A venticinque anni dalla riforma del Titolo V, il regionalismo sanitario continua a misurarsi con una questione decisiva: quanto il luogo in cui si vive incida concretamente sulla possibilità di ricevere cure appropriate e tempestive. È da questo interrogativo che ha preso le mosse, nella Sala Koch di Palazzo Madama, la presentazione del volume “La salute contesa. La metamorfosi silenziosa della tutela della salute a 25 anni dal Titolo V” di Francesco Clementi e Antonio Gaudioso, promossa su iniziativa del presidente della commissione Sanità del Senato Franco Zaffini e della senatrice Sandra Zampa, in collaborazione con Fondazione Roche. Al centro del confronto, il rapporto tra Stato e Regioni, i Livelli essenziali di assistenza, la programmazione dei servizi e la mobilità sanitaria, che da espressione della libertà di scelta può trasformarsi in indice di una disparità quando spostarsi diventa necessario anche per accedere a prestazioni ordinarie.
Per Antonio Gaudioso, professore a contratto di Management della salute alla Luiss Guido Carli, la “leale collaborazione” tra Stato e Regioni è una condizione sostanziale perché il diritto alla salute sia realmente effettivo. Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico italiano e comparato alla Sapienza Università di Roma, ha invece richiamato la necessità di misurare l’autonomia non sulle competenze rivendicate, ma sulla capacità di tradurla in “servizi, personale, tecnologie e reti assistenziali di qualità”. Un punto ripreso anche da Mariapia Garavaglia, presidente di Fondazione Roche e già ministra della Salute: “Il regionalismo sanitario si misura sulla possibilità per ogni persona di ricevere cure appropriate e tempestive, indipendentemente dal territorio in cui vive”.
Tutti i protagonisti dell’incontro.



















































