Il premier britannico annuncia l’istituzione che dovrà “arginare l’ondata velenosa” della disinformazione architettata da Mosca. Durante l’incontro con Donald Trump al Palazzo di Vetro dell’Onu riesce anche a strappare l’impegno del presidente americano per una partnership di difesa per proteggere le infrastrutture critiche dei due Paesi. Ma sull’AI la distanza tra Londra e Washington resta consistente
“Arginare l’ondata velenosa”. Sarà questo il compito del Centro nazionale per la difesa dell’informazione, la nuova agenzia britannica che combatterà la disinformazione e i deep fake online. Ad annunciarla è il primo ministro Andy Burnham, pronto a scendere in campo contro la guerra ibrida. A lanciarla sono soprattutto i regimi autoritari, a cominciare dalla Russia, che tramite i suoi attacchi hacker sta mettendo sotto pressione le infrastrutture dell’Europa. Secondo il premier laburista, Mosca arriva a spendere 1,3 miliardi di sterline all’anno per le sue operazioni sottotraccia. L’obiettivo dell’agenzia è dunque di “individuare, attribuire e contrastare” queste campagne che cercano di influenzare l’opinione pubblica. Bisogna tenere “gli occhi bene aperti”, sottolinea Burnham.
Il primo ministro britannico spiega meglio il pericolo dal palco dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Stiamo parlando di una campagna insidiosa che si insinua nelle case delle persone e distorce la loro percezione del proprio paese e della propria comunità, creando una narrazione di declino, alimentando la divisione e seminando disperazione. Oltre a tutto ciò – aggiunge Burnham – abbiamo assistito ad attacchi informatici contro le nostre aziende e le nostre istituzioni. Sappiamo che l’intelligenza artificiale moltiplicherà la minaccia. Abbiamo tergiversato troppo a lungo su questo tema. Nell’ultimo decennio abbiamo concesso troppo spazio a chi vuole diffondere una narrativa negativa e deleteria sulla vita in Gran Bretagna, che non ha nulla a che vedere con la realtà. Ebbene, ora basta”. Il messaggio è chiaro: bisogna cambiare marcia.
La base di partenza si trova però fuori dagli schermi. Burnham è stato molto eloquente sul fatto che i deep fake e le informazioni false riescono a fare maggiormente breccia nella popolazione più fragile. In cui rientra chi non riesce a sostenere il costo della vita, i disoccupati, i giovani che si sentono spaesati, i poco istruiti. Combattere le disuguaglianze socio-economiche è quindi il primo passo per avere cittadini informati sui rischi, che sanno come comportarsi quando utilizzano la tecnologia.
Questo è un problema che riguarda il Regno Unito ma non solo. Ragione per cui Burnham spinge per arrivare a degli standard di sicurezza quanto più universali possibili. La promessa è, che con la presidenza britannica, il G20 collaborerà per arrivare a questo traguardo. “Lavoreremo a un accordo su una serie di principi e standard che garantiscano la trasparenza e l’accesso necessari per prepararci” alle sfide poste dall’AI “e che assicurino uno sviluppo sicuro”. Per trasmettere meglio il concetto, Burnham avanza un paragone con la crisi finanziaria che nel 2008 sconvolse il mondo. All’epoca si era riusciti a trovare un’intesa comune, poi “ciascuno ha applicato a livello nazionale” quei criteri “secondo le modalità più opportune. E ha funzionato”.
Il problema è che a pensarla in modo opposto è niente meno che il presidente degli Stati Uniti. Da quello stesso palco, Donald Trump ha ribadito che il suo Paese “respinge categoricamente qualsiasi tentativo di costruire un piano globalista per controllare l’intelligenza artificiale”. A suo dire andrebbe anche ribattezzata “superintelligenza”, perché quell’aggettivo – artificiale – potrebbe essere inteso in senso dispregiativo. Trump è netto su questo punto. Nonostante la pressione delle Big Tech, che gli chiedono di porre dei paletti per frenare lo sviluppo, il tycoon spinge sull’acceleratore per paura che la Cina possa sfruttare l’occasione per recuperare terreno. Per lui l’apocalisse dell’AI è una storia già sentita, raccontata “proprio quelle persone che dicevano che saremmo morti tutti entro 12 anni a causa del riscaldamento globale – un termine poi riadattato a cambiamento climatico perché il pianeta si stava raffreddando, non riscandalo – e invece nessuno è morto. Sono le stesse persone che ora dicono che l’AI ci ucciderà tutti, che i robot ci attaccheranno e che sarà un disastro totale”.
Perlomeno però Trump ha accettato di collaborare con Uk su una partnership di difesa volta a proteggere le infrastrutture critiche dagli attacchi ibridi. La decisione è stata presa durante l’incontro con Burnham al Palazzo di Vetro. E questo è un successo che il premier britannico può intestarsi.







