Il governo tedesco sta riesaminando lo status giuridico della Casa Russa di Berlino, storico centro culturale controllato da Rossotrudnichestvo. A riaprire il dossier è una valutazione del ministero dell’Interno francese, secondo cui la struttura sarebbe utilizzata come copertura dai servizi d’intelligence russi. La chiusura non è stata decisa, ma Berlino ha davanti una finestra giuridica che potrebbe cambiare il futuro dell’istituto già dal 2027
Un centro culturale nel cuore di Berlino, sulla Friedrichstraße, e un dossier che da qualche settimana ha smesso di essere soltanto diplomatico. Il governo tedesco sta riesaminando le basi giuridiche che consentono alla Casa Russa della Scienza e della Cultura di continuare a operare nella capitale. Dietro la verifica c’è una questione più delicata: il sospetto che l’istituto possa essere utilizzato anche come copertura per attività riconducibili all’intelligence di Mosca.
A riportare la vicenda è Tvp World, citando il quotidiano tedesco Welt e le informazioni emerse nelle scorse settimane in Francia. L’Auswärtiges Amt, il ministero degli Esteri tedesco, ha confermato di stare effettuando una revisione “ampia e continua” delle basi giuridiche internazionali che regolano l’attività dell’istituto, alla luce anche delle iniziative russe contro organizzazioni tedesche impegnate nello scambio culturale. Nessuna decisione di chiusura è stata presa, ma il dossier è ormai apertamente sul tavolo.
Il documento francese
L’elemento nuovo arriva da Parigi. All’inizio di agosto un’inchiesta congiunta di WDR e Süddeutsche Zeitung ha dato conto di documenti delle autorità francesi relativi al caso di Xenia Fedorova, ex direttrice di Rt France, destinataria di un provvedimento di espulsione dalla Francia.
Nel documento del ministero dell’Interno francese si legge che Fedorova avrebbe recentemente aspirato alla direzione della Casa Russa di Berlino. Ma è soprattutto un altro passaggio ad aver attirato l’attenzione delle autorità tedesche: secondo Parigi, l’istituto berlinese verrebbe utilizzato “come copertura dai servizi d’intelligence russi”. La struttura avrebbe inoltre il compito di mantenere la diaspora russa vicina alle posizioni politiche di Mosca. Si tratta di una valutazione dell’amministrazione francese, non dell’accertamento giudiziario di attività di spionaggio condotte dall’interno dell’edificio.
Il governo tedesco, finora, ha mantenuto una posizione prudente. Il ministero dell’Interno ha spiegato che eventuali attività di influenza o disinformazione riconducibili alla Casa Russa sono naturalmente oggetto dell’attenzione delle autorità di sicurezza. Anche il ministero degli Esteri ha però fatto capire di non considerare scontata la natura esclusivamente culturale del personale presente nella struttura.
Da parte sua, la Casa Russa respinge le accuse. L’istituto sostiene di essere una struttura esclusivamente culturale e di operare sulla base degli accordi bilaterali in vigore tra Berlino e Mosca. Anche l’ambasciata russa ha affermato che le attività del centro si svolgono apertamente e nel rispetto della legislazione tedesca.
Da vetrina sovietica a problema di sicurezza
La presenza sulla Friedrichstraße non è recente. Il centro venne inaugurato nel 1984, quando Berlino era ancora divisa e la struttura rappresentava uno dei principali strumenti sovietici di diplomazia culturale nella Germania orientale. Oggi ospita concerti, mostre, corsi di lingua, proiezioni cinematografiche e altre iniziative culturali.
A gestirlo è Rossotrudnichestvo, l’agenzia federale russa per la cooperazione culturale internazionale, posta sotto il controllo del ministero degli Esteri di Mosca. L’Unione europea l’ha inserita nel 2022 tra le entità sottoposte a sanzioni dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina. La Casa Russa, peraltro, non gode di immunità diplomatica.
È proprio questa sovrapposizione tra diplomazia culturale, influenza politica e possibile attività d’intelligence a rendere il caso rilevante. Nel suo ultimo rapporto, il servizio segreto di Berlino, Landesamt für Verfassungsschutz, ha giudicato ancora “elevato” il livello della minaccia rappresentata dai servizi russi. Il documento non indica espressamente la Casa Russa, ma sottolinea come, dopo la riduzione della presenza di funzionari d’intelligence sotto copertura diplomatica nelle ambasciate e nei consolati, sia necessario considerare la possibilità che alcune attività vengano trasferite verso le strutture russe statali o semi-statali ancora operative in Germania.
Dopo le espulsioni di diplomatici e la progressiva riduzione degli spazi concessi alle rappresentanze russe in Europa, per i servizi di Mosca è diventato più difficile ricorrere ai tradizionali strumenti di copertura diplomatica. Per i servizi europei, di conseguenza, l’attenzione si è estesa anche a enti culturali, associazioni, strutture economiche e organizzazioni formalmente civili legate allo Stato russo.
Il nodo degli accordi con Mosca
La questione, tuttavia, non può essere risolta semplicemente chiudendo le porte dell’edificio. Le attività culturali tra Germania e Russia sono disciplinate da una serie di intese bilaterali: un accordo quadro del 1992, un’intesa del 2011 sul funzionamento degli istituti culturali e un ulteriore accordo del 2013 riguardante gli immobili utilizzati dalle due parti.
È proprio l’accordo del 2011 a offrire a Berlino una possibile via d’uscita. La Germania potrebbe denunciarlo con effetto dal giugno 2027, ma dovrebbe comunicare la propria decisione alla Russia entro il 6 dicembre 2026. La cessazione dell’accordo renderebbe di fatto impossibile proseguire le attività della Casa Russa secondo l’attuale quadro giuridico, pur lasciando l’immobile in proprietà russa.
La scelta ha però un prezzo. Gli accordi riguardano anche la presenza culturale tedesca in Russia. Berlino teme che una chiusura della Casa Russa possa provocare una risposta contro i Goethe-Institut di Mosca e San Pietroburgo, già sottoposti negli ultimi anni a forti limitazioni di personale e attività. Per il ministero degli Esteri, quei centri rappresentano uno dei pochi canali ancora disponibili per mantenere un contatto diretto con settori della società civile russa.
È qui che il dossier assume una dimensione politica più ampia. Berlino deve decidere quanto spazio possa ancora essere accordato agli strumenti tradizionali della diplomazia culturale russa quando le strutture che li gestiscono sono sottoposte a sanzioni e, contemporaneamente, le agenzie di sicurezza europee segnalano un’intensificazione delle attività di spionaggio, influenza e sabotaggio riconducibili a Mosca.
La Casa Russa, dunque, difficilmente è soltanto una controversia sulla programmazione di un istituto culturale. Il punto per Berlino è stabilire dove, nel rapporto odierno con Mosca, finisca lo scambio culturale e dove inizi un’infrastruttura di influenza che le mutate condizioni di sicurezza europee impongono di osservare con strumenti diversi. La scadenza di dicembre costringerà il governo tedesco a dare una risposta meno teorica di quanto sia stato possibile fare finora.
















