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Bilancia commerciale, ora la Cina ha paura dell’Europa. La minaccia di Pechino

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Sale la tensione in vista della delicata trasferta della Commissione europea a Pechino, la prossima settimana. Il Dragone non vuol sentir parlare di guerra commerciale, consapevole di non poter fare a meno del mercato comunitario. Ma è pronto a ripagare l’Ue con la stessa moneta

In Cina ci si prepara. Al peggio. Tra una settimana il commissario europeo Maroš Šefčovič volerà a Pechino per tentare di regolare i conti con il Dragone. O meglio, capire se davvero c’è la volontà politica di riequilibrare il gigantesco deficit commerciale da 360 miliardi, tutto a svantaggio dell’Europa. La quale vende in Cina molto meno di quanto questa faccia nel Vecchio continente. A Pechino, lo hanno fatto intendere più volte, non c’è nessuna intenzione di rinunciare su due piedi a uno spazio di mercato che vale quasi mezzo miliardo di individui. Tuttavia, il Dragone non accetterà imposizioni o diktat da parte di Bruxelles.

Tradotto, nonostante una concorrenza sleale perché dopata dagli steroidi dei sussidi statali, la Cina è pronta a prendere in seria considerazione eventuali rappresaglie contro l’Europa. Tutto nero su bianco sul Global Times, l’organo di stampa del partito comunista cinese. Il Dragone è pronto a rispondere “con fermezza per salvaguardare i legittimi diritti e interessi delle industrie cinesi se l’Ue insisterà nell’introdurre restrizioni discriminatorie contro le aziende o i prodotti cinesi”. Un atto d’accusa rivolto proprio contro quegli Stati membri dell’Unione che starebbero redigendo un documento congiunto che chiede alla Commissione europea di accelerare lo sviluppo di una versione europea dello strumento statunitense detto Sezione 301 (norma americana che permette al presidente di imporre dazi o sanzioni contro le pratiche commerciali sleali di Paesi stranieri).

“Cina e Ue mantengono attualmente un dialogo nell’ambito del loro meccanismo di consultazione commerciale e di investimento ed esplorano modi per affrontare le reciproche preoccupazioni. Se l’Ue si impegna a dialogare con la Cina e allo stesso tempo intensifica la pressione su di essa, ciò minerà seriamente la fiducia reciproca, interromperà l’intero processo di consultazione e influenzerà la più ampia cooperazione economica e commerciale tra Cina ed Europa”. Se non è una minaccia, poco ci manca. “La Cina dispone di strumenti sufficienti per rispondere se l’Ue continuerà ad ampliare le restrizioni commerciali unilaterali. L’Ue dovrebbe valutare attentamente i costi di un’ulteriore escalation delle tensioni commerciali”.

L’Europa però ha intenzione di tirare dritta per la sua strada. D’altronde, per stessa ammissione di Ursula von der Leyen, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, “il deficit commerciale dell’Unione europea con la Cina si attesta attualmente a 1 miliardo di euro al giorno e ha raggiunto un punto critico. Il cosiddetto shock cinese sta già colpendo le comunità e le fabbriche europee, provocando la deindustrializzazione dei centri industriali, una situazione inaccettabile”.


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