Il ministro per le Imprese ha iniziato il suo viaggio nel Golfo partendo da uno dei Paesi potenzialmente più strategici per l’Italia. Dagli investimenti insieme ad Eni al ruolo nella bioraffineria di Priolo. Senza dimenticare tecnologia, farmaceutica e Intelligenza Artificiale. Prossima tappa, Abu Dhabi
Una trasferta importante specialmente in tempi di gas e petrolio centellinati. Energia, sicurezza degli approvvigionamenti e capitali sovrani. C’è tutto questo nella prima tappa del tour del ministro delle Imprese, Adolfo Urso nei Paesi del Golfo, iniziato dal Kuwait. Nella cui capitale il ministro ha incontrato il primo ministro Sheikh Ahmad Abdullah Al Ahmad Al Sabah, il ministro del Petrolio Tareq Suleiman Al Roumi e il direttore generale dell’Autorità kuwaitiana per la promozione degli investimenti diretti (Kdipa), Sheikh Meshaal Jaber Al Ahmad Al Sabah, prima di avviare una serie di colloqui con i vertici della finanza e degli investimenti del Paese.
Il punto di partenza non poteva che essere il price cap applicato dalla Kuwait Petroleum International (Q8) in Italia, in risposta all’appello del governo italiano. Una decisione, in scia a quella di Eni, di cui lo stesso responsabile del Mimit si è detto grato. Nel dettaglio del viaggio di Urso, l’interlocutore politico principale, Ahmad Abdullah Al Ahmad Al Sabah, guida il governo kuwaitiano dall’aprile 2024 ed è una figura con una lunga esperienza proprio nei settori finanziario ed energetico. Ma, soprattutto, siede nel consiglio della Kuwait Investment Authority (Kia), la quale oggi rappresenta uno dei passaggi più rilevanti della missione.
Come hanno spiegato da Via Veneto Urso ha incontrato i vertici del fondo sovrano per discutere nuove ipotesi di investimento in Italia, partendo dalla presenza kuwaitiana nella raffineria di Milazzo, partecipata in quote paritetiche da Q8 ed Eni, e dal progetto congiunto per la nuova bioraffineria di Priolo. Quest’ultima avrà una capacità prevista di 500 mila tonnellate l’anno e potrà produrre diesel rinnovabile e carburante sostenibile per l’aviazione. Le stime esterne più recenti collocano il patrimonio del fondo Kia sopra i mille miliardi di dollari, facendone uno dei cinque maggiori fondi sovrani al mondo. È anche il più antico: le sue origini risalgono al Kuwait Investment Board creato nel 1953 per investire all’estero le eccedenze delle entrate petrolifere.
“Dobbiamo aprire una nuova fase con il Kuwait passando da partner commerciali a partner strategici, sul piano tecnologico e industriale, anche al fine di garantire una maggiore resilienza economica. Dobbiamo consolidare la partnership energetica e sviluppare quella nelle materie prime critiche, nelle tecnologie green e digitali, nell’IA e nella robotica avanzata, nell’aerospazio, e in questo le potenzialità dei fondi sovrani e privati del Kuwait possono svolgere un ruolo decisivo per il Sistema Italia”, ha spiegato Urso a margine dell’incontro. “Anche per questo abbiamo sollecitato la Commissione a definire l’accordo di libero scambio con il Consiglio di cooperazione del Golfo: questo è il momento di agire, per dare un segnale chiaro a chi guarda a noi e all’Europa”.
Dopo la Kia, il programma del Mimit prevede un confronto con il board della Union of Investment Companies, l’associazione che riunisce alcune delle principali società kuwaitiane di investimento e servizi finanziari, tra cui Kuwait Financial Centre, Kamco Invest, National Investments Company, KFH Capital e NBK Wealth. Il settore delle società di investimento autorizzate dall’autorità dei mercati kuwaitiana gestisce, secondo i dati pubblicati dalla stessa associazione, circa 20 miliardi di dinari kuwaitiani (circa 54 miliardi di dollari) di attività. Urso in tal senso punta a presentare opportunità italiane nell’energia, nelle materie prime critiche, nell’Intelligenza Artificiale e nei data center, nella farmaceutica, nella robotica, nell’aerospazio e nella manifattura.
















