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Il copilota che non doveva essere in cabina. Cosa è successo sul volo Dubai-Tel Aviv

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Secondo indiscrezioni israeliane, l’uomo accusato di aver tentato di far precipitare il volo Flydubai FZ1073 Dubai–Tel Aviv è di origine omanita: un profilo che, stando al ministero dei Trasporti di Gerusalemme, l’accordo aereo con gli Emirati escluderebbe dalla rotta. L’atterraggio d’emergenza a Tabuk e la cooperazione silenziosa di Riad raccontano il Medio Oriente dopo gli Accordi di Abramo

Questo articolo/resoconto si basa su un centinaio di fonti consultate sino alle 16:50 di oggi (ora italiana).

Mercoledì 30 settembre, alle 8:22 ora saudita e israeliana, il Boeing 737 MAX 8 della Flydubai partito da Dubai per Tel Aviv perde oltre 14.000 piedi in meno di trenta secondi, secondo i dati di Flightradar24. Nove minuti dopo trasmette il codice 7700, emergenza generale. Alle 8:38 passa al 7500: interferenza illecita. Alle 9:45 l’aereo atterra a Tabuk, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita. A bordo ci sono 174 passeggeri, di cui 27 bambini secondo Ynet.

I fatti. Il volo decolla alle 7:05 ora di Dubai. Il comunicato dell’aeroporto di Tabuk registra la chiamata di soccorso alle 8:44, la dichiarazione dello stato di emergenza e l’atterraggio alle 9:45. Conferma anche che comandante e copilota sono entrambi feriti e ricoverati in ospedale dove presumibilmente viene arrestato. La picchiata, quindi, precede i codici d’emergenza: in cabina la lotta era già in corso. Altre letture della discesa, come quella di Cnn (da 34.000 a 16.600 piedi in circa due minuti), descrivono fasi diverse della stessa manovra. Le foto dell’aereo in pista mostrano una sezione del timone spezzata, ma la causa non è stata accertata. La Flydubai ha comunicato soltanto che il volo ha avuto un “incidente” in rotta e che tutti i passeggeri sono salvi. Nulla ha detto sulle cause né sull’equipaggio. I passeggeri, sentiti da Channel 12, Ynet e Kan, raccontano urla dalla cabina, sangue e un pilota accoltellato con un coltellino. Tutto questo è confermato da video in rete girati dai passeggeri.

Secondo i media israeliani a immobilizzare l’aggressore e a portare a terra l’aereo sono stati un secondo equipaggio di piloti in viaggio come passeggeri e un addetto alla sicurezza sotto copertura, con l’aiuto di alcuni passeggeri israeliani. Dopo una valutazione congiunta nelle istituzioni israeliane prevale la lettura del tentato attentato. Un alto funzionario citato da N12 parla di “un 11 settembre” sventato. Il sospettato è il copilota, di origine omanita secondo Ynet e Walla, cittadino dell’Oman secondo Israel Hayom. Anche la nazionalità del comandante, ferito, resta incerta: Ynet e Calcalist lo indicano come emiratino, mentre una fonte della sicurezza citata da Maariv parla di un membro dell’equipaggio indiano.

Le stesse fonti israeliane, però, tengono aperta un’altra pista. Un alto ufficiale citato da Walla ritiene che il copilota abbia tentato di togliersi la vita insieme all’aereo, e che il movente, psichico o fondamentalista, non sia chiaro. Reuters ha confermato in modo indipendente la colluttazione in cabina, ma non la nazionalità dei piloti né la matrice terroristica. L’Oman non ha relazioni diplomatiche con Israele e non ha aderito agli Accordi di Abramo. Non è però un Paese ostile. Nel 2018 il sultano Qaboos ricevette Netanyahu a Muscat. Nel febbraio 2023 il sultanato ha aperto il proprio spazio aereo a tutti i vettori, senza nominare Israele, pur legando qualsiasi normalizzazione a progressi sulla questione palestinese.

Il problema è un altro. Secondo una fonte del ministero dei Trasporti israeliano citata dal Jerusalem Post, l’accordo che consente alla Flydubai di volare su Ben Gurion riserva la cabina di pilotaggio a titolari di passaporti di Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Israele. Il testo dell’accordo non è pubblico: la clausola è nota solo nella versione che ne dà il ministero. Le indiscrezioni israeliane aggiungono che il copilota lavorava per la compagnia da soli nove mesi (Israel Hayom) e che non era mai atterrato in Israele prima (Ynet). Channel 12 riferisce che le autorità stanno verificando come abbia ottenuto l’autorizzazione anche per capire se ci sia stata una falla nella sicurezza nazionale israeliana. Regev ha anche incaricato l’Autorità per l’aviazione civile di verificare una possibile violazione dell’accordo.

Intanto al Ben Gurion è stato disposto che i voli della compagnia atterrino in un’area separata, per controllare aerei ed equipaggi. Resta da capire se il copilota abbia una doppia cittadinanza e come sia stato assegnato alla rotta. Se emergesse un’assegnazione voluta cercata, sarebbe un indizio rilevante a favore della premeditazione, non una prova certa. L’aereo è atterrato nel regno che ancora non riconosce Israele. L’aeroporto di Tabuk ha gestito l’emergenza secondo le procedure e la polizia saudita è intervenutaha fatto scendere i piloti.

Secondo la televisione di Stato, le autorità saudite indagano sul caso come dirottamento. Non è la prima volta: nel settembre 2025 un volo Flydubai Dubai–Tel Aviv era atterrato d’emergenza a Riad per un’emergenza medica. ll volo sostitutivo della Flydubai è atterrato a Tabuk verso le 15:40 ora israeliana ed è ripartito per Israele alle 17:41, dopo circa otto ore di attesa dei passeggeri nel Regno; alcuni israeliani si erano rifiutati di salire su un aereo della compagnia. Pare che Netanyahu e Katz volessero mandare aerei di soccorso, ma secondo Ynet Riad coopera ma soltanto sul traffico civile.

La rotta Dubai–Tel Aviv è il frutto più visibile degli Accordi di Abramo del 2020. Da quando è iniziata la guerra , El Al, Israir e Arkia non volano verso gli Emirati per ragioni di sicurezza con un divieto oggi in vigore fino a fine ottobre. Flydubai ed Etihad continuano invece a collegare i due Paesi.

Cosa non sappiamo ancora. In una giornata di versioni contraddittorie, tra cui la falsa notizia poi rettificata di un secondo volo rientrato a Dubai, conviene tenere separati i livelli di analisi. In questa cornice non è possibile escludere una falla nella sicurezza nazionale israeliana.

Confermato: l’atterraggio d’emergenza, i due piloti feriti, la colluttazione in cabina, l’intervento dell’equipaggio di riserva, il decollo del volo di rientro. Riferito da fonti israeliane ma non ancora accertato: l’origine o la cittadinanza omanita del copilota, la nazionalità del comandante, la matrice terroristica e la violazione dell’accordo aereo. Non verificato: l’ascia, che secondo Ynet potrebbe essere quella d’emergenza della cabina, senza che si sappia chi l’abbia impugnata; il grido “Allahu Akbar”, riferito da un funzionario anonimo; il movente. Silenzi: le autorità emiratine si sono fermate al comunicato della compagnia, e da Muscat non è arrivata alcuna presa di posizione. Il silenzio non è una smentita, ma pesa. Nelle prossime ore contano sopratutto gli esiti delle indagini su identità, cittadinanza e assegnazione del copilota: un pazzo vocato al suicidio, un lupo solitario, o un anello di una rete terroristica.


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