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Dall’Ucraina al Baltico, quanto può ancora spingersi Mosca. La lettura di Alli

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“Putin cerca l’incidente, ma deve stare attento alla risposta di Polonia, Finlandia e Svezia”. Paolo Alli, già presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, analizza le tensioni sul fianco orientale, le minacce su Kaliningrad e il rischio di nuovi fronti

Dalle tensioni intorno a Kaliningrad alle accuse europee contro Mosca per le attività di sabotaggio, passando per gli incidenti che coinvolgono droni e velivoli russi, il confronto tra Russia e Nato sembra attraversare una fase di crescente pressione. Paolo Alli, che ha guidato l’Assemblea parlamentare della Nato tra il 2016 e il 2018, analizza per Formiche.net i segnali provenienti dal Cremlino e i rischi di un allargamento del confronto.

Come legge i fatti più recenti, a partire da Kaliningrad? Mosca ha detto di essere pronta a difenderla “con tutto l’arsenale a disposizione”, dopo un’esercitazione di Polonia e Lituania per l’evacuazione dei civili. Cosa vuole segnalare il Cremlino con queste parole?

Mosca cerca da tempo l’incidente, questo è chiaro. Quindi qualsiasi cosa possa assomigliare a una provocazione da parte della Nato o di qualche Paese Nato è un’occasione per Putin per ribadire che non ha paura della Nato. Del resto, non è la prima volta che accade. Sono già almeno un paio d’anni che tutti ci interroghiamo su quando Putin cercherà qualche test serio contro un Paese della Nato e, ovviamente, i candidati più appetibili sono proprio i Paesi baltici, che sono piccoli e che potrebbero benissimo essere sacrificati, tra virgolette, sul fronte Nato rispetto al rischio di una catastrofe. Questo penso soprattutto all’atteggiamento del presidente Trump, che è sempre stato sulla Nato abbastanza ondivago, anche se io personalmente ritengo che, alla prova dei fatti, anche il fronte americano si ricompatterebbe. Nel senso che, comunque, il ruolo che giocano i generali e i sistemi di sicurezza statunitensi va oltre l’atteggiamento politico, perché tiene conto di elementi oggettivi di sicurezza che magari alla politica sfuggono o che il politico finge di ignorare. Quindi io credo che vada letto in questa chiave tutto quello che sta accadendo: la continua ricerca da parte di Putin di elementi che gli servono, da un lato, a far vedere al proprio interno che lui è comunque sempre il difensore della causa russa. Dall’altro, a predisporre le cose nel caso ci fosse l’opportunità o la necessità, da parte sua, di fare un’operazione tipo quella dell’Ucraina. Ovviamente è chiaro che un’operazione come quella dell’Ucraina la potrebbe fare contro la Moldova, la potrebbe fare contro la Georgia, ma non potrebbe farla certamente contro un Paese Nato, perché Putin sa che la reazione della Nato ci sarebbe. Però io lo collocherei in questo ambito. Le minacce sull’utilizzo di tutti gli arsenali nucleari, Lavrov e Medvedev ce le hanno sulla bocca da sempre, quindi non sono una novità. Riferita alla vicenda di Kaliningrad, io la vedo così: sono accaduti dei fatti che, pur non avendo, come diceva lei, la caratteristica di fatti militari, si sono prestati al solito stravolgimento della realtà da parte russa.

L’Estonia ha attribuito ufficialmente alla Russia il sabotaggio di agosto contro Milrem Robotics. È un segnale di un cambiamento nell’approccio dei Paesi europei verso le attività ibride russe?

Sì, certo. Del resto esistono anche sempre più evidenze: i droni che viaggiano dappertutto, gli sconfinamenti dei jet russi eccetera. Quindi è ovvio che Putin cerca sempre di varcare di poco quella linea rossa per poter poi dire “no, non sono stato io” eccetera, però il gioco adesso è abbastanza chiaro e scoperto. Io penso che, prima ancora che una reazione della Nato, Putin debba temere una reazione di Paesi come la Polonia e anche Svezia e Finlandia, perché la Polonia è molto attrezzata e potrebbe anche reggere uno scontro con la Russia anche a prescindere dall’intervento della Nato, magari non nel lungo termine, ma sicuramente la Polonia si è ormai attrezzata, con una spesa anche per la difesa molto alta, che sfiora il 5% del Pil. Quindi potrebbe anche essere che la Nato mandi avanti prima uno dei suoi Paesi membri senza invocare necessariamente l’articolo 5, dovesse succedere almeno all’inizio, però è chiaro che questa è un’ipotesi tutta teorica e da dimostrare. Io credo che Putin debba anche fare un altro conto.

