L’agenzia di rating ha confermato il rating sovrano Aa3, mantenendo però l’outlook negativo, in una fase in cui la pressione dei mercati sui titoli di Stato frances resta elevata. La decisione offre un sollievo al governo, ma non cancella i dubbi sulla traiettoria dei conti pubblici e sulla capacità politica di approvare una manovra in grado di ridurre il deficit
E pensare che il mercato era già pronto. Ma no, non è ancora l’ora del panico a Parigi. La Francia in piena tempesta finanziaria, sufficientemente contagiosa e con le città trasformate in campo di battaglia, evita per ora un nuovo downgrade, ma resta sotto stretta osservazione. Moody’s, infatti, ha confermato il rating sovrano Aa3, mantenendo però l’outlook negativo, in una fase in cui la pressione dei mercati sui titoli di Stato francesi, lo scorso giovedì lo spread tra gli Oat francesi e i bund tedeschi si è portato a 170 punti base, resta elevata. La decisione offre un sollievo al governo, ma non cancella i dubbi sulla traiettoria dei conti pubblici e sulla capacità politica di approvare una manovra in grado di ridurre il deficit.
Moody’s, più nel dettaglio, ha concluso la propria revisione periodica lasciando invariato il giudizio sulla Francia ad Aa3, livello che mantiene da ottobre 2025 un outlook negativo. Il mancato downgrade evita per il momento un allineamento con S&P e Fitch, che avevano già ridotto il proprio giudizio sul credito francese. Il ministero delle Finanze francese ha accolto positivamente la decisione, sostenendo che la conferma del rating rifletta la credibilità della legge di bilancio 2027 presentata dal governo. Moody’s, tuttavia, ha chiarito che il giudizio attuale presuppone l’approvazione di una manovra capace di ridurre il deficit e un progressivo allentamento sia dei costi di finanziamento sia delle tensioni sociali. E lo stesso primo ministro, Sebastien Lecornu, chiamato a una manovra lacrime e sangue per salvare i conti, ha subito espresso soddisfazione sulla piattaforma X per una decisione che “smentisce le previsioni di declino” di “coloro che speculano sul debito francese”.
Il punto centrale è però proprio l’outlook negativo. Moody’s considera infatti ancora elevata l’incertezza sulla capacità della Francia di superare la frammentazione parlamentare e riportare i conti su un percorso più sostenibile. Il governo punta a ridurre il deficit al 5% del Pil nel 2027, dal 5,4% previsto per quest’anno, ma il percorso parlamentare si è già complicato. Anche la Commissione europea continua a indicare una traiettoria difficile: nelle previsioni di primavera vede il deficit francese al 5,1% del Pil nel 2026 e al 5,7% nel 2027 a politiche invariate, con il debito pubblico destinato a salire dal 115,6% del Pil del 2025 al 120,2% nel 2027.
Tuttavia, come ha fatto notare l’economista della Bocconi, Daniel Gros, da queste colonne, “la Francia non è la Grecia. E comunque, l’economia di Parigi non è poi messa così male. Anzi, le dico di più, cresce più di quella tedesca, se in Europa c’è una grande malata, quella è la Germania. La Francia, ed è questo il problema più della crescita, ha un sistema politico paralizzata ed è per questo che i conti pubblici sono sfuggiti di mano. Parigi viene da quindici anni di politiche keynesiane, l’austerità l’avrebbe dovuta fare quando le cose andavano meglio di adesso”.
















