence cinese cerca esperti occidentali

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Una piccola società australiana ha scoperto che qualcuno ne aveva copiato il nome, l’indirizzo e i contenuti per costruire una falsa società di consulenza. Il sito è tra i tredici sequestrati dall’Fbi nell’ambito di un’indagine su presunte attività di intelligence cinese. Gli obiettivi? Ex funzionari, militari ed esperti con accesso a informazioni sensibili. E l’intelligenza artificiale rende più semplice costruire le coperture

Per mesi alla Horizzen, una piccola società di consulenza australiana con sede a Brisbane, sono arrivate richieste piuttosto strane. Curriculum di esperti di difesa, telefonate, candidature per presunti posti di lavoro negli Stati Uniti. Il problema era semplice: Horizzen non stava assumendo nessuno.

La spiegazione è arrivata molto più tardi. Qualcuno aveva copiato online il nome della società, l’indirizzo, il numero di telefono e parte dei contenuti del suo sito per dare credibilità a una falsa società di consulenza che cercava esperti di difesa, politica e commercio.

Il sito è finito nell’inchiesta dell’Fbi sulle operazioni di reclutamento che le autorità americane attribuiscono a soggetti collegati all’intelligence cinese.

La vicenda è stata ricostruita nelle ultime ore dal Guardian Australia, che ha collegato il sito-clone della società di Brisbane a una delle tredici piattaforme sequestrate dal dipartimento di Giustizia americano lo scorso giugno. Il particolare australiano è nuovo. Il metodo, invece, è diventato abbastanza frequente da spingere i servizi occidentali a parlarne pubblicamente.

Una società vera per costruirne una falsa

Secondo il Guardian, Horizzen aveva iniziato a ricevere le prime comunicazioni anomale dalla metà del 2025. Solo un anno più tardi l’azienda ha scoperto che il dominio che ne imitava l’identità era stato sequestrato dalle autorità federali statunitensi nell’ambito di un’indagine di controspionaggio.

Il valore della copertura era precisamente nella sua banalità. Invece di inventare da zero un’impresa dai contorni inevitabilmente vaghi, chi aveva costruito la piattaforma aveva preso in prestito i dettagli di una società realmente esistente.

Il dipartimento di Giustizia americano sostiene che le tredici piattaforme sequestrate facessero parte di uno schema costruito per avvicinare cittadini statunitensi, compresi funzionari ed ex funzionari in possesso di autorizzazioni di sicurezza e quindi potenzialmente esposti a informazioni classificate.

I posti di lavoro pubblicizzati avevano titoli assolutamente ordinari: analista senior, consulente per gli affari internazionali, esperto di geopolitica. Gli annunci apparivano su piattaforme per professionisti e freelance e le materie richieste coincidevano, secondo gli atti giudiziari americani, con temi di interesse per il governo cinese.

Prima una ricerca, poi le informazioni riservate

Il meccanismo ricostruito dall’Fbi non prevedeva di chiedere immediatamente un documento classificato.

Il primo incarico poteva consistere nella produzione di un rapporto di ricerca, accompagnato da una remunerazione relativamente elevata. Una volta costruito il rapporto personale, al candidato potevano essere chieste informazioni sempre più difficili da reperire pubblicamente, fino alla richiesta di materiale proveniente da fonti interne.

Per rendere credibili le società venivano utilizzati contratti e accordi di riservatezza. Le comunicazioni potevano poi spostarsi su Telegram o altre applicazioni cifrate, mentre i pagamenti venivano effettuati attraverso conti intestati a identità fittizie o criptovalute.

Secondo il dipartimento di Giustizia, i siti utilizzavano alias, identità rubate e fotografie generate con l’intelligenza artificiale. Gli investigatori sostengono che lo schema fosse operativo almeno dal novembre 2023. Le persone dietro l’operazione hanno negato qualsiasi rapporto con un governo straniero.

Il mestiere più vecchio, con strumenti nuovi

L’elemento interessante non è tanto l’uso dell’intelligenza artificiale in sé. Una falsa fotografia o un sito generato rapidamente non sostituiscono le tecniche tradizionali dello spionaggio. Le rendono però più economiche e scalabili.

Costruire una copertura commerciale credibile richiedeva un tempo personale, documenti e infrastrutture. Oggi parte di quel lavoro può essere automatizzata: testi professionali, immagini di dipendenti inesistenti, profili social e interi siti possono essere prodotti rapidamente e modificati quando vengono scoperti.

È un moltiplicatore, non un nuovo mestiere. Lo ha spiegato indirettamente anche l’Fbi quando, annunciando il sequestro dei tredici domini, ha indicato proprio la combinazione tra contenuti generati dall’IA, piattaforme professionali e sistemi di pagamento online come una delle caratteristiche del metodo attribuito ai servizi cinesi.

La vulnerabilità sono le persone

Nessuno dei bersagli deve necessariamente considerarsi una spia. Un ex militare può ritenere di essere pagato per la propria esperienza. Un diplomatico in pensione può pensare di scrivere un’analisi. Un funzionario può convincersi che un’informazione sia innocua perché non formalmente classificata, pssaggio graduale che rende efficace il reclutamento. Il bersaglio può rendersi conto molto tardi che la domanda successiva non riguarda più ciò che sa per competenza professionale, ma ciò che conosce perché ha avuto un determinato incarico. Il rapporto pubblicato questa settimana dall’intelligence neozelandese descrive uno schema quasi identico: falsi consulenti o reclutatori che cercano funzionari ed ex funzionari tramite piattaforme professionali, commissionano inizialmente studi e analisi e successivamente chiedono informazioni privilegiate.

È difficile considerare la coincidenza irrilevante. Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e gli altri partner Five Eyes stanno cercando di portare una parte del controspionaggio fuori dagli uffici dei servizi e dentro le normali abitudini professionali di chi ha lavorato nelle istituzioni. Il caso Horizzen racconta bene il perché. Una società può essere coinvolta in un’operazione d’intelligence senza saperne nulla. Un candidato può finire nel radar di un servizio straniero pensando semplicemente di avere trovato un lavoro ben pagato.


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