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La partita sugli asset Lukoil si allarga. A cosa mira Boehly

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Lukoil

Nuova svolta nella vendita degli asset internazionali di Lukoil: il finanziere Todd Boehly starebbe costruendo un’offerta sostenuta dagli Stati Uniti e da investitori emiratini e qatarioti. Sullo sfondo resta l’accordo già raggiunto con Carlyle, ancora in attesa del via libera di Washington

Un nuovo capitolo si aggiunge alla saga di Lukoil. Il finanziere miliardario statunitense Todd Boehly (noto per essere l’ex patrono del Chelsea) starebbe preparando un’offerta per gli asset internazionali della compagnia petrolifera russa, con il sostegno del governo degli Stati Uniti e di importanti investitori del Golfo, nel tentativo di contendere a Carlyle i beni finiti sul mercato dopo l’imposizione delle sanzioni americane contro Mosca. Secondo persone vicine al dossier, la proposta sarebbe in fase avanzata, anche se non è ancora stato raggiunto un accordo con Lukoil.

Nel consorzio figurano la Us International Development Finance Corporation (Dfc), agenzia federale statunitense che finanzia investimenti all’estero, e lo sceicco Tahnoon bin Zayed al-Nahyan, fratello del presidente degli Emirati Arabi Uniti. È coinvolta anche la famiglia qatariota Al-Khayyat, che negli ultimi anni ha sviluppato rapporti con diversi esponenti vicini all’amministrazione guidata da Donald Trump. La Dfc dovrebbe acquisire una partecipazione nell’ordine della metà dei dieci punti percentuali. International Holding Company, controllata da Tahnoon, dovrebbe guidare il consorzio insieme ad Allied Investment Partners degli Emirati. Boehly e la Dfc avrebbero invece il controllo della maggioranza del board.

La partita si intreccia con quella già avviata da Carlyle. Il fondo americano aveva raggiunto a gennaio un accordo per acquistare gli asset internazionali di Lukoil, ma l’operazione è rimasta bloccata a Washington in attesa dell’approvazione definitiva delle autorità statunitensi. L’eventuale offerta di Boehly creerebbe quindi una situazione particolare, con il governo Usa che sarebbe contemporaneamente coinvolto in una delle proposte di acquisto e nell’iter attraverso cui Washington deve autorizzare la vendita.

Il portafoglio di Lukoil, valutato circa 20 miliardi di dollari, comprende partecipazioni in giacimenti dall’Asia centrale al Messico, migliaia di stazioni di servizio e un importante patrimonio di raffinazione europeo. Tra gli asset figurano alcune delle maggiori raffinerie di Bulgaria e Romania e oltre 3 miliardi di barili di riserve provate e probabili. Parte del perimetro è già stata separata: Lukoil ha concordato la vendita delle proprie attività in Kazakhstan al governo del Paese, subordinatamente all’autorizzazione del Tesoro Usa, mentre la partecipazione nel giacimento West Qurna è stata trasferita all’Iraq.

Anche i rapporti della famiglia Al-Khayyat con l’area Trump contribuiscono a rendere particolarmente rilevante la composizione del consorzio. La famiglia possiede una partecipazione in un progetto immobiliare in Albania che coinvolge Ivanka Trump e Jared Kushner e sta valutando, insieme all’inviato speciale statunitense per la Siria Tom Barrack, un progetto per la ricostruzione della rete di oleodotti siriana. La società Ucc, controllata dagli Al-Khayyat, ha inoltre ottenuto una concessione petrolifera in Libia e sta acquisendo una quota di minoranza in un giacimento di gas venezuelano gestito da Bp.

 


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