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Vi racconto tutti i difficili incroci tra Trump, Xi e papa Leone

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La tregua tra Usa e Cina, il nodo dell’Iran, il dialogo tra le forze armate e il messaggio di papa Leone all’Occidente. I fili che legano tre partite decisive per il nuovo equilibrio internazionale nell’analisi di Francesco Sisci, direttore di Appia Institute

L’America che un anno fa doveva sbaragliare la Cina con una raffica di tariffe ha mandato il suo presidente Donald Trump all’aeroporto ad accogliere personalmente il presidente cinese Xi Jinping: un gesto che parla più di mille parole sulla conversione profonda dei rapporti tra i due Paesi.

L’America non si è inginocchiata per raddrizzare il tappeto rosso per Xi, come altre eloquenti immagini hanno mostrato, indugiando sui marines impegnati a spianare le pieghe ed evitare possibili imbarazzanti inciampi dell’ospite da Pechino. Ma di certo l’America non ha messo la Cina in un angolo.

Stavolta comunque, non ha segnato un cessate il fuoco, come era successo a Pechino a maggio, ma c’è una vera tregua. Come si andrà avanti rispetto alla tregua? Naturalmente, è tutto da vedere. Di certo la politica internazionale e i mercati potrebbero aspettarsi un periodo di relativa calma tra le due superpotenze, almeno fino al congresso del Partito comunista cinese nell’autunno prossimo e magari anche fino alle elezioni presidenziali del ‘28.

Nel summit al di là delle parate di facciata, questa volta sembrano emergere dei primi contenuti reali. Non c’è niente di specifico e preciso, ma sono aperture che appaiono importanti e che potrebbero essere riempite di contenuti nel prossimo anno o due.

Uno riguarda un consenso contro il riarmo nucleare dell’Iran e per l’apertura degli stretti di Hormuz e Bab el Mandeb. Un altro è su una possibile riduzione delle tariffe bilaterali per un valore complessivo di circa 30 miliardi. Inoltre forse c’è anche una prima intesa sulla rivalutazione del RMB.

Poi ci sono le cose veramente innovative e delicate su cui la Cina all’inizio era refrattaria. Uno è l’apertura di un dialogo sull’intelligenza artificiale, l’altra è un consenso per raggiungere un memorandum sull’apertura di un nuovo colloquio tra militari americani e cinesi.

Questo ultimo è il più importante. I cinesi per anni hanno rifiutato alcune proposte americane in questo senso perché temevano che stabilire dei codici di condotta tra le due marine e le due aviazioni nelle aree contese del Mar Cinese Meridionale e intorno a Taiwan potesse diventare un riconoscimento della presenza americana in quelle zone e una riduzione delle pretese cinesi.

Un’apertura cinese su questo tema delicatissimo, che tocca la sovranità territoriale cinese, può indicare che la Cina sia diventata consapevole della pericolosità di un incidente difficile da controllare e che anche le sue pretese territoriali debbano tenere conto di quelle di altri e delle loro necessità.

Mil-to-mil

Infatti, se ci fosse un incidente tra la Marina cinese e quella americana, bisognerebbe controllare un’escalation. Innanzitutto, l’escalation tra due potenze nucleari è di per sé pericolosissima, ma anche se si limitasse a uno scontro militare, la Cina avrebbe difficoltà a controllare la narrazione.

Se la Cina vincesse lo scontro sarebbe una vera tigre, quindi da contenere e mettere sotto assedio. Se perdesse lo scontro, sarebbe una tigre di carta e tutti i vicini potrebbero volerne un pezzo.

Cioè uno scontro militare sarebbe comunque politicamente negativo per la Cina. I militari cinesi, forti del loro potere, forse una volta si opponevano con maggiore determinazione a questo colloquio, anche per avere una leva di ricatto sul loro presidente. Forse oggi le epurazioni hanno indebolito la mano dei militari nella dialettica politica interna. Xi può prendere un controllo più pieno della situazione, e impostare il dialogo su idee politiche in senso ampio e non puramente militari e territoriali.

Inoltre, non si tratta soltanto di una questione bilaterale; coinvolge profondamente anche il resto del mondo. Il Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi è volata a Washington poche ore prima dell’arrivo di Xi e ha chiamato Trump subito dopo la partenza della delegazione cinese. Il riavvicinamento tra gli Usa e la Cina non dovrebbe tradursi in nuove distanze con gli alleati, e ciò dimostra quanto delicato dovrà essere questo nuovo equilibrio.

Circa 30 anni fa, la Cina intratteneva buoni rapporti con i suoi vicini; oggi quei rapporti sono in frantumi, e una vera riconciliazione con gli Usa sarà impossibile senza prima ricucire i rapporti con i vicini, e viceversa.

Naturalmente questi sono solo affermazioni di principio. Bisognerà vedere nei prossimi giorni e nelle prossime settimane come si concretizzeranno questi accordi. Le prime prove concrete arriveranno probabilmente con l’Iran. Se la Cina riesce ad aiutare l’America a piegare l’Iran, a riaprire gli stretti, e fare crollare il prezzo del petrolio, Trump avrà un mese per mostrare al suo elettorato di avere riportato il drammatico costo della benzina sotto controllo, e quindi sperare di incassare un dividendo elettorale alle elezioni di medio termine.

Il Papa illuminista

Nelle stesse ore in cui le diplomazie americana e cinese facevano equilibrismi sul filo della pace e della guerra, il Papa infiammava la Francia.

Papa Leone a 237 anni dalla Rivoluzione francese, ferventemente anticlericale, sembra avere riconciliato le due anime della Francia, quella figlia dell’Illuminismo, e quella della devozione militante che allora aprì la guerra della Vandea. Queste due anime separate non hanno spaccato solo la Francia, ma tutta l’Europa e il mondo occidentale.

Papa Leone sembra averle unite spiegando che la fede non è contraria alla ragione dei lumi. La spiegazione non è razionale, aristotelica, ma è emozionale, umana. L’uomo, la sua debolezza, l’eguaglianza profonda tra gli esseri umani che, come ha detto, nascono deboli e indifesi, bisognosi di cure e protezione, è il centro, senza contraddizioni tra ragione e fede. Questa riconciliazione non avrà effetti domani né dopodomani, ma potrebbe innescare sussulti profondi che arriveranno anche in America e in Cina, che oggi trattano la Pace sul filo del rasoio.

(Articolo pubblicato su Appia Institute)


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