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Dalle reti russe ai sospetti su Iran e Algeria. Cosa (non) svela Ft sulle proteste in Europa

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L’Unione Europea indaga su possibili interferenze straniere nelle proteste violente in Francia e altri Paesi europei. Si esaminano reti di disinformazione filorusse, di Iran e Algeria, per la diffusione di contenuti violenti e narrazioni polarizzanti, soprattutto online. Sebbene non ci siano prove di provocazioni organizzate dall’estero, le operazioni sembrano sfruttare tensioni sociali esistenti

L’Unione europea sta indagando sulle possibili interferenze straniere nelle proteste violente che hanno attraversato negli ultimi giorni Francia e altri Paesi europei, tra cui Italia e Belgio. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, funzionari della sicurezza e autorità di regolamentazione stanno esaminando il ruolo di reti di disinformazione filorusse, insieme a possibili operazioni riconducibili a Iran e Algeria, nella diffusione di contenuti violenti e narrazioni polarizzanti.

Le verifiche riguardano soprattutto l’amplificazione digitale delle proteste, ma alcuni governi hanno chiesto ai servizi di intelligence di accertare anche l’eventuale coinvolgimento diretto di agenti stranieri negli episodi di violenza. Al momento, precisano le fonti europee interpellate dal quotidiano britannico, non esistono prove concrete di provocazioni organizzate dall’estero.

È una dinamica che Formiche.net aveva già analizzato in un articolo di Emanuele Rossi, ricostruendo come le tensioni sociali europee possano essere sfruttate da attori ostili attraverso strumenti di guerra ibrida, campagne informative e operazioni di influenza. Le nuove rivelazioni del Financial Times aggiungono a questa lettura gli elementi raccolti dalle autorità europee.

David Colon, ricercatore di Sciences Po specializzato in disinformazione, spiega che influencer filo-Cremlino collegati alla campagna russa “Storm-1516” hanno amplificato le proteste francesi diffondendo narrazioni false. Colon ha indicato anche “Matryoshka”, un’altra rete di influenza russa già attiva in operazioni di manipolazione informativa.

Ci sono diversi account già individuati per aver diffuso filmati violenti falsamente attribuiti alle manifestazioni francesi. Un video pubblicato su X da un profilo con appena cinquemila follower ha raggiunto quasi sei milioni di visualizzazioni, mostrando manifestanti intenti a lanciare fuochi d’artificio. Le immagini risalivano in realtà alle proteste del 2024 a Tbilisi, in Georgia. Colon ha tuttavia precisato che gli influencer filorussi non hanno originato le manifestazioni né risultano averne condizionato direttamente lo svolgimento. Le operazioni osservate sembrano soprattutto orientate a sfruttare e amplificare eventi già in corso.

L’attenzione si estende anche a Iran e Algeria. Sono stati segnalati indizi di possibili operazioni di influenza riconducibili ai due Paesi Le autorità europee stanno cercando di comprendere se l’attività online possa accompagnarsi a provocazioni fisiche. Il precedente richiamato dal Financial Times risale al 2023, quando persone sospettate di agire per conto della Russia disegnarono stelle di David sui muri di Parigi. Secondo l’organismo francese Viginum, l’operazione mirava ad alimentare divisioni nella società.

Il problema riguarda la possibile convergenza tra tensioni autentiche, operazioni clandestine e amplificazione algoritmica. Distinguere queste componenti non è sempre semplice, soprattutto quando le attività di influenza utilizzano intermediari e reti difficilmente attribuibili. Bruxelles ha intanto avviato confronti con le autorità francesi e con i regolatori nazionali per valutare la collaborazione delle piattaforme, tra cui X e TikTok. La Commissione vuole impedire che gli algoritmi contribuiscano ad amplificare contenuti violenti o campagne coordinate. Un intervento europeo diretto resta possibile qualora il rischio diventasse sistemico.

La questione riguarda da vicino anche l’Italia, dove il ministro della Difesa Guido Crosetto ha denunciato una “guerra ibrida” condotta contro i Paesi occidentali attraverso social media e piattaforme digitali. Le fonti dell’intelligence europea invitano comunque a non sovrastimare il ruolo degli attori stranieri. Le proteste nascono da tensioni politiche e sociali reali, che possono essere successivamente sfruttate da potenze esterne.

È proprio questo il nodo strategico: le operazioni di influenza non devono necessariamente creare il disordine per trasformarlo in uno strumento di pressione. Possono inserirsi nelle fratture esistenti, amplificarle e renderne più difficile la gestione, sfruttando anche l’incertezza sull’attribuzione delle responsabilità. Una vulnerabilità delle democrazie europee che le indagini in corso stanno riportando al centro dell’attenzione.


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