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Merz, il grande sconfitto di una crisi più profonda. Concia legge il  voto tedesco

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Il voto tedesco fotografa l’avanzata dell’AfD e il crollo dei partiti tradizionali. Anna Paola Concia legge i risultati nei Länder e a Berlino come il segnale di un disagio profondo, che attraversa tanto la destra quanto la sinistra. Spd e Cdu devono interrogarsi sulle ragioni della perdita di consenso e cambiare rotta. Sullo sfondo, la crisi del governo Merz e una Germania alle prese con una fase di crescente instabilità politica ed economica

Adesso non ci sono più scuse. Per Merz, che parla esplicitamente di “disastro” iniziano i problemi veri. Il voto tedesco restituisce una fotografia politica sempre più difficile da ricomporre. In Meclemburgo-Pomerania Anteriore, l’AfD è il primo partito, ma la Spd della governatrice Manuela Schwesig tiene a distanza relativamente ravvicinata. In Sassonia-Anhalt, invece, l’AfD una manciata di giorni fa ha consolidato la propria forza, mentre a Berlino è stata Die Linke a imporsi, con un risultato particolarmente pesante per la Spd. A cambiare non è soltanto la geografia del consenso: è il rapporto tra gli elettori e i partiti tradizionali. La Cdu e la Spd, pilastri della politica tedesca, arretrano mentre le forze che intercettano il disagio sociale guadagnano terreno. Un fenomeno che si intreccia con la crisi economica e con le difficoltà del governo federale guidato da Friedrich Merz. Per Anna Paola Concia, ex parlamentare e profonda conoscitrice delle dinamiche politiche tedesche,  il punto non è soltanto il risultato dell’AfD, ma l’incapacità dei grandi partiti di interrogarsi sulle ragioni profonde di quel consenso. E il voto nei Länder orientali, insieme a quello di Berlino, rappresenta un segnale che la politica tedesca non può più ignorare.

Il voto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore ha visto l’AfD davanti alla Spd di Manuela Schwesig. Che cosa racconta questo risultato?

È vero che l’AfD è il primo partito, ma la Spd è alle calcagna. Un anno fa era al 19%, mentre ieri è arrivata al 35%. Il dato va letto anche guardando alla figura di Manuela Schwesig: la presidente ha personalizzato molto la sua campagna elettorale e ha fatto bene. La maggioranza dei cittadini vuole che sia lei a governare. Lei continuerà a governare e stasera inizierà le consultazioni.

Quindi non vede una bocciatura della governatrice?

No. Il risultato del Meclemburgo-Pomerania Anteriore non è semplicemente un risultato della Spd: è anche il risultato di Schwesig. Non a caso, ieri sera, in diverse interviste, è stata molto critica nei confronti del governo federale. Il messaggio degli elettori è più articolato di quanto possa sembrare guardando soltanto alla classifica dei partiti.

L’AfD, però, continua ad avanzare nell’Est. Prima la Sassonia-Anhalt, ora il Meclemburgo-Pomerania Anteriore.

È fortissima nell’Est. In Sassonia-Anhalt ha vinto, ma non ha i numeri per governare da sola. Il problema vero è che l’AfD sta diventando un partito del popolo. Questo è il dato che dovrebbe interrogare maggiormente i grandi partiti.

Perché?

Perché Spd e Cdu sono in caduta libera e stanno lasciando spazio agli estremi. E qui c’è una grande responsabilità della classe dirigente dei grandi partiti. AfD e Linke sono due sintomi diversi di un grande disagio. Propongono ricette populiste, spesso difficilmente realizzabili, ma riescono a intercettare un malessere che i grandi partiti non riescono più a rappresentare.

A Berlino, infatti, ha vinto Die Linke.

Sì, e anche questo risultato va letto con attenzione. Die Linke ha costruito una parte importante della sua campagna sulla promessa di intervenire sui grandi patrimoni immobiliari e sulla socializzazione di una parte del patrimonio abitativo. Su questo ha raccolto molto consenso. La Spd non è d’accordo, ma senza Spd e Verdi Die Linke non può governare.

Quindi vede un filo comune tra Berlino e l’Est tedesco?

Il filo comune è il disagio. Da una parte c’è chi lo intercetta con una proposta di sinistra radicale, dall’altra chi lo intercetta con una proposta di destra radicale. Sono fenomeni diversi, ma indicano entrambi che una parte dell’elettorato non si sente più rappresentata dai grandi partiti tradizionali.

In Sassonia-Anhalt la Cdu ha subito un forte arretramento. Anche a Magdeburgo la situazione è particolarmente significativa.

In Sassonia-Anhalt è successo qualcosa di molto significativo: per la prima volta nella storia la Cdu non entrerà nel governo regionale. Ma anche qui vediamo che il grande disagio non viene intercettato dai grandi partiti. È questo che dovrebbe preoccupare la politica tedesca.

Arriviamo a Friedrich Merz. Dopo il voto ha parlato di disastro. È un giudizio che condivide?

Il primo disastro è Merz. Lui ha detto che non si dimette, ma non so se arriva a Natale da cancelliere. Detto questo, il problema non è soltanto Merz. È necessario cambiare strategia. Ci sono anche candidati all’interno della Cdu, ma sostituire una persona senza cambiare impostazione non servirebbe a molto.

Che cosa rimprovera al cancelliere?

È arrogante, si è inimicato una parte della politica e dei ceti sociali e dentro il governo c’è una grande conflittualità. Non riesce a scioglierla. La Germania è già instabile e attraversa una grande crisi economica. Quello che rimprovero al governo è soprattutto di non avere compreso che serve un cambio di passo.

In che direzione?

Bisogna ripensare le proposte politiche su tutti i grandi temi: dalle pensioni al welfare. Invece questo non viene fatto. Dovrebbero riscrivere il contratto di governo e fare tesoro dei voti che sono andati all’AfD e alla Linke. Non per inseguire quelle forze, ma per capire perché una parte così consistente dei cittadini ha scelto di votarle.

Il risultato della Spd a Berlino è particolarmente pesante.

È il peggior risultato della sua storia a Berlino. E anche questo dovrebbe essere un campanello d’allarme. Non credo che si possa continuare a pensare che basti amministrare senza interrogarsi sul perché gli elettori si spostino verso altre forze.

La crisi, dunque, riguarda l’intero sistema dei partiti tradizionali?

Sì. Manca completamente l’autocritica. I grandi partiti devono tornare a essere più vicini ai cittadini. Devono capire che cosa sta succedendo nella società tedesca e perché tante persone non si riconoscono più nelle loro proposte.

Merz può ancora cambiare rotta?

Non so se saranno in grado di farlo. E questo è ciò che mi preoccupa maggiormente: la capacità di questo governo di interrogarsi davvero sulla necessità di un cambio di rotta. In Germania esiste la sfiducia costruttiva: per cambiare cancelliere bisogna proporne un altro. Quindi non basta dire che Merz deve andarsene. Occorre trovare soluzioni politiche alternative. Ma il punto fondamentale rimane un altro: non è soltanto una questione di leadership, è una questione di strategia.

Qual è, allora, la lezione che arriva da queste elezioni?

Che non basta isolare gli estremi. Bisogna capire perché crescono. Se AfD e Linke raccolgono consenso, i grandi partiti devono interrogarsi sulle ragioni di quel consenso. La politica deve tornare ad ascoltare i cittadini, ripensare le proprie proposte e recuperare una capacità di autocritica che oggi vedo molto poco.


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