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Sviluppo, investimenti e valore locale. Dalla Ecam Charter una nuova alleanza per l’Africa

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A New York, nella settimana dell’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel quadro dell’ottava edizione dell’Ecam Council, è stata presentata la Ecam Charter on Africa, documento che individua una nuova cornice di partenariato tra Paesi africani, Europa, Stati Uniti e Stati del Golfo. Ecco chi c’era e cosa si è detto

 

L’Italia considera l’Africa un interlocutore privilegiato e intende rafforzare una collaborazione fondata sulla crescita condivisa, sul trasferimento di competenze e sulla costruzione di valore nei Paesi del continente. È il messaggio lanciato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a New York, a margine della presentazione della Ecam Charter on Africa, documento che individua una nuova cornice di partenariato tra Paesi africani, Europa, Stati Uniti e Stati del Golfo.
“L’Italia considera l’Africa un suo interlocutore privilegiato. Siamo presenti con le nostre imprese e con i nostri militari per favorire la crescita del continente africano, lavorando insieme non con un’ottica neocoloniale, ma con un’ottica di rafforzamento dell’amicizia”, ha affermato Tajani. Un’impostazione che il titolare della Farnesina collega direttamente al Piano Mattei, indicato come il principale strumento italiano per consolidare relazioni paritarie e durature con i Paesi africani.
Secondo Tajani, il Piano Mattei rappresenta “un segnale apprezzato da tutti gli africani” incontrati nel corso delle missioni e dei colloqui degli ultimi giorni. Al centro della strategia, dunque, non soltanto la cooperazione economica o la presenza delle imprese italiane, ma una più ampia idea di partenariato che lega sviluppo, stabilità, sicurezza e relazioni politiche.
La presentazione della Charter si è svolta nella settimana dell’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel quadro dell’ottava edizione dell’Ecam Council, fondato e presieduto da Kamel Ghribi, presidente di GKSD Investment Holding e vicepresidente del Gruppo San Donato.
L’incontro ha riunito a New York presidenti, primi ministri e ministri di Paesi africani, europei e del Golfo. Per l’Italia è intervenuto Tajani; presenti anche il primo ministro albanese Edi Rama, il presidente del Kenya William Ruto, la premier della Repubblica del Congo Judith Suminwa Tuluka, il rappresentante speciale dell’Unione europea per i Paesi del Golfo Luigi Di Maio, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Ghebreyesus e Ettore Sequi, segretario generale del Ecam Council e già segretario generale della Farnesina.
Nel suo intervento, Rama ha riservato anche un passaggio all’Italia, rispondendo con ironia all’apprezzamento ricevuto per il suo abbigliamento. “Per essere un europeo vestito in abito e cravatta, solo gli italiani possono essere così eleganti”, ha detto il premier albanese. “Quindi non sono italiano, amo l’Italia, ma fortunatamente sono albanese. Grazie per aver apprezzato il mio abbigliamento”.
Una battuta che richiama la relazione politica e culturale tra Roma e Tirana, in un appuntamento dedicato proprio alla costruzione di collegamenti tra le due sponde del Mediterraneo e tra gli attori chiamati a contribuire allo sviluppo del continente africano.
La Ecam Charter on Africa parte da una premessa: l’Africa è oggi al centro delle trasformazioni economiche, tecnologiche e geopolitiche globali. Energia, infrastrutture, innovazione, catene del valore, sicurezza e stabilità rappresentano ambiti nei quali il destino del continente e quello dell’economia mondiale risultano sempre più intrecciati.
L’obiettivo dichiarato della Carta è trasformare il potenziale africano in capacità produttiva, occupazione, innovazione e sviluppo sostenibile. Per farlo, la piattaforma propone un modello nel quale gli Stati africani mantengano piena titolarità sulle priorità e sulle scelte che riguardano il proprio futuro, mentre partner internazionali, investitori e istituzioni contribuiscono con capitali, tecnologie, competenze e capacità industriale.
“Non dobbiamo più guardare all’Africa soltanto per le risorse che possiede, ma per il valore che può e deve creare”, ha spiegato Ghribi. Il punto, nella sua lettura, è superare una logica estrattiva e favorire invece la trasformazione locale delle risorse, lo sviluppo di filiere industriali, la crescita dell’occupazione qualificata e l’aumento della capacità produttiva dei Paesi africani.
La Carta individua nove principi guida. Il primo riguarda la creazione di valore locale, affinché una quota crescente della ricchezza generata dalle risorse africane resti sul continente. Seguono il ricorso a partnership pubblico-private, la progettazione di iniziative concrete e misurabili, la sostenibilità economica, sociale e ambientale, il riconoscimento della leadership africana e il rafforzamento della trasparenza.
Tra gli altri elementi centrali figurano l’innovazione, il trasferimento di competenze, l’integrazione regionale attraverso infrastrutture e filiere transfrontaliere e la costruzione di rapporti di lungo periodo fondati su fiducia, continuità e responsabilità condivisa.
Il messaggio politico ed economico della Charter è sintetizzato nella formula proposta da Ghribi: dalle risorse al valore, dal valore alla prosperità, dalla prosperità alla stabilità, dalla stabilità alla pace. In questa prospettiva, sviluppo e sicurezza non sono due capitoli distinti, ma parti di uno stesso processo.
“Lo sviluppo non può limitarsi all’esportazione delle risorse, ma deve creare la capacità di trasformarle localmente”, ha concluso il presidente di Ecam Council. Una visione che punta a fare della crescita inclusiva, della resilienza economica e della possibilità di costruire opportunità concrete per le comunità locali le premesse di una pace autentica e duratura.

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