Le foto di Pizzi ritraevano il politico importante alle prese con un piatto di pasta, il potente sorpreso con la bocca piena, la risata incontrollata, lo sguardo complice, la conversazione appartata. Il ricordo di Riccardo Pedrizzi
Le sue immagini fissavano e coglievano non solo la Roma magnona, ma anche quella elegante, quella del potere e della classe dirigente raccontata attraverso immagini che qualcuno definiva “cafonal”, ma che erano solo la rappresentazione plastica della normale vita di politici dal volto umano, affamati, narcisi, talvolta sgraziati.
Umberto Pizzi me lo ricordo così: arrivava ai miei eventi con la macchina fotografica, quasi in punta di piedi, rifiutando sempre i miei inviti a sedersi a tavola con noi anche perché sapevi benissimo che prima o poi il suo obiettivo ti avrebbe trovato. E sapevo anche che il giorno dopo, sui giornali, ci sarebbe stato da divertirsi o da arrabbiarsi.
La sua morte mi ha fatto venire in mente i tanti servizi da lui realizzati per i miei eventi, dalle conferenze stampa ai meeting e le cene dell’Ucid e di altre organizzazioni con cui collaboro. “Se è visto Pizzi? È arrivato Pizzi? Questa era la mia richiesta, perché la sua presenza era garanzia di qualità e di “notizia” per i media.
Il politico importante alle prese con un piatto di pasta, il potente sorpreso con la bocca piena, la risata incontrollata, lo sguardo complice, la conversazione appartata. Il gossip di Pizzi, del resto, non era soltanto gossip. Attraverso quelle immagini raccontava un ambiente, un’epoca, persino un certo modo italiano di esercitare e frequentare il potere. Con ironia, curiosità e quella dose di irriverenza che a Roma non dovrebbe mai mancare.
Ciao Umberto. Quella frase “ Si è visto Pizzi? È arrivato Pizzi?” me la ripeterò da solo, in mente, ad ogni occasione anche negli eventi futuri. Ai collaboratori sulle cui spalle ricadeva l’organizzazione delle manifestazioni e ai quali ripetevo con estrema pignoleria i vari adempimenti da rispettare raccomandavo: “Pizzi lo chiamo io personalmente perché è mio amico da quasi quarant’anni e deve essere invitato solo nel posto che merita”. Questo è certo.
















