Le parole del segretario al Commercio Lutnick equivalgono a una riabilitazione della startup. Dopo mesi di tensioni, finalmente le due parti possono tornare a collaborare in serenità. Merito di Tom Brown, l’uomo ombra di Anthropic che ha convinto Trump a fidarsi dell’azienda
Il perdono è completo. La grazia è definitivamente arrivata per bocca del segretario al Commercio, Howard Lutnick. “Ci fidiamo di Anthropic”, ha detto in una intervista rilasciata ad Axios a margine del G20. “Hanno fatto quello che avevamo chiesto. Sono tornati dalla parte giusta”. Pace fu, quindi. Dopo mesi burrascosi e tutt’altro che facili, l’amministrazione di Donald Trump e la startup di Dario Amodei tornano a intendersi. Le parole al miele di Lutnick sembrano cancellare il recente passato, quando Anthropic si era opposta alla richiesta del Pentagono che voleva utilizzare i suoi modelli di intelligenza artificiale per qualsiasi scopo, inclusi quelli militari. Per l’azienda voleva dire contravvedere alle proprie linee rosse, per cui ha negato il consenso. Lo scontro che si è innescato è stato dei più cruenti. La Casa Bianca aveva escluso Anthropic dai contratti governativi e aveva inserito la startup nella lista delle aziende considerate un rischio per l’approvvigionamento, solitamente riservata alle società straniere. Anthropic veniva quindi equiparata a un’omologa cinese o russa, con ovvie e pesanti ripercussioni dal punto di vista del nome e dei rapporti commerciali. A fine agosto un giudice federale aveva sentenziato che la decisione andava a ledere i diritti della startup, per cui ha annullato il suo inserimento nella lista.
Ora è tutto cambiato. Quello che si è appena aperto sembra essere l’inizio di un nuovo rapporto, molto più proficuo. A garantirlo è una persona che in questi mesi ha lavorato nell’ombra ma che, grazie al suo lavoro, è stato fondamentale per il ripristino delle relazioni. Tom Brown è uno dei fondatori di Anthropic ma il suo nome non è così noto al grande pubblico, lontano dalle copertine dei giornali. Eppure era seduto al fianco di Lutnick, che gli ha permesso di prendersi la scena e presentarsi. “Non credo che ti conoscano molto bene. Anthropic, ovviamente, è famosa, ma un piccolo aneddoto aiuta”, ha affermato il segretario americano.
Brown sposa le idee sull’AI espresse da Trump. Anzitutto quella sulla necessità di sviluppare quanti più data center possibili. “Mi è piaciuto molto il suo post di inizio settimana, in cui sottolineava come siano un’enorme fonte di prosperità”, ha spiegato. Quel post – di cui abbiamo scritto qui – era stato pubblicato dal presidente americano su Truth per scuotere gli scettici, intimoriti dalle conseguenze che può comportare un data center nelle loro comunità. Per Trump, così come per Brown, non c’è niente da temere. “Generano un’enorme quantità di posti di lavoro, di entrate fiscale”, ha spiegato il giovane imprenditore contraddicendo chi sostiene che queste grandi infrastrtutture richiedano una dose notevole di energia. “In realtà, nel modo in cui li progettiamo, immettiamo più energia nella rete”.
La visione di Brown gli ha permesso di essere l’uomo giusto per convincere l’amministrazione repubblicana a scordarsi del passato e riniziare un nuovo corso con Anthropic. A trattare con i funzionari del governo c’era ovviamente Amodei, ma Brown era il suo braccio destro, specialmente per le questioni tecniche. È grazie a lui se alla fine si è riusciti a raggiungere un accordo con cui il Dipartimento del Commercio ha revocato le restrizioni imposte ai modelli di punta della startup, Mythos 5 e Fable 5. Ora la Casa Bianca e Anthropic possono finalmente provare a intendersi.







