Il rinvio al 2027 della Future Investment Initiative conferma l’impatto degli attacchi yemeniti sulla strategia economica saudita. Mentre Londra annuncia l’invio di caccia e l’Italia mantiene i propri Eurofighter nel Regno, la protezione delle infrastrutture diventa una questione sempre più centrale
L’Arabia Saudita ha deciso di rinviare al 2027 la Future Investment Initiative (FII), il grande appuntamento internazionale dedicato agli investimenti che avrebbe dovuto svolgersi a Riad dal 26 al 29 ottobre. La decisione arriva dopo settimane di attacchi missilistici e con droni degli Houthi contro infrastrutture saudite, tra cui l’aeroporto internazionale King Khalid della capitale. La cosiddetta “Davos nel deserto”, uno degli strumenti di promozione economica del principe ereditario Mohammed bin Salman, diventa così una delle vittime più visibili dell’instabilità regionale.
Gli organizzatori hanno motivato il rinvio con la volontà di garantire la qualità e la portata della decima edizione, senza attribuire esplicitamente la decisione alla situazione militare. Il contesto appare tuttavia determinante. Secondo Reuters, le preoccupazioni sulla sicurezza avevano già indotto alcuni grandi gruppi finanziari a riconsiderare la partecipazione dei propri dirigenti. Il rinvio rappresenta un passaggio significativo per un evento concepito per attirare capitali internazionali e sostenere la trasformazione economica del Regno.
Una vulnerabilità già emersa
Il problema era stato anticipato da Formiche.net il 14 ottobre, quando Riad stava valutando la possibilità di trasformare la FII in un evento ibrido. Già allora gli attacchi contro l’aeroporto saudita avevano mostrato come la pressione militare degli Houthi potesse incidere direttamente sulle ambizioni economiche di Vision 2030.
La cancellazione dell’appuntamento per quest’anno rende questa vulnerabilità ancora più evidente. L’Arabia Saudita ha investito enormi risorse per presentarsi come piattaforma internazionale per finanza, tecnologia, turismo e grandi eventi. La capacità degli Houthi di colpire infrastrutture strategiche introduce un elemento di incertezza che può condizionare la mobilità dei dirigenti, l’organizzazione degli appuntamenti internazionali e la percezione del rischio da parte degli investitori.
Il problema riguarda anche l’asimmetria del confronto. Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, possono imporre costi economici e reputazionali a un Paese dotato di risorse militari e finanziarie largamente superiori. Come emerso dalle recenti informazioni sulle loro capacità tecnologiche, l’accesso a componenti industriali e strumenti digitali avanzati potrebbe inoltre contribuire a rendere più sofisticata una minaccia già operativa.
La dimensione europea della sicurezza saudita
La crescente pressione sul Regno sta coinvolgendo anche i partner europei. Il Regno Unito ha annunciato il dispiegamento di velivoli da combattimento per contribuire alla difesa dell’Arabia Saudita dagli attacchi Houthi, secondo quanto riportato dalla Bbc. Una decisione che conferma la rilevanza della sicurezza saudita per gli interessi strategici occidentali nel Golfo.
Anche l’Italia dispone di Eurofighter schierati in Arabia Saudita, trasferiti dalla base kuwaitiana di Ali Al Salem a quella di Taif. Il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, ha chiarito al Corriere della Sera che il ridispiegamento non costituisce una nuova missione militare, ma una modifica della dislocazione degli assetti nell’ambito di un’operazione già autorizzata dal Parlamento.
La scelta di Taif rispondeva a valutazioni di sicurezza e operative, dopo i bombardamenti subiti dalla base in Kuwait. Tuttavia, durante gli attacchi Houthi di settembre, anche un Eurofighter italiano è stato danneggiato da un drone. Portolano ha precisato che gli assetti italiani non erano obiettivi diretti delle azioni ostili, ricordando comunque che “nelle operazioni militari la garanzia del rischio zero non esiste”.
La presenza europea riflette dunque un contesto di sicurezza sempre più complesso, nel quale la protezione del personale e la continuità delle attività militari richiedono continui adattamenti.
Per Riad, il rinvio della FII è soprattutto un segnale politico ed economico. Vision 2030 conserva risorse e prospettive considerevoli, ma la sua realizzazione dipende anche dalla capacità del Regno di offrire un ambiente stabile agli investitori internazionali. Gli Houthi hanno dimostrato di poter interferire con questa ambizione, trasformando la vulnerabilità delle infrastrutture saudite in uno strumento di pressione ben oltre il campo di battaglia yemenita.
















