Al Mimit si sblocca la vertenza della multinazionale svedese degli elettrodomestici. Nessun licenziamento, solo uscite volontarie e un piano di riconversione industriale per la fabbrica di Cerreto D’Esi. Una desertificazione schivata per un soffio che poteva spianare altre praterie alla Cina. Ora la partita si sposta in Europa
La soluzione proposta, alla fine, è simile a quella che chiuse la vertenza Beko. Avviata nel novembre del 2014 e chiusa cinque mesi dopo. Come fatto dai concorrenti turchi due anni fa quando, dopo l’annuncio di quasi 2mila esuberi in Italia da parte della multinazionale degli elettrodomestici, fu prevista la salvaguardia di tutti i siti produttivi e nessun licenziamento, ma solo uscite volontarie e incentivate, Electrolux ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento per 1.450 persone. Presentando al contempo un piano che inciderà in ogni caso sui livelli occupazionali e porterà alla cessione della fabbrica di Cerreto d’Esi, con la re-industrializzazione totalmente da ricostruire.
Insomma, nessuno stabilimento chiuso da parte del gruppo svedese, un percorso di riconversione per Cerreto d’Esi, ritiro degli esuberi unilaterali e un piano di incentivazione da spalmare nell’arco di tre anni. E ancora, un ricorso agli ammortizzatori sociali e una nuova proposta di investimenti a sostegno della transizione industriale. Tutti elementi di novità che Electrolux stessa ha illustrato al tavolo nazionale presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, svoltosi a Palazzo Piacentini alla presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sedi degli stabilimenti del gruppo. Presenti al tavolo nazionale anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e il sottosegretario di Stato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto.
Va ricordato come la vertenza Electrolux chiama direttamente in causa la Cina, in quanto si inserisce nel più ampio impegno del governo italiano in Europa volto a rafforzare la competitività del settore degli elettrodomestici, contrastare la concorrenza sleale, soprattutto asiatica e sostenere la produzione e gli investimenti europei. Un’azione che ha registrato nelle scorse ore un’apertura concreta da parte di Bruxelles: il vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné ha infatti confermato per iscritto allo stesso Urso la disponibilità ad agire sulla base delle indicazioni contenute nel non paper promosso dall’Italia e sostenuto anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia.
“Finalmente si apre una nuova fase. Quello compiuto oggi è un passo nella giusta direzione”, ha dichiarato Urso. “Ora serve la responsabilità di tutti per migliorare e definire entro il prossimo tavolo conclusivo del 29 ottobre una soluzione condivisa, capace di assicurare una prospettiva chiara e duratura per il futuro di tutti i siti produttivi e di garantire la salvaguardia dei lavoratori”, ha aggiunto il responsabile del Mimit.
Mentre per il ministro Ciriani “grazie al lavoro del governo come prima cosa l’azienda ha ritirato il piano che prevedeva più di 1.700 licenziamenti e in prospettiva un rischio altissimo di delocalizzazione o ancora peggio di vendita degli stabilimenti, compreso quello di Porcia. Questo per noi era inaccettabile perché configurava un disastro sociale. Il nuovo piano, che per il momento accogliamo con favore, invece si incentra su uscite volontarie e incentivate da realizzare in tre anni”. E adesso? Il prossimo incontro al Mimit, previsto per il 29 ottobre, rappresenterà un passaggio decisivo del confronto, anche alla luce della prevista definizione della riorganizzazione globale del gruppo, attesa nella prima parte di novembre.
















