Il Paese balcanico si trova a camminare su una sorta di sentiero segnato in rosso, dove il confine geopolitico è sempre più incrinato tra Ue, Cina e Russia. Le sanzioni americane, ad esempio, hanno spinto la Serbia a cercare un nuovo proprietario per la sua compagnia petrolifera controllata da Gazprom, di contro Belgrado ha stretto ancora maggiori relazioni con Pechino. Anche Rosatom potrebbe essere costretta a un passo indietro
Cambiare casella per restare saldo al timone del paese e provare a controbattere le proteste studentesche. Il prossimo ottobre la Serbia andrà al voto anticipato e il presidente Aleksandar Vucic vuole essere il candidato premier, per cui si è dimesso e ha affidato le funzioni presidenziali alla presidente del Parlamento Ana Brnabic. Troppo forte la moral suasion che la piazza serba ha esercitato sull’uomo che è dominus incontrastato, anche nelle dinamiche che si intrecciano da un lato con le politiche espansive dell’Ue e dall’altro con quelle pressanti dei super players esterni come Cina e Russia.
Qui Vucic
Come farà Vucic a convincere i 100mila scesi in piazza lo scorso anno che è ancora lui il giusto timone per la Serbia? Da due anni il movimento studentesco ha chiesto le elezioni anticipate, per cui la strategia di Vucic poggia sul fatto che un ulteriore ritardo delle urne non avrebbe giovato a percentuali che sono annunciate come in forte ribasso. Nel frattempo Vucic si è portato avanti con il lavoro e ha concesso la grazia a 49 persone, 23 legate a scontri durante proteste a Belgrado. Si tratta del cosiddetto “gruppo di Novi Sad”, capitanato da Mila Pajic, che è stato coinvolto negli incidenti contro gli studenti che avevano animato le proteste. “Ho agito come presidente della Repubblica”, ha dichiarato Vucic, di fatto aprendo la campagna elettorale con questa mossa. Che però potrebbe non bastare, vista la situazione complessiva nel paese.
Lo sfidante
Fino a due anni fa nessuno conosceva il professore di medicina Ilija Srdanovic: ma poi nel novembre 2024 l’incidente ferroviario in cui persero la vita 16 persone, investite dal crollo di una tettoia in cemento di una stazione ferroviaria appena ristrutturata, fu una vetrina. Venne scaraventato alla ribalta perché orgiginario di quella cittadina, Novi Sad. In 24 mesi ha costruito un movimento che si è trasformato da protesta in proposta politica. Oggi si candida contro i 14 anni di governo del Partito Progressista Serbo (SNS) di Vučić. Alcuni funzionari governativi sostengono che il movimento studentesco faccia parte di un tentativo, appoggiato dall’Occidente, di destabilizzare il Paese. Per questa ragione nelle ultime ore c’è stata la presa di distanza dell’ex presidente del Montenegro Milo Djukanovic che ha voluto erigere un muro contro le voci di una sua relazione con il capolista della Lista studentesca alle elezioni parlamentari. Più di qualcuno sussurra che la Lista studentesca sia stata creata per rovesciare Vucic. “Ho molti amici in Serbia, tra loro anche molti medici, ma il dottor Ilija Srdanovic non è uno di loro – si è difeso Djukanovic – Non ho nemmeno avuto il piacere di conoscerlo”.
La marcia verso l’Ue
In Ue ci si interroga su come il risultato elettorale potrà condizionare il percorso di adesione di Belgrado all’Unione europea. Alcuni paesi, come l’Albania, hanno già una chiara road map: altri, come Kosovo, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Turchia e appunto Serbia, accusano forti ritardi in vari capitoli, per questa ragione la Commissione europea non fornirà le tabelle di marcia sui piani ad hoc, compreso il completamento formale dei “cluster” di riforme necessarie alla prosecuzione del processo vada avanti. I temi attenzionati sono stato di diritto, libertà di stampa e indipendenza istituzionale.
Il Paese balcanico si trova a camminare su una sorta di sentiero segnato in rosso, dove il confine geopolitico è sempre più incrinato tra Ue, Cina e Russia. Le sanzioni americane, ad esempio, hanno spinto la Serbia a cercare un nuovo proprietario per la sua compagnia petrolifera NIS, controllata da Gazprom (Neft), di contro Belgrado ha stretto ancora maggiori relazioni con Pechino. Anche Rosatom potrebbe essere costretta ad un passo indietro, dal momento che vorrebbe costruire una centrale nucleare su larga scala ma ciò sarebbe in contrasto con il processo di adesione all’Ue.
















