Difficile dire cosa resta del discorso del 47° Presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale dell’Onu all’inizio del caldissimo autunno del 2026, affollato come non mai nel dopoguerra da conflitti in corso e crisi economiche globali. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Un mischione di espressioni, un melting pot retorico, confuso e disordinato di concetti su tutto e il contrario di tutto nei circa 35 minuti di discorso di Donald Trump all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che sono riusciti a sconcertare metà delle delegazioni e a fare arrabbiare l’altra metà.
Statisticamente soltanto poco più del 5% di quanto affermato da Trump si può considerare condivisibile: l’anniversario dei 250 anni rispecchia il cammino di democrazia e libertà degli Stati Uniti d’America; l’equiparazione del contrasto al narcotraffico alla lotta contro il terrorismo; l’Iran e il fondamentalismo islamico rappresentano una minaccia per il mondo intero; l’accordo sulla Groenlandia con la Danimarca potenzia il ruolo difensivo della Nato; quella contro i cristiani è la peggiore persecuzione ancora in corso.
Per il resto c’è soltanto l’imbarazzo della scelta delle affermazioni peggiori, a cominciare da quella senza precedenti che “non vi sono diritti umani nell’immigrazione illegale. È ironico che le Nazioni Unite abbiano l’Unesco che promuove le migrazioni di massa. Noi vogliamo rimanere una nazione sovrana”, ha affermato testualmente Trump, per poi aggiungere che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non sarà limitata. “L’uso della parola ‘artificiale’ la fa sembrare finta, mentre non lo è”, ha specificato annunciando che da ora in poi sarà definita “Superintelligenza”.
Il passaggio più duro è stato riservato a Teheran, posta davanti all’alternativa tra un accordo con Washington e l’annientamento della Repubblica islamica.
Per quanto riguarda la fallita invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il tycoon ribadisce che “la guerra deve finire e accadrà più rapidamente di quanto si pensi”, ha detto, incrinando la voce mentre affermava che ogni mese muoiono 25 mila giovani soldati dei due schieramenti.
Senza appello la condanna per Cuba il cui regime comunista – ha affermato – è sottoposto alla maggiore pressione della sua storia. “È uno Stato completamente fallito. Sta fallendo come mai prima e cadrà”.
I ricorrenti fuori giri di Trump non hanno fatto dimenticare le numerose omissioni sull’impennata dei prezzi negli Stati Uniti, a cominciare da quelli dei carburanti, la guerra scatenata contro i media, molti dei quali sono stati esclusi dalla Casa Bianca perché accusati di eccesso di critiche e tacciati di falsare una realtà che è invece sotto gli occhi di tutti.
La First Lady, visibilmente annoiata e imbronciata, ha seguito il discorso fra le fila della delegazione Usa. Melania, ringraziata da Trump per l’iniziativa che ha promosso a New York, la riunione di Fostering the Future Together, dedicata soprattutto a bambini, ha tuttavia sfidato platealmente il marito autorizzando una reporter della Cnn, una delle emittenti messe al bando dalla Casa Bianca, a seguire l’evento da lei organizzato a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sembra di sentire Oscar Wilde quando esclamava: “Ogni donna è una ribelle: di solito, in rivolta contro se stessa”.
















