Colleferro e la Emco bulgara producono entrambe munizioni destinate a Kyiv, e un sabotaggio coordinato resta ipotesi plausibile. L’obiettivo sarebbe duplice, colpire la filiera dei 155 mm e innescare un cortocircuito politico. Intervista a Massimiliano Di Pasquale, ricercatore associato dell’Istituto Gino Germani e direttore dell’Osservatorio Ucraina
L’esplosione del 13 agosto nello stabilimento Knds Ammo Italy di Colleferro non si lascia archiviare come incidente di fabbrica. Lo stabilimento, ex Simmel Difesa, è il principale produttore italiano di munizionamento di medio e grosso calibro e figura tra gli aggiudicatari degli accordi europei sui 155 millimetri destinati anche a Kyiv. Tre giorni prima, in Bulgaria, era saltato un deposito della Emco. Per Massimiliano Di Pasquale, ricercatore associato dell’Istituto Gino Germani e direttore dell’Osservatorio Ucraina, “la probabilità di un coinvolgimento russo è reale”, ma la negazione plausibile resta la cifra distintiva delle guerre ibride di Mosca, e proprio per questo l’accertamento dei fatti impone cautela.
Quanto considera probabile il coinvolgimento russo nella vicenda di Colleferro?
La vicenda dell’esplosione di Colleferro non può essere rubricata a semplice fatto di cronaca ma va indagata in una duplice prospettiva che consideri sia lo scenario geopolitico internazionale sia il dibattito europeo e italiano sul tema del riarmo. La probabilità di un coinvolgimento russo è reale ma occorre procedere con cautela per accertare i fatti. L’accertamento dei fatti in vicende di questo tipo non è sempre facile. Talvolta il mandante agisce volontariamente in modo spregiudicato abbassando la soglia della negazione plausibile perché vuole mandare un messaggio chiaro e inequivocabile. La negazione plausibile (plausible deniability) di Mosca è la strategia politica e militare cardine delle moderne guerre ibride, utilizzata per condurre attacchi senza che sia possibile attribuirli ufficialmente al Cremlino.
Come valuta l’affermazione di Crosetto che esclude allo stato il coinvolgimento russo? È una posizione basata su evidenze o una scelta di prudenza politica?
Credo che la posizione prudente del ministro della Difesa Crosetto sia corretta. La prudenza è assolutamente necessaria quando non si hanno sufficienti elementi in mano e le indagini sono ancora in corso. Crosetto è consapevole della sfida ibrida che viene dalle autocrazie del mondo non-occidentale e da forze eversive-terroristiche tanto è vero che nel novembre 2025 presentò un non-paper sul contrasto alla guerra ibrida, evidenziando come l’Italia fosse bersaglio di una minaccia continua, principalmente russa. La gestione della comunicazione su eventi come quello di Colleferro non è facile. È un sottile gioco psicologico, una partita a scacchi, non possiamo neppure escludere che i russi possano avere interesse a far sapere che sono stati loro. Qui entriamo in un ambito cognitivo, che va oltre le classiche tecniche di controllo riflessivo storicamente usate da Mosca. L’Istituto Germani, per il quale lavoro, sono diversi anni che sostiene che il concetto e le modalità di fare guerra sono cambiate e che sia necessario rispondere adeguatamente a queste nuove sfide. Il conflitto moderno non punta più solo alla distruzione fisica, ma al controllo dei processi decisionali. Con la guerra cognitiva il nuovo campo di battaglia diventa la mente umana.
Se fosse confermato il movente del sabotaggio, quale sarebbe il risultato atteso cercato dai fautori, quello concreto di inficiare la supply chain dei 155 mm o piuttosto produrre un effetto psicologico e politico sull’opinione pubblica italiana?
Se fosse confermato il sabotaggio il risultato atteso sarebbe duplice: sia quello di inficiare la supply chain dei 155 mm – dal momento che un blocco prolungato nello stabilimento provocherebbe un danno operativo reale alla catena di approvvigionamento ucraina – sia quello di mandare un messaggio forte ed intimidatorio al mondo politico e all’opinione pubblica italiana riassumibile in estrema sintesi nel “non vale la pena sostenere l’Ucraina”.
Crede che ci sia una sorta di collegamento con l’esplosione Emco in Bulgaria del 10 agosto?
La Emco in Bulgaria e la Knds Ammo Italy producono munizioni di medio e grande calibro destinate alle forze armate ucraine per cui la possibilità di un sabotaggio coordinato nell’ambito di una guerra ibrida russa è assolutamente possibile. Italia e Bulgaria vengono percepite da Mosca, seppure per motivi diversi, come Paesi in cui la pressione sociale e politica può amplificare i risultati di certe operazioni ibride. Nello specifico queste esplosioni non servirebbero solo a distruggere i proiettili, ma a creare un corto circuito politico. A Sofia finirebbero per rafforzare la tesi del Presidente Radev secondo cui aiutare l’Ucraina trascina la Bulgaria in guerra e la destabilizza, in Italia mirano a spaventare l’opinione pubblica per spingere i partiti politici a chiedere lo stop alla produzione di munizioni per Kyiv, cosa peraltro puntualmente invocata dalle opposizioni subito dopo il caso Colleferro.
Qualora fosse confermato un ruolo di Mosca, come dovrebbero comportarsi istituzioni e stampa per evitare di fare il gioco del Cremlino?
Bisogna che la società italiana nel senso più ampio smetta di nascondere la testa sotto la sabbia fingendo che la guerra in Ucraina non la riguardi e affronti in ottica risoluta e proattiva la sfida ibrida posta all’Occidente da Russia e Cina. Per prima cosa occorre cambiare l’intelligence attuando riforme radicali come stanno facendo altri Paesi europei come Regno Unito, Francia e Germania. Chiave è anche il ruolo di scuole, università ed enti di ricerca dove il tema della sicurezza e della guerra cognitiva è pressoché assente. Quello dei media è un comparto a criticità elevata. In questi anni abbiamo visto anche giornali mainstream ad alta tiratura e siti online molto popolari rimandare narrazioni strategiche russe sulla guerra in Ucraina che distorcono e manipolano la realtà dei fatti. Solo qualche giorno fa un quotidiano italiano rilanciava le odiose tesi negazioniste sui crimini russi a Bucha.















