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Il “Patto” Gentiloni. L’idea di Bettini per blindare il campo largo

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Il profilo dell’ex presidente del Consiglio e commissario europeo si candida a rappresentare una possibile sintesi per il ruolo di federatore: un nome che, per il suo percorso politico, la spiccata esperienza istituzionale e il profilo marcatamente moderato, finirebbe per non dispiacere a nessuno dei vertici della coalizione

Il cantiere del campo largo fatica a trovare la quadra. Non si arriva a una svolta sulle primarie e, soprattutto, non si riesce a individuare quel federatore capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione. Di fronte a questo stallo, chi lavora alacremente per trovare un punto di svolta è il solito Goffredo Bettini. Storico dirigente dem, influente consigliere di Giuseppe Conte e grande sponsor di Alessandro Onorato, Bettini è notoriamente un abilissimo tessitore di relazioni e, adesso, starebbe esplorando nuove strade per provare a sbloccare la situazione.

Il problema di fondo è che la prospettiva di un confronto aperto tra le parti rischia di trasformarsi in un redde rationem senza esclusione di colpi. Se si arrivasse allo scontro frontale, vale a dire alle primarie, il rischio sarebbe quello di lasciare sul campo almeno una parte del bottino elettorale. Da un lato, i riformisti del Partito democratico farebbero enorme fatica a digerire la leadership e l’impostazione programmatica del Movimento di Giuseppe Conte; dall’altro, la componente pentastellata più dura e radicale potrebbe rifiutare di sottostare alle priorità e alle posizioni del Nazareno, non volendo in alcun modo riconoscersi in un’eventuale leadership di Elly Schlein.

In entrambi gli scenari, il campo largo rischierebbe di uscire indebolito a causa dell’emorragia di consensi dalla parte sconfitta, con una coalizione incapace di presentarsi compatta all’appuntamento elettorale. Per scongiurare la dispersione dei voti, la mediazione dovrebbe dunque scattare prima, aggirando del tutto l’ostacolo delle urne.

In quest’ottica, il nome a cui avrebbe pensato Bettini sarebbe quello di Paolo Gentiloni. Il profilo dell’ex presidente del Consiglio e commissario europeo si candida a rappresentare una possibile sintesi per il ruolo di federatore: un nome che, per il suo percorso politico, la spiccata esperienza istituzionale e il profilo marcatamente moderato, finirebbe per non dispiacere a nessuno dei vertici della coalizione.

Puntare su Gentiloni significherebbe dare all’alleanza un profilo in grado di rassicurare l’Europa, i mercati e i ceti moderati, evitando al contempo l’impressione di una coalizione eccessivamente sbilanciata a sinistra o paralizzata dai veti incrociati.

A fare da solido presidio e custode di questa complessa operazione ci sarebbe lo stesso Goffredo Bettini. La sua presenza potrebbe rivelarsi decisiva per sbloccare questa fase di profonda impasse: essendo, tra l’altro, punto di riferimento politico di Giuseppe Conte, Bettini metterebbe sul tavolo il proprio peso specifico per offrire all’ex presidente del Consiglio le rassicurazioni necessarie ad accettare la sintesi, scongiurando il timore che i Cinque Stelle debbano semplicemente subire l’impostazione del Nazareno.

Proprio in questa chiave si potrebbero leggere le ultime dichiarazioni di Giuseppe Conte, che avrebbe registrato un’apertura, seppur cauta, all’ipotesi di un federatore. Un segnale che lascia intravedere il possibile lavoro di mediazione sotterraneo portato avanti da Bettini, impegnato a tessere la tela per rassicurare l’ex premier sulla carta Gentiloni e disinnescare i timori del Movimento.

Una soluzione politica di spessore, con un garante d’eccezione, insomma, capace di mettere d’accordo i leader e impedire che le segreterie continuino a guardarsi in cagnesco, paralizzate dal timore di compiere il passo falso decisivo.

La scommessa, in fondo, è tutta qui: trasformare una potenziale resa dei conti interna in un’occasione di ricomposizione e, soprattutto, di rilancio per l’intero centrosinistra.


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