Quale?

Non può permettersi di aprire troppi fronti nuovi. C’è già la difficoltà sul fronte ucraino. Non dimentichiamo che la situazione in Asia centrale non è così tranquilla per lui, pensiamo al Kazakistan. È vero che ha un esercito forte, che ha armi atomiche, ma non so quanto sia in condizione di aprire nuovi fronti. Potrebbe essere invece che, di fronte a un’evidente debacle, – dovesse il fronte ucraino continuare a restare congelato e quindi continuare a consumare risorse umane e militari russe senza apprezzabili successi – l’azione diversiva la potrebbe fare sulla Moldova, sulla Georgia, piuttosto. Piccoli Paesi, che sono molto più vulnerabili e non hanno l’ombrello Nato.

Ieri è stata diffusa la notizia di un bombardiere della triade nucleare russa precipitato durante un’esercitazione. Alla luce delle difficoltà di Mosca nel mantenere le proprie capacità strategiche, quanto è realistico che possa sostenere una nuova guerra ad alta intensità, soprattutto contro un Paese Nato?

Torno su quanto detto prima. Putin non può permettersi questo rischio, a meno che decida di chiudere il fronte ucraino, che ormai gli sta dando più problemi che soddisfazioni, con qualche scusa, e rivolga il suo potenziale bellico altrove. Però mi sembra tutto un po’ complicato. Certo è che Putin non può sopravvivere politicamente senza continuare almeno a minacciare, anche per ragioni di propaganda interna. Non dimentichiamoci che le elezioni hanno decretato, dicono tutti, il risultato, però tutti sanno che sono elezioni farsa e lo sanno anche i russi. Quindi non credo che la popolarità di Putin in questo momento sia così alta, con le code ai distributori di benzina, l’inflazione alle stelle, la gente che non va a mangiare. La storia ci insegna che tutte le volte che Putin si è trovato in una situazione di questo genere, per riportare alta la sua popolarità ha fatto una grossa azione militare all’estero. È successo con la Georgia nel 2008, con il Donbass nel 2014, con la Siria nel 2017 e con l’Ucraina nel 2022. Quindi è una storia che si ripete. Il rischio che lui faccia qualche colpo di testa c’è. Farlo contro un Paese Nato, però, rischia molto. Io non sottostimerei, se fossi Putin, il fatto che Svezia e Finlandia siano entrate nella Nato, perché, a differenza magari di altri Paesi che sono lontani dalle linee di conflitto, come noi, la Spagna o la Francia, e che alimentano un po’ anche questa retorica secondo cui, in fondo, la Russia non è poi questo grande pericolo, per la Finlandia, che ha 1.200 chilometri di confine con la Russia, il pericolo è concreto. Quindi quei due Paesi, che non saranno enormi dal punto di vista della popolazione, ma che certamente sono estremamente avanzati dal punto di vista tecnologico, sono un fattore di cui Putin deve tenere molto conto.

A otto anni dalla sua esperienza come presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, qual è il cambiamento più significativo che vede nei rapporti tra Mosca e l’Alleanza?

Ricordo che quando ricoprivo quel ruolo l’atteggiamento della Russia era onestamente molto simile a quello di oggi. C’era continua minaccia. Nei consessi internazionali più volte incontrai altri esponenti russi che, in modo durissimo, si scagliarono contro di me, contro i miei colleghi per le sanzioni, per le sanzioni anche italiane, dicendo: “L’Italia non può stare contro la Russia”. Io personalmente, per come ho vissuto il rapporto con la Russia in quegli anni, non vedo questi sostanziali cambiamenti di atteggiamento da parte russa. Certo, l’escalation militare che c’era allora era limitata al Donbass e alla Crimea. Oggi stiamo parlando di fronti di guerra dove sono morte milioni di persone. Però, dal punto di vista qualitativo, non vedo questa grande differenza, onestamente. Soltanto il fatto che siamo sempre più vicini a uno scontro frontale e Putin non dà la sensazione di volerlo evitare, anzi sembra quasi volerlo andare a cercare.


